Come cambiano le regole del lavoro. Di nuovo. • Terzo Binario News

Come cambiano le regole del lavoro. Di nuovo.

Set 18, 2014 | Blog, Silvia Fabbi

Silvia Fabbi

Silvia Fabbi

Noi, la generazione 1000€ (magari). In Grecia si parla addirittura di generazione 300 euro. A leggere i giornali europei, quello che sembra essere sulla bocca di tutti è la disoccupazione giovanile dovuta all’alto costo del lavoro e alla troppa/poca specializzazione.

Polemiche a parte, che non sarebbero poche, quello che si sta per affrontare in Italia da Renzi e il suo entourage è la tanto agognata, ennesima riforma del lavoro, la scommessa di ogni Governo.

La differenza, però, che questa volta sembra contraddistinguere la riforma, è l’ostinazione nell’abolizione dell’articolo 18, ossia quell’articolo che tutela il lavoratore dal licenziamento senza giusta causa. L’articolo sembrerebbe venir sostituito da un “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio”. Teorizzato nel 2003 dagli economisti Boeri e Garibaldi, modificato e riletto per largo e lungo, il contratto dà la possibilità al datore di lavoro di interrompere il rapporto in qualunque momento e senza motivazione nei primi tre anni. Un rapporto di lavoro come un matrimonio.

Altro nodo cruciale della riforma ruota attorno all’apprendistato. Questa forma contrattuale, da sempre riservata ai lavoratori sotto i 30 anni, verrebbe estesa a tutti per agevolare un reintegro delle donne dopo il periodo di maternità e il reintegro di lavoratori più anziani. E non prevede riduzioni dei contributi previdenziali.

Il lavoratore potrà dire addio ai controlli a distanza vietati dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori con impianti audiovisivi o altre apparecchiature. Una tutela della dignità dei lavoratori.

Addio anche alle mansioni. L’articolo 13 dello Statuto dei lavoratori, che prevede che il lavoratore “deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto”. Con questa novità, sembrerebbe che il Governo voglia andare verso un utilizzo più flessibile dei compiti, agevolando le riconversioni aziendali.

Addio a INPS, INAIL e tutte le altre agenzie. Snellire e riordinare verso la creazione di un’unica Agenzia per le ispezioni del lavoro.

Forse, ancora non è dato di discussione, l’introduzione anche in via sperimentale di un salario minimo.

Il mio parere, personalissimo e magari poco condivisibile, è quello che il Governo Renzi, come gli altri Governi passati, si stiano arrovellando il cervello attorno a soluzioni che dovrebbero essere inalienabili: essere reintrodotti dopo la maternità, avere la possibilità di trovare un’occupazione a 50 anni, avere uno stipendio commisurato al costo della vita, seppur minimo.

Da docente: Renzi, ti stai impegnando, lo apprezzo, ma potresti fare di meglio.