Ora basta: i pendolari della Fl5 hanno perso la pazienza e così hanno preso carta e penna scrivendo a Trenitalia per denunciare quanto avviene quotidianamente sui treni che partono o passano da Civitavecchia quando ci sono di mezzo i croceristi. Pagare mensilmente per un servizio insoddisfacente crea frustrazione oltre a peggiorare la qualità della vita.
Nella missiva che è stata mandata all’azienda ferroviaria, corredata di un book fotografico molto dettagliato, una viaggiatrice racconta le sue peripezie giornaliere che sono poi le stesse di altre migliaia di persone allo scopo di far prendere qualche provvedimento.
«Con la presente intendo sporgere formale reclamo in merito alle insostenibili e pericolose condizioni di viaggio che noi passeggeri siamo costretti a subire quotidianamente sulla linea ferroviaria FL5 Civitavecchia – Roma. Sottolineo preliminarmente di essere un’abbonata pendolare per motivi di lavoro. Pago regolarmente un abbonamento mensile per poter usufruire di un servizio che dovrebbe garantirmi il diritto fondamentale a un trasporto dignitoso, puntuale e, soprattutto, sicuro. Purtroppo, la realtà quotidiana descrive una situazione ben diversa».
E la cruda realtà viene spiattellata nella lettera: «A testimonianza di quanto affermato, allego nella lettera alcune immagini, scattate a bordo dei treni. Come è chiaramente visibile, i corridoi di accesso e i vestiboli in prossimità delle porte di ingresso/uscita dei convogli risultano totalmente ostruiti da una quantità impressionante di bagagli di grandi dimensioni, accumulati in modo disordinato e precario. Tale situazione, causata dall’enorme afflusso di turisti e crocieristi diretti o provenienti dal porto di Civitavecchia, non è più un evento eccezionale, bensì una costante quotidiana che genera gravissimi problemi».
Nella questione, già trattata qualche giorno fa, si è evidenziato come la quantità gigantesca di bagagli crea disagio perché riduce drasticamente lo spazio di saluta e spesso impedisce anche di sedersi. Ma la questione rientra anche nel problema della sicurezza, se le valigie vengono piazzate davanti alle porte di ingresso e uscita dei convogli.
Ed eccoli elencati i punti principali: «In primis, c’è un grave rischio per la sicurezza e l’incolumità pubblica. L’ostruzione totale delle porte di accesso e delle vie di fuga infatti, rende materialmente impossibile una rapida evacuazione del convoglio in caso di emergenza. In aggiunta, i bagagli impilati instabilmente rischiano di cadere addosso ai passeggeri in caso di frenate brusche. Secondariamente, si crea l’impossibilità di movimento e sovraffollamento e per noi pendolari che viaggiamo nelle ore di punta, diventa un’impresa persino salire o scendere dal treno nelle stazioni intermedie, costretti a scavalcare vere e proprie barriere di valigie tra l’indifferenza generale. Infine, la mancanza di controlli e interventi. Purtroppo si denota una totale assenza di personale di bordo, deputato a far rispettare il regolamento di trasporto in materia di ingombro dei bagagli e a garantire la sicurezza dei passaggi interni». In una delle foto si nota come l’usanza (sgradevole) di poggiare i piedi sul sedile di fronte sia prassi alla quale neanche si fa più caso.
«I pendolari sostengono economicamente il trasporto regionale 12 mesi l’anno e non possono essere penalizzati o ritrovarsi a rischio incolumità per via di una gestione del flusso turistico del tutto inadeguata, che non tiene conto della capienza reale dei convogli e della necessità di spazi idonei allo stivaggio dei bagagli. Pertanto, chiedo che si intervenga con urgenza per incrementare la composizione dei treni e la frequenza delle corse nelle fasce orarie critiche; disporre controlli rigorosi a bordo da parte del personale per garantire che le vie di fuga e le porte rimangano costantemente libere e infine trovare soluzioni strutturali idonee a separare i flussi di pendolari dai flussi turistici con grandi bagagli».
Alessio Vallerga
