E così, tra una bandiera stropicciata e un comunicato dal profumo di déjà-vu, Sinistra Italiana apre il suo circolo a Santa Marinella ed elegge segretaria Maura Chegia. Un evento che più che politico sembra coreografico: il classico taglio del nastro fatto con le forbici prese in prestito da mezzo arco costituzionale.
La nuova segretaria arriva con un curriculum che non si legge, si attraversa. Eletta nel 2018 nelle fila del PD, nel 2023 candidata nel partito di Minghella – sì, proprio quello che insieme a Fazzone ha aperto la sede cittadina di Forza Italia – oggi approda a Sinistra Italiana come se fosse la tappa naturale di un pellegrinaggio ideologico. Santiago di Compostela, ma con le sezioni di partito al posto delle conchiglie.
Nel mezzo, come ogni biografia che si rispetti, non sono mancati momenti di brillante coerenza. Indimenticabile la sua caustica sintesi sul referendum consultivo sui beni comuni, liquidato con la memorabile frase: “Rifondazione Comunista – Sinistra Europea” (quattro parole, proprio come gli iscritti).
Una battuta così affilata che ancora oggi qualcuno sta cercando di capire se fosse satira, cinismo o semplice allenamento per il ruolo che sarebbe venuto dopo.
E poi i social. Ah, i social. La bacheca di Maura Chegia è stata negli anni un raffinato album di viaggio istituzionale: selfie assortiti, sorrisi istituzionali, e l’immancabile foto con il ministro Lollobrigida, quello dell’“uber ferroviario”, per gli amanti delle metafore involontarie. Perché l’ideologia passa, ma il selfie resta. E soprattutto fa engagement.
Ora, da segretaria di Sinistra Italiana, Chegia annuncia che valuterà le alleanze con le forze civiche attraverso un cribro a maglie strette. L’immagine è potente: un setaccio severissimo, maneggiato da chi negli anni ha filtrato idee, partiti e simboli con la leggerezza di un frullatore acceso. Maglie strettissime, certo, purché elastiche al punto giusto quando serve.
Viene spontaneo un proverbio, riveduto e corretto per l’occasione: prete spretato, diavolo scatenato.
O, in versione politicamente aggiornata: militante riciclata, ideologia in libertà vigilata.
Perché il punto non è il diritto di cambiare idea – sacrosanto – ma la pretesa di presentare ogni trasloco come un approdo definitivo, ogni giravolta come una rivelazione, ogni contraddizione come “percorso”. Alla fine, più che una linea politica, sembra una rotatoria, dove tutti entrano convinti di sapere dove andare e ne escono fingendo che fosse quello il piano.
Le conclusioni? Santa Marinella oggi assiste a una scena che somiglia molto a un camaleonte su una scacchiera: cambia colore a seconda della casella, ma pretende di essere l’unico a conoscere le regole del gioco. Peccato che, a forza di mimetizzarsi, prima o poi ci si dimentichi perfino di che colore si era partiti. E allora non resta che il gesto più antico della politica italiana: specchiarsi, sorridere… e scattare un altro selfie.
Braccio da Montone
