Riceviamo e pubblichiamo da Pietro Tidei – Vorrei partire da una citazione della famosa scrittrice Rebecca West che riferita al concetto di verità dice : “L’uomo è affetto da un duplice malanno: non riesce a imparare le verità troppo complicate e dimentica quelle troppo semplici”.
E’ questo il paradosso che oggi affligge la nostra comunità, sulla questione inerente la realizzazione di un Forno Crematorio, anzi dovremo dire di un “ Tempio Crematorio “ . Così è definita la Società affidataria che dovrà realizzare questo edificio. Un’opera che dovrebbe appartenere alla Città di Civitavecchia e pertanto confluire nel nostro patrimonio etico e culturale, quale luogo pubblico, nel quale voler interpretare il nostro corpo oltre la morte . Scelta laica o cattolica, ma comunque luogo di rispetto delle coscienze e delle religioni qualunque esse siano.
Ecco allora l’ennesimo fallimento del ruolo di un Sindaco, che è per scelta degli stessi cittadini che lo hanno votato, espressione di rappresentanza e democrazia, nel recepire e dare voce a questioni che investono l’ambiente e la qualità di vita quale bene comune. Cozzolino deve comprendere che il suo ruolo non è certo quello dell’ l’ultimo sopravvissuto di un “Fort Apache” che è la Casa Comunale dove resistere, resistere ed ancora resistere, fa sì che verità semplici o complicate che siano, rimangano infrante nel muro della arroganza e della supponenza .
Un Sindaco che sottrae ai suoi stessi consiglieri l’espressione del voto su tali temi che hanno una ricaduta su tutta la popolazione di Civitavecchia, è il capolinea di un uomo che solo per paura ha negato la verità più semplice, togliendo quella funzione di democrazia e voto che sono insiti nelle funzioni del Consiglio Comunale e come tali ritenuti obbligatori nel Testo Unico degli Enti Locali .
Quindi a giochi fatti , a causa di questa suicida condotta , ci troviamo di fronte ad un’opera pubblica che ha un solo dato incontrovertibile : produce redditività per l’impresa che dovrà gestirla per 27 anni . Ma quale sarà la ricaduta in termini di benefici per i Civitavecchiesi ? Esattamente 20.000 € all’anno e poi 40.000€ gli altri anni . Tutto qui. A fronte di quale contropartita ? leggendo il Piano economico (pubblico in internet) rimaniamo basiti: un bacino di utenza gravitato su 60 comuni che spaziano tra la Toscana ed il Viterbese fino ai confini con l’Umbria ,toccando buona parte della Provincia di Roma ed una parte di Roma stessa . Circa 1500 cremazioni sottostimate in difetto , ma fino ad 8 cremazioni giorno ovvero circa 2400 salme/anno , addirittura incrementabili fino a 3000 leggendo i trend nazionali proposti . Ma allora, ad una semplice risposta del cittadino che chiede : serve tutto questo bruciar cadaveri a ritmo industriale ? E’ questa la vocazione di una Città che da 40 anni ha la stessa popolazione e quindi non ha assolutamente esigenza di un impianto produttivo così aggressivo sul territorio ? La qualità della vita dell’aria e dell’ambiente come verrà modificata dopo 27 anni a causa di questo forsennato ritmo di cremazioni ? . Ma “Fort Apache “ deve resiste , anche se la Città deve continuare a pagare sempre 048 . Perché in fondo la colpa è sempre degli altri e per quest’uomo la verità non è mai semplice . ci ricorda Don Milani :” avere le mani pulite e tenerle in tasca è come non averle mai avute “ !

