Gianfranco Marcucci Archivi • Terzo Binario News https://www.terzobinario.it/category/rubriche/blog/gianfranco-marcucci/ Il quotidiano di notizie del litorale nord di Roma Mon, 24 Jun 2019 10:22:58 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://www.terzobinario.it/wp-content/uploads/2017/09/cropped-logo-tb-quadrato-32x32.jpg Gianfranco Marcucci Archivi • Terzo Binario News https://www.terzobinario.it/category/rubriche/blog/gianfranco-marcucci/ 32 32 Tagli al sociale a Ladispoli. Quando la politica non sa più prendersi la responsabilità https://www.terzobinario.it/tagli-al-sociale-a-ladispoli-quando-la-politica-non-sa-piu-prendersi-la-responsabilita/ Mon, 24 Jun 2019 09:35:45 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=172267 Di Gianfranco Marcucci Da qualche giorno a Ladispoli alcune famiglie stanno vivendo un dramma. L’amministrazione comunale ha tagliato alcuni servizi essenziali riservati alle fasce più deboli della nostra comunità. I servizi sociali hanno comunicato con una lettera indirizzata alle famiglie e agli operatori coinvolti, che dal mese di luglio saranno diminuite le ore (già insufficienti) […]

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Di Gianfranco Marcucci

Da qualche giorno a Ladispoli alcune famiglie stanno vivendo un dramma.

L’amministrazione comunale ha tagliato alcuni servizi essenziali riservati alle fasce più deboli della nostra comunità.

I servizi sociali hanno comunicato con una lettera indirizzata alle famiglie e agli operatori coinvolti, che dal mese di luglio saranno diminuite le ore (già insufficienti) per il servizio SAISD.

Il sindaco si giustifica, come se la decisione fosse caduta dalla luna e non da un atto deliberato dalla sua maggioranza.

È ormai qualche anno che i capitoli del sociale vengono tagliati impietosamente. E dai proclami fatti in campagna elettorale non mi sembra fossero questi gli obiettivi di questa nuova giunta.

Non è una questione di destra o sinistra ma di credibilità davanti alla città che si sta amministrando. Che senso ha governare una comunità se si privano i cittadini dei servizi di prima necessità? 

Se i soldi non ci sono, ci si impegna a trovarli. Si è stati eletti per questo. Ad esempio si sarebbe potuto rinunciare a qualche consulenza professionale, al diluvio di assunzioni con articolo 90, ad una regolamentazione severa sui dehors, alla copertura della tribuna dello stadio Angelo Sale (140mila euro) e tanto altro.

Ma soprattutto si sarebbe dovuto bussare già da tempo alle porte del governo centrale (del quale il sindaco è un nuovo alfiere) e chiedere, insieme agli altri circa 100 comuni coinvolti, una ridiscussione radicale del fondo di solidarietà comunale, che ci costa 4 milioni di euro annui e che da qualche anno blocca ogni tipo di sviluppo per la città di Ladispoli.

Nel frattempo il sindaco in persona poteva convocare almeno le famiglie coinvolte spiegando loro le ragioni e farle partecipi preventivamente dei tagli, dimostrando così vicinanza. E soprattutto si potevano studiare insieme a loro possibili soluzioni delineando una strategia comune, invece che nascondersi dietro una lettera, scritta senza un briciolo di umanità.

L’amministrazione della cosa pubblica è un brutto mestiere, soprattutto in tempi di magra come questo. In ogni caso dietro alle scelte che si compiono, esiste sempre una responsabilità politica che le anima. Quella stessa responsabilità che questa amministrazione dovrebbe prendersi in merito a questi tagli dolorosi.

Oggi ci sono alcuni cittadini di Ladispoli che non sanno più come sostenere ed assistere un loro familiare ed hanno bisogno di risposte. Compito di un buon sindaco è fornirle. Urgentemente.

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Istruzioni utili per un forestiero alla sua prima ‘Sagra del Carciofo’ https://www.terzobinario.it/istruzioni-utili-per-un-forestiero-alla-sua-prima-sagra-del-carciofo/ Fri, 12 Apr 2019 07:48:32 +0000 https://www.terzobinario.it/?p=162835 di Gianfranco Marcucci Caro forestiero alla tua prima Sagra del Carciofo, vorrei dirti da cittadino di Ladispoli che quella che da oggi potrai visitare non è una normale festa di paese, ma una vera e propria liturgia che segna la rinascita stagionale della città. Dopo il lungo inverno la città si spoglia e rimette nei […]

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di Gianfranco Marcucci

Caro forestiero alla tua prima Sagra del Carciofo, vorrei dirti da cittadino di Ladispoli che quella che da oggi potrai visitare non è una normale festa di paese, ma una vera e propria liturgia che segna la rinascita stagionale della città.

Dopo il lungo inverno la città si spoglia e rimette nei cassetti il mare grigio, gli stabilimenti sbarrati e la solitudine degli innamorati sulla spiaggia.

Un occhio attento potrà notare in questi giorni un’operosità nuova tra la gente che – come se si svegliasse da un letargo – torna ad abbellir case, negozi e giardini. È la primavera che irrompe alla porta preannunciando la bella estate. Si torna a vivere e sorridere. È la Pasqua laica di questa città.

Il carciofo è solo il pretesto per chi è nato e cresciuto qui per rinnovare il patto sociale, il legame d’appartenenza che lo lega alla comunità, quasi fosse un vincolo di sangue.

Tutta la città scende in strada e si confonde tra un fitto nugolo di teste che avanza lento mentre un palloncino vola in cielo inseguito dallo sguardo smarrito di un bimbo. Ci si rincontra e ci si riabbraccia. Si bisboccia e si tracanna.

Oltre il ponte di Palo i romani ritornano e avanzano con i loro portafogli mai troppo pieni. Si coglie ‘un’allegrezza piena’ da sabato del villaggio di leopardiana memoria.

Per questi motivi – caro forestiero – quello a cui assisterai da oggi è forse una delle ultime fortunate rappresentazioni di quella cultura popolare che sta sparendo ovunque, sostituita da feste con nomi anglofoni e cafonaggini dal retrogusto borghese.

La sagra è per definizione naïf, “mercatara” e caciarona. Rassomiglia all’anima stracciona ma autentica dei pescatori e pastori che fondarono questa città. Nulla a che vedere coi nobili imbellettati e fasulli e men che mai a quel principe barbuto che diede il proprio nome alla città; la Sagra è figlia del popolo delle baracche sotto al castello.

È la vera festa di Ladispoli e dei ladispolani che da 69 anni si addormentano in inverno per rinascere come fiori con i fuochi d’aprile.

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Caro Salvini, benvenuto a Ladispoli, città dell’accoglienza https://www.terzobinario.it/caro-salvini-benvenuto-ladispoli-citta-dellaccoglienza/ https://www.terzobinario.it/caro-salvini-benvenuto-ladispoli-citta-dellaccoglienza/#comments Mon, 10 Jul 2017 09:38:57 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=115078 Caro Matteo Salvini, sono contento che finalmente abbia trovato tempo per far visita al luogo che più di altri in Italia ha sperimentato – con successo negli anni – la parola accoglienza. Perché Ladispoli, che la ospiterà il prossimo 12 luglio, è da sempre un laboratorio virtuoso di multiculturalità, una “piccola America” bagnata dal mar […]

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Caro Matteo Salvini,

sono contento che finalmente abbia trovato tempo per far visita al luogo che più di altri in Italia ha sperimentato – con successo negli anni – la parola accoglienza. Perché Ladispoli, che la ospiterà il prossimo 12 luglio, è da sempre un laboratorio virtuoso di multiculturalità, una “piccola America” bagnata dal mar Tirreno, nella quale convive pacificamente una comunità di donne e uomini provenienti da nazioni diverse.
Abbiamo un tasso d’immigrazione tra i più alti d’Italia – 7 mila su circa 40 mila residenti sono stranieri – ma grazie ad una spiccata predisposizione all’accoglienza, questo dato che in altri contesti si è tramutato in conflitti razziali e in una disgregazione del corpo sociale, qui è diventato una risorsa incidendo sull’identità stessa del luogo. La piccola località balneare degli anni sessanta è cresciuta rivoluzionandosi e diventando città anche per via di questa sua sorprendente capacità di integrazione.

In tutti questi anni la nostra comunità ha accolto flussi migratori di varia intensità e provenienza. Negli anni ottanta abbiamo ospitato i russi che scappavano dall’impero sovietico, e poi gli africani, afgani e pakistani; in anni più recenti abbiamo accolto dapprima una numerosissima comunità polacca e adesso quella rumena.
Noi ladispolani non abbiamo paura d’integrarci con chi viene da fuori; sarà forse per il mare che ogni mattina ci sveglia e ci spinge ad essere un approdo naturale per chiunque sia in cerca di rifugio e riscatto.
Le nostre scuole sono piene di bambini e ragazzi di culture diverse che giocano e studiano insieme senza particolari tensioni ed anzi grazie a percorsi educativi virtuosi si è sperimentata nel tempo un’integrazione che pian piano si è spostata fuori dalle aule scolastiche riproducendosi con la medesima forza nei gruppi amicali e nella quotidianità.
Tutte le amministrazioni che si sono succedute dagli anni settanta – da quando cioè Ladispoli è diventata comune autonomo – hanno sempre lavorato sfruttando questa grande capacità ricettiva della città potendosi permettere di applicare politiche sociali e culturali inclusive che hanno accelerato e facilitato il processo integrativo. In questa direzione è stato fondamentale, a supporto, anche il lavoro dell’associazionismo che qui a Ladispoli ha trovato terreno fertile ed è diventato nel tempo un fenomeno diffuso a favore della coesione comunitaria.

Matteo Salvini

Matteo Salvini

Nei nostri quartieri i vecchi e i nuovi residenti vivono insieme negli stessi palazzi, comprano negli stessi negozi, lavorano nelle nostre attività economiche e nelle famiglie, molte volte si innamorano e si sposano mischiandosi tra loro come normale che sia; e non esiste nessun ghetto come purtroppo accade in altri contesti italiani ed europei. Nella nostra storia questa multiculturalità non è mai sfociata in azioni o fatti gravi di razzismo perché nonostante i problemi che possono sorgere dalla convivenza di culture diverse, il rispetto e la solidarietà alla fine hanno prevalso sempre.
Questa bellissima predisposizione ad accogliere forse è stata determinata proprio dalla storia della nostra città. Oltre 100 anni fa infatti Ladispoli è nata dall’incontro di donne e uomini venuti da terre diverse (pescatori campani e pastori umbro-marchigiani) che da un giorno all’altro si sono ritrovati su una terra vergine per iniziare una nuova avventura collettiva.

Per tutta questa serie di ragioni, caro Salvini, sappia che oggi noi ladispolani non siamo per niente spaventati dalla sua visita ed anzi, come facciamo con tutti i nuovi arrivati, le diamo addirittura il benvenuto seppur non dimentichiamo che con il suo quotidiano razzismo contro i migranti offende ogni volta questa nostra comunità che basa la propria identità sull’apertura verso l’altro.
Nella vacua illusione che Ladispoli possa farle aprire finalmente gli occhi e nella consapevolezza che la nostra città multiculturale sia un modello di convivenza da promuovere ed esportare su larga scala, sappia fin d’ora che comunque vada qui le sue terribili parole d’ordine non lasceranno alcun segno. Sarà fugace come un qualsiasi temporale estivo e in questo mare non potrà mai farci cambiare rotta perché i nostri valori di accoglienza e solidarietà saranno sempre più forti della sua piccola barca ignobile carica di rabbia ed odio.

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Migranti. Dalla parte del mare. https://www.terzobinario.it/migranti-dalla-parte-del-mare/ https://www.terzobinario.it/migranti-dalla-parte-del-mare/#comments Fri, 07 Jul 2017 13:56:57 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=114882 Le minacce di muri e restrizioni che stanno montando ai nostri confini sono il sintomo che qualcosa si è rotto in maniera inesorabile. La polemica contro le ONG che soccorrono vite in mare è criminosa e un insulto al concetto di fratellanza. La differenziazione tra rifugiati e migranti economici è un odioso ed inutile gioco […]

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Le minacce di muri e restrizioni che stanno montando ai nostri confini sono il sintomo che qualcosa si è rotto in maniera inesorabile. La polemica contro le ONG che soccorrono vite in mare è criminosa e un insulto al concetto di fratellanza.

La differenziazione tra rifugiati e migranti economici è un odioso ed inutile gioco letterario. Non esiste nessuna invasione e chi cavalca questa onda dovrebbe essere denunciato per procurato allarme.

A chi straparla sostenendo ‘prima gli italiani’, voglio esprimere – in quanto appartenente al genere umano – tutto il mio disprezzo. L’Europa che si comporta come Ponzio Pilato dovrebbe vergognarsi e pagherà questa incuranza tragicamente come è già accaduto tante volte nel passato. Chi pensa di chiudere i porti, per di più professandosi cristiano, lo invito a battersi il petto per cento e cento volte ancora.

Sotto questo cielo di luglio osservo preoccupato tutti questi fatti e mi chiedo: come si può far finta di nulla davanti a quegli occhi disperati di donne, uomini e bambini, pescati a banchi dal canale di Sicilia e tirati su storditi e moribondi? Perché siamo diventati così cattivi e inumani? Cosa ci spinge a mettere da parte il sentimento nobile della compassione? Perché non sappiamo più porgere – senza condizioni – una mano a chi ci sta chiedendo disperatamente aiuto?

Dove sono finiti secoli di storia e cultura intrisa di solidarietà, ospitalità e amore verso il prossimo? Ma soprattutto dove sono finite la politica, la scuola e tutti coloro che una volta ci educavano a questi valori? Come si può rimanere indifferenti davanti a questi nostri fratelli senza speranza?
Quanta ipocrisia vedo intorno a me sul fronte dei migranti. E intanto il cane rabbioso del razzismo cresce a dismisura.
#dallapartedelmare #sempre

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Ladispoli, Quo vadis Centro Sinistra? https://www.terzobinario.it/ladispoli-quo-vadis-centro-sinistra/ https://www.terzobinario.it/ladispoli-quo-vadis-centro-sinistra/#comments Thu, 23 Jun 2016 07:55:59 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=91980 Non sembra passato così tanto tempo da quella domenica piovosa del novembre 1997 giorno nel quale per un pugno di voti Gino Ciogli conquistò a sorpresa lo scranno più alto di palazzo Falcone. Eppure nel 2017 – anno nel quale Ladispoli tornerà al voto amministrativo – si festeggeranno i 20 anni di guida ininterrotta del […]

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Non sembra passato così tanto tempo da quella domenica piovosa del novembre 1997 giorno nel quale per un pugno di voti Gino Ciogli conquistò a sorpresa lo scranno più alto di palazzo Falcone. Eppure nel 2017 – anno nel quale Ladispoli tornerà al voto amministrativo – si festeggeranno i 20 anni di guida ininterrotta del centrosinistra al governo locale.

Il giudizio globale su questo ventennio deve necessariamente partire da un’analisi sulla città di oggi in relazione a quella di allora. E da questo punto di vista non si può negare che il complesso processo di trasformazione – da stazione balneare a vera e propria realtà urbana – sia stato gestito con abilità avendo chiara la missione alla quale si era stati chiamati.

La rivoluzione demografica che Ladispoli ha subito negli ultimi decenni non era per niente facile da gestire. L’aumento esponenziale della popolazione ha innescato un processo di radicale cambiamento del corpo sociale della città rendendo necessaria un’azione amministrativa straordinaria che ha toccato ogni ambito: da quello urbanistico a quello dei servizi pubblici e quello delle politiche sociali passando per quello della viabilità. Insomma abbiamo assistito alla nascita di una città; a una rifondazione urbanistica, sociale e culturale; all’abbandono di un’idea di comunità e all’approdo verso un’altra. L’impresa non era per niente scontata.

D’altro canto – e come spesso accade se perdura al governo uno stesso gruppo dirigente – la mancanza di ricambio politico ha via via indebolito l’azione amministrativa fino a renderla, nell’ultimo periodo, addirittura dannosa per la città.

Quello che si è visto in questi ultimi anni sembra la trama di un film dal finale amaro e tragico. Il comune è in sofferenza economica e questo dato non può essere attribuito come si fa di solito in politica a chi governava prima perché in questo caso chi stava alla guida di palazzo Falcone è stato sempre lo stesso gruppo dirigente. Ma non è solamente la questione dell’indebitamento a far pensare che siamo al tramonto di una stagione politica. A fianco ad essa se ne sommano tante altre di natura urbanistica, politica e sociale che se messe insieme offrono un quadro generale alquanto preoccupante.

Questa è un’amministrazione che ha perso in questi ultimi anni il contatto con la realtà nella quale opera, che fatica a intercettare e soddisfare i bisogni dei cittadini, soprattutto di quelli più deboli; che accoglie i voti in consiglio comunale di due ex candidati a sindaco del centro destra senza spiegarne in maniera convincente la vera ragione e senza destare il pur minimo clamore, trasformando quindi la maggioranza uscita dalle elezioni in qualcosa di spurio, una sorta di patto del Nazareno alla ladispolana.

Ma più di ogni altra cosa quello che più si avverte è la mancanza di una visione per il futuro di questo territorio nei prossimi dieci/venti anni. Perché se è vero che la sfida della trasformazione a città è stata vinta adesso che deve fare questo nuova realtà urbana? Dove vuole andare? Quali sono le prossime sfide?

Naturalmente non potranno essere riprodotte le ricette e i modelli applicate negli ultimi decenni. Ad esempio perseverare con la logica del cemento – come si vorrebbe fare con Osteria Nuova o come si è scelto di fare con il famigerato e chiacchieratissimo piano integrato di Piazza Grande – per favorire il rilancio dell’economia locale (e le tasche dei soliti palazzinari sarebbe da aggiungere) è una ricetta sbagliata oltre che superata. Ladispoli non ha bisogno di crescere ancora bensì quello di consolidarsi, riconvertire professionalità (soprattutto nel campo edile) e riposizionarsi su nuovi settori. Mai come oggi ha bisogno di ricette serie e innovative sul fronte del turismo, servizi verso i nuovi residenti, sostenibilità ambientale, agricoltura e welfare locale.

Si sente forte l’esigenza di un ricambio generazionale tale da consentire lo sprigionamento di idee ed energie nuove. Per questo motivo i nomi di vecchi giovani o giovani vecchi che circolano in questi mesi – tra l’altro legati da cima a fondo al ventennio che si sta per concludere – non sono all’altezza di una città che necessita di discontinuità.

Nel centro sinistra ladispolano verrebbe da dire parafrasando un celebre cantante che se qualcuno ha voglia di cambiare, si faccia avanti adesso. Anche perché se non si riuscisse ad offrire alla città un progetto politico serio con figure di rottura a guidarlo il centro sinistra non farebbe altro – come successo a Roma e Civitavecchia – che consegnare la città al Movimento 5 Stelle, gli unici al momento totalmente alternativi al vecchio sistema di potere, strutturati e attivi nel tessuto sociale e dunque i naturali favoriti per una città che deve guardare avanti e inventarsi un nuovo futuro.

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La sarabanda grillina alla conquista di Ladispoli https://www.terzobinario.it/la-sarabanda-grillina-alla-conquista-di-ladispoli/ Thu, 30 Jul 2015 08:19:00 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=76462 Dieci favorevoli e due astenuti. Nessun voto contrario. Questo è in sintesi il voto del consiglio comunale di Ladispoli della scorsa settimana sul piano integrato riguardante il terreno del vecchio campo sportivo, un progetto che sta facendo molto discutere in città e che divide facendo emergere dal clima vacanziero di questo periodo due idee diverse […]

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marcucci-blogDieci favorevoli e due astenuti. Nessun voto contrario. Questo è in sintesi il voto del consiglio comunale di Ladispoli della scorsa settimana sul piano integrato riguardante il terreno del vecchio campo sportivo, un progetto che sta facendo molto discutere in città e che divide facendo emergere dal clima vacanziero di questo periodo due idee diverse della Ladispoli che sarà.

Da una parte coloro che pensano che nonostante tutto questo progetto possa essere un’opportunità di riqualificazione per il quartiere con una nuova piazza e un parcheggio in cambio di cubatura per un centro commerciale e per appartamenti. Dall’altra coloro che sostengono che questo sia l’ennesimo esempio/scempio di un metodo di gestione dell’urbanistica locale spregiudicato che avvantaggia come al solito i soliti personaggi e impoverisce ancora di più un territorio che ha già pagato al consumo di suolo un prezzo salatissimo; per di più comprovando un compromesso perverso, sancito dal dio cemento, che vede accomunati destra e sinistra.
Se i favorevoli al progetto sono rappresentati da questo strano soggetto consociativo – e il voto dell’Aula ne è solo la diretta conseguenza – l’altra idea di Ladispoli non trova in consiglio nessun rappresentante. Una volta questo sentimento politico refrattario alla cementificazione selvaggia, sensibile alla tutela dell’ambiente e mobilitato per un cambiamento paradigmatico dell’urbanistica locale era incarnato dalle forze più illuminate della sinistra. Ma oggi, almeno qua a Ladispoli, sembra che questi soggetti abbiano abiurato scegliendo di essere silenti oppure direttamente compartecipi a questa vecchia visione di sviluppo.

Rimane scoperto un vasto campo che giorno dopo giorno però viene occupato dalla sarabanda grillina al momento l’unica forza di opposizione strutturata in questa città. Non è un caso infatti che il M5S sia stata l’unico soggetto politico che ha avuto il coraggio di chiedere le dimissioni dell’assessore al bilancio Trani che ha votato in giunta l’atto sul campo sportivo “dimenticandosi” di essere in conflitto d’interesse e per tutta un’altra serie di ragioni che questo giornale da giorni sta mettendo in luce egregiamente.
Il quadro politico che sta emergendo quindi è abbastanza chiaro e la sinistra locale è avvertita. Se alle prossime elezioni il vento del cambiamento scuoterà i cittadini – e la città diventerà un fortino pentastellato – questo avverrà perché i ladispolani avranno scelto chi stava insieme a loro mentre gli altri erano troppo impegnati a guardarsi l’ombelico o peggio ancora direttamente apparecchiati al tavolo del partito della calce e martello.

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Questione rifugiati. Ladispoli non smarrisca la sua predisposizione ad accogliere https://www.terzobinario.it/questione-rifugiati-ladispoli-non-smarrisca-la-sua-predisposizione-ad-accogliere/ https://www.terzobinario.it/questione-rifugiati-ladispoli-non-smarrisca-la-sua-predisposizione-ad-accogliere/#comments Mon, 23 Mar 2015 06:13:53 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=67377 Ma veramente l’arrivo di qualche centinaio di rifugiati può turbare il sonno della nostra comunità? A leggere i giornali e a sentire il chiacchiericcio per le strade di Ladispoli sembrerebbe proprio di sì. Il nuovo bando pubblicato dalla Prefettura di Roma che prevede un appalto d’affidamento di servizi per l’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo […]

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marcucci-blogMa veramente l’arrivo di qualche centinaio di rifugiati può turbare il sonno della nostra comunità? A leggere i giornali e a sentire il chiacchiericcio per le strade di Ladispoli sembrerebbe proprio di sì.

Il nuovo bando pubblicato dalla Prefettura di Roma che prevede un appalto d’affidamento di servizi per l’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo da attuare nei comuni della Provincia sta turbando gli animi di buona parte dell’opinione pubblica locale che in una sorta di attacco di panico collettivo grida all’invasione e alla calata dei barbari.

La questione è complessa e sicuramente dovrà essere gestita dagli organi competenti (ministero, prefettura, enti locali interessati) con particolare attenzione. Questo perché il nostro territorio sta vivendo un momento molto difficile. La mancanza di lavoro e la crisi economica hanno impoverito larghe fasce di popolazione e – conseguentemente come spesso capita – sono aumentati i furti, la criminalità e la violenza. Le persone si sentono insicure e qualsiasi fattore destabilizzante contribuisce ad aumentare una tensione sociale già particolarmente acuta e preoccupante.

Ma tutto questo non può giustificare la stupida caccia alle streghe che si è scatenata intorno alla questione. Stiamo parlando nella fattispecie di poche centinaia di uomini e donne che sono fuggiti da guerre, carestie e dittature e che hanno rischiato la vita per salvare la propria pelle. Se ancora esistesse un sentimento diffuso di umanità dovrebbe scattare una gara di solidarietà tra Comuni, dovrebbe essere un vanto poter dar pace e protezione a chi non sa neanche dove queste parole sono di casa. Anche perché se i Comuni del territorio facessero rete redistribuendo i rifugiati si parlerebbe al massimo di una decina di persone per ogni ente locale.

Ma non è successo nulla di tutto questo, anzi la gazzarra – che è partita dal web e che passando per qualche giornale è finita in strada – è basata su parole d’ordine cupe e orrende che non hanno niente a che vedere con l’ospitalità, la solidarietà e – per chi crede – la carità cristiana. A chi sostiene “prima gli italiani” bisognerebbe rispondere: no, prima gli esseri umani.

La rabbiosa ostilità verso queste centinaia di uomini tribolati e più in generale verso il fenomeno dell’immigrazione tout court non possono che destare scalpore soprattutto a Ladispoli, realtà  multiculturale per eccellenza – 7 mila su circa 40 mila residenti provengono da altre nazioni – che sin dalla sua fondazione ha basato i propri valori sui concetti di ospitalità e integrazione.

Oltre 100 anni fa infatti la città è nata proprio dall’incontro di donne e uomini venuti da terre diverse  (pescatori campani e pastori umbro-marchigiani) che da un giorno all’altro si sono ritrovati su una terra vergine per iniziare una nuova avventura collettiva. E nel tempo questi valori fondativi sono rimasti ben saldi nella comunità ladispolana tanto da permetterle di accogliere flussi migratori di varia intensità e provenienza e trasformare nel tempo una grande parte di questi ospiti in cittadini residenti. La piccola località balneare degli anni sessanta e settanta è cresciuta rivoluzionandosi e diventando città anche per via di questa sua totale apertura verso l’altro, per questa sua sorprendente capacità di integrazione.

Chi oggi asserisce che Ladispoli stia perdendo la propria identità a seguito di questi continui flussi migratori dovrebbe invece riflettere maggiormente sulla storia della città e capire che la nostra comunità possiede un’anima proprio in virtù di questa sua congenita propensione all’accoglienza. Paradossalmente è l’abiura da questo valore che porterebbe ad una crisi identitaria e non il suo contrario.

Dovremmo andare fieri dei nostri valori fondativi e provare invece imbarazzo e sdegno per certe copertine di giornale nel quale si titola: ‘ Ladispoli come Lampedusa? No, grazie’, come se l’isola siciliana fosse un luogo reietto da denigrare e offendere e non un dramma a cielo aperto del quale tutti dovremmo farci carico gridando con forza: “siamo tutti lampedusani”. Dove è finita la carità, la generosità di questa comunità che tanto nel passato si è adoperata per incarnare lo spirito dell’accoglienza?

E tutto questo schiamazzo volgare avviene proprio mentre il papa ringrazia tutti quegli italiani che si impegnano quotidianamente sul fronte dei migranti e parla dell’isola siciliana con queste parole:”l’Italia è stata molto generosa. Dobbiamo dirlo, no? Il sindaco di Lampedusa si è giocata tutto, a costo di trasformare l’isola da terra di turismo a terra di ospitalità e questo è un gesto eroico”.

Infine in questa storia sorprende la totale latitanza della politica locale. Il tiepido comunicato stampa del PD di Ladispoli e le dichiarazioni caute, troppo caute, del sindaco Paliotta – che si sommano al rumoroso  silenzio di Pascucci, sindaco di Cerveteri – certo non possono chiudere una questione che invece dovrebbe essere discussa e affrontata con coraggio, determinazione e senza timidezze.

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L’immigrazione non è un problema. Basta tragedie nel mare e che il valore dell’accoglienza diventi legge https://www.terzobinario.it/limmigrazione-non-e-un-problema-basta-tragedie-nel-mare-e-che-il-valore-dellaccoglienza-diventi-legge/ Tue, 17 Feb 2015 12:12:54 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=63515 Un’altra tragedia nel canale di Sicilia, altri trecento morti che il mare davanti a Lampedusa ci ha consegnato con brutalità. Il cordoglio della pubblica opinione è unanime così come le grida di dolore e indignazione. Sono le stesse dell’ottobre 2013 quando le vittime furono anche lì più di trecento e sono uguali a tutte quelle […]

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>>>ANSA/PAPA A LAMPEDUSA: FARA' APPELLO A PRENDERSI CURA DEI MIGRANTIUn’altra tragedia nel canale di Sicilia, altri trecento morti che il mare davanti a Lampedusa ci ha consegnato con brutalità.
Il cordoglio della pubblica opinione è unanime così come le grida di dolore e indignazione. Sono le stesse dell’ottobre 2013 quando le vittime furono anche lì più di trecento e sono uguali a tutte quelle delle altre volte quando dal mare di Lampedusa sono emersi i corpi di tanti poveri innocenti in fuga da qualcosa o qualcuno.
Subito dopo la mattanza i tanti politici come Salvini hanno taciuto e con loro tutta quella schiera di bravi concittadini che negli altri giorni dell’anno pensa a queste donne e uomini provenienti da terre sofferenti come la causa dei loro – dei nostri – problemi.
Hanno parlato invece i Renzi, gli Alfano e i cosiddetti partners europei ma lo hanno fatto con quelle parole intrise di solidarietà tronca e quindi vigliacca.
L’Europa e l’Italia non ne usciranno mai da questo assurdo orrore a puntate fin quando le politiche su questo fronte saranno partorite con un’idea di fondo sbagliata che vede l’immigrazione come un problema o – peggio ancora – un’emergenza.
L’immigrazione vista in questi termini è stata capace solo di produrre una legislazione basata su azioni di freno, se non di contrasto, ingenerando da una parte morte tra i migranti e dall’altra allarme e tensione sociale nelle popolazioni ospitanti.
I processi migratori sono da sempre esistiti ed esisteranno fin quando l’uomo sarà costretto a spostare per salvarsi da guerre, fame o altre sventure. E non esisterà mai nessuna politica di contenimento che potrà arginare un processo esteso che coinvolge una moltitudine disperata di persone.
Per questo motivo servirebbe cambiare rotta una volta per tutte affrontando la questione immigrazione per quello che è realmente: un normale fenomeno storico e sociale che la politica può solo governare e regolare – e non risolvere come si fa in presenza di un problema – con l’unica legislazione possibile e auspicabile, quella basata sull’accoglienza e solidarietà.
Bisognerebbe dare per scontato che il fiume umano di migranti continuerà a scorrere e che gli sbarramenti non servono. Ci si dovrebbe concentrare a governare direttamente il flusso indirizzandolo e sostenendolo in modo tale che non corra pericoli. Contemporaneamente bisognerebbe agire anche sulle cause a monte e – prima fra tutte – sulla necessità di operare per una maggiore redistribuzione della ricchezza a livello mondiale.
Fin quando sul fronte legislativo non avverrà questo cambiamento culturale – da problema a fenomeno appunto – la questione rimarrà sempre irrisolta così come la scia di morti che inevitabilmente si continuerà a portare dietro.
Ma ce lo avremo mai questo coraggio tale da condurci verso una legislazione in materia che da umanitaria diventi semplicemente umana e basta?

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Razzismo, si tolga la parola Ladispoli da certe bacheche Facebook https://www.terzobinario.it/razzismo-si-tolga-la-parola-ladispoli-da-certe-bacheche-facebook/ https://www.terzobinario.it/razzismo-si-tolga-la-parola-ladispoli-da-certe-bacheche-facebook/#comments Wed, 04 Feb 2015 06:07:36 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=62296 Il livello di guardia a Ladispoli è stato abbondantemente superato. E non stiamo parlando dei torrenti che pure nei giorni di pioggia preoccupano la popolazione, ma di un fenomeno crescente che non può essere più sottaciuto e che riguarda l’abuso che alcuni nostri concittadini fanno dei social network. In alcune bacheche e gruppi pubblici di […]

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marcucci-blogIl livello di guardia a Ladispoli è stato abbondantemente superato. E non stiamo parlando dei torrenti che pure nei giorni di pioggia preoccupano la popolazione, ma di un fenomeno crescente che non può essere più sottaciuto e che riguarda l’abuso che alcuni nostri concittadini fanno dei social network.

In alcune bacheche e gruppi pubblici di Facebook – che richiamano al nome di Ladispoli con declinazioni di vario genere – è ormai diffuso quasi quotidianamente un linciaggio infamante contro lo straniero stereotipato come persona che sporca, ruba e mina la serenità della comunità. Il tutto è condito da immagini e rantoli inneggianti all’eliminazione dei migranti (del tipo “laviamoli col fuoco”) e a vecchi e nuovi fascismi.

Fino a qualche tempo fa il fenomeno era limitato ai soliti tre o quattro bipedi razzisti, ineliminabili come le zanzare in estate, e tutto rimaneva nella norma ma visto ormai il successo di questo genere di post decretato con tantissimi like e commenti da parte degli utenti – il più delle volte insospettabili, almeno a guardare le foto dei loro profili – la faccenda ha cominciato a destare allarme sociale.

Questi rigurgiti razzisti – che nella forma e nella sostanza somigliano molto a quelli di Tor Sapienza di qualche mese fa e a tanti altri episodi che stanno dilagando ultimamente nel paese – qui a Ladispoli stridono particolarmente vista la storia e la cultura della città che da sempre si è connotata come comunità aperta capace di accogliere e integrare uomini e donne provenienti da ogni parte del mondo che hanno trovato qui la loro “piccola America”, il luogo ideale per vivere e far crescere i propri figli.

Inoltre si percepisce che questa pericolosa tendenza si sta spostando dai social network alla vita reale con episodi fortunatamente ancora marginali ma che non possono destare preoccupazione e che debbono richiamare la maggioranza sana di questa città ad una reazione netta.

In un paese civile queste bacheche sarebbero state già chiuse – o almeno bloccate a certi utenti – ma se ciò non fosse possibile che almeno gli amministratori di tali pagine o gruppi pubblici abbiano il buon gusto di togliere la parola “Ladispoli” dai nomi di questi ricettacoli virtuali di vomito e bile. Pretendere che questo avvenga diventa in concreto una forma di militanza attiva contro ogni forma di razzismo e soprattutto una protesta finalizzata a difendere l’immagine della nostra città, la maggioranza dei cittadini che ci abitano e i valori di accoglienza e solidarietà che da sempre hanno caratterizzato la sua storia.

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Tra disastri ecologici e allagamenti. Altre storie del declino italiano https://www.terzobinario.it/tra-disastri-ecologici-e-allagamenti-altre-storie-del-declino-italiano/ https://www.terzobinario.it/tra-disastri-ecologici-e-allagamenti-altre-storie-del-declino-italiano/#comments Sat, 22 Nov 2014 06:59:50 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=56452 A differenza di una settimana fa l’odore di cherosene nell’aria non c’è più così come le tante tartarughe, pesci e uccelli acquatici morti nel canale del Rio Palidoro e dell’Arrone. La campagna intorno a Fiumicino risplende di bellezza in questo venerdì pomeriggio e tutto appare fermo in una quiete che sembra celare i danni ambientali […]

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marcucci-blogA differenza di una settimana fa l’odore di cherosene nell’aria non c’è più così come le tante tartarughe, pesci e uccelli acquatici morti nel canale del Rio Palidoro e dell’Arrone. La campagna intorno a Fiumicino risplende di bellezza in questo venerdì pomeriggio e tutto appare fermo in una quiete che sembra celare i danni ambientali provocati dalle fuoriuscite dell’oleodotto dell’ENI, il lungo serpentone pieno d’oro nero che passa lungo i campi e canali della bonifica nell’area protetta della riserva del litorale romano.

La storia la si conosce bene. Alcuni ladri nella notte tra il 6 e il 7 novembre, durante il forte temporale che stava colpendo la zona di Roma, hanno bucato la condotta in quattro punti. Volevano fare il pieno di carburante destinato agli aerei da rivendere illecitamente. Ma qualcosa è andato storto e il cherosene è uscito inondando il terreno circostante.

In tanti affermano a mezza bocca che questa storia dei furti all’oleodotto fosse una pratica diffusa e che tanti la conoscevano senza averla mai denunciata. Perché viene da chiedersi? Per quale assurda ragione a nessuno è mai passato per la mente di fare un esposto o anche solo d’informare l”ENI? E ancora nel caso l’ENI avesse saputo perché non è mai intervenuta per evitare questa pratica illegale?

scimmietteQuesta tragedia ecologica rientra a pieno titolo in una delle tante storie sull’attuale declino italiano, il quale si configura dapprima come decadimento culturale e politico – nel senso più ampio del termine – e solo dopo economico e ambientale. Perché quello che emerge da questa storia di furti, di gente che sa e rimane zitta, di grandi aziende che non danno risposte convincenti è un degrado morale e una scarsa attitudine al bene comune.

Ma la questione del disastro ecologico di Fiumicino impressiona anche per il sostanziale disinteresse dell’opinione pubblica locale sul tema nonostante una copertura molto importante da parte della stampa. In questi giorni – nelle strade, nei bar e anche nei social network – la stragrande maggioranza delle persone sembrava essere più allarmata dalla pioggia che cade rispetto a una campagna vicino casa che muore.

Questa meteo-schizofrenia è un altro elemento che evidenzia il declino. Ci si dimentica troppo spesso che la pioggia è un fenomeno naturale e che la sua forza – a volte brutale – fa parte del gioco della vita. Non è controllabile perché sembrerà strano ma seppur viviamo in questo umanesimo imperante esiste ancora il limite dell’uomo nei confronti della natura. Cosi come ci si dimentica che questi continui allagamenti sono anche logiche conseguenze di politiche urbanistiche folli che dagli anni sessanta hanno umiliato i territori rendendoli fragili davanti ai fenomeni atmosferici.

Prendersela con i sindaci, prefetti e amministratori di vario genere – che sia chiaro di colpe ne hanno – è la solita scorciatoia italiana all’auto-assolvimento di massa – il famoso “piove governo ladro” – quando invece una parte della responsabilità è anche la nostra. Un nostro che richiama la dimensione politica del cittadino, l’interesse verso la vita sociale, la sensibilità per il bene comune.

Animali recuperati dai volontari della LIPU (Foto gentilmente concessa da Luigi Cicillini)

Animali recuperati dai volontari della LIPU (Foto gentilmente concessa da Luigi Cicillini)

Per troppi anni si è scelta la delega in bianco nel rapporto con la politica e non la partecipazione attiva. Per troppi anni il civismo delle persone si è eclissato consentendo a una classe dirigente – pubblica e privata – di perpetrare, senza grosse obiezioni, un disegno assurdo insozzando il territorio di cemento anche dove non si poteva e non permettendo ad esempio alla pioggia di fare quello che ha sempre fatto nei secoli e cioè di scendere e defluire verso i corsi d’acqua e il mare. Per questo i lamenti tormentosi sugli allagamenti di parte della cittadinanza appaiono sterili, simboli inconsapevoli di una società che ha perso la rotta e ripiega su se stessa in attesa di niente.

Per fortuna che davanti a me c’è la campagna di Palidoro e un tramonto che macchia il cielo di colori intensi che vanno dal rosso fino a sfumare nell’arancione e viola. Per fortuna esiste ancora tanta luce intorno a tutto questo buio.

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Ladispoli e la rivoluzione di Luglio https://www.terzobinario.it/ladispoli-e-la-rivoluzione-di-luglio/ Sun, 27 Jul 2014 03:24:55 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=46908 Da qualche giorno a Ladispoli si è allargata la raccolta porta a porta dei rifiuti ad altre parti della città e si percepisce nell’aria il cambiamento che la cittadinanza sta portando avanti tutta insieme. Si sente forte questo sforzo collettivo e partecipato di modificare abitudini consolidate e prender parte a un processo di crescita della […]

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differenziataDa qualche giorno a Ladispoli si è allargata la raccolta porta a porta dei rifiuti ad altre parti della città e si percepisce nell’aria il cambiamento che la cittadinanza sta portando avanti tutta insieme.

Si sente forte questo sforzo collettivo e partecipato di modificare abitudini consolidate e prender parte a un processo di crescita della città alla quale si appartiene.

E seppur gli onnipresenti spiriti conservatori – con tutte le loro stupide ritrosie – non mancano di gridare alla luna, il processo sta mettendo radici nella quotidianità con gesti e comportamenti del tutto nuovi.

Si parla tanto dell’inutilità della politica, ma se questa spinta ideale verso il bene comune non fosse mai stata trasformata in prassi e norme questa piccola rivoluzione comunitaria non avrebbe mai potuto accendersi e la cittadinanza tutta non avrebbe mai avuto la possibilità di partecipare per migliorarsi.

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Il Comune unico, un’opportunità storica per rifondare questo territorio https://www.terzobinario.it/il-comune-unico-unopportunita-storica-per-rifondare-questo-territorio-2/ https://www.terzobinario.it/il-comune-unico-unopportunita-storica-per-rifondare-questo-territorio-2/#comments Wed, 30 Apr 2014 15:48:27 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=39035 La legge appena approvata dal parlamento sull’abolizione delle province che prevede la nascita delle aree metropolitane e favorisce l’accorpamento dei comuni si inserisce a pieno titolo nel dibattito aperto qualche mese fa dal sindaco Alessio Pascucci riguardante la possibile riunificazione dei comuni di Cerveteri e Ladispoli attraverso un referendum. Per il territorio la nascita di […]

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marcucci-blogLa legge appena approvata dal parlamento sull’abolizione delle province che prevede la nascita delle aree metropolitane e favorisce l’accorpamento dei comuni si inserisce a pieno titolo nel dibattito aperto qualche mese fa dal sindaco Alessio Pascucci riguardante la possibile riunificazione dei comuni di Cerveteri e Ladispoli attraverso un referendum.

Per il territorio la nascita di questo nuovo ente sarebbe vantaggiosa per almeno tre motivi. Il primo è di natura economica. Al fine di favorire la fusione tra comuni sono previsti infatti contributi statali per l’avvio e il funzionamento ordinario del nuovo ente, ma è soprattutto sul piano dell’erogazione congiunta dei servizi che si creerebbero economie di scala positive tali da migliorare le prestazioni e abbattere molti costi di gestione. Pensiamo in questa prospettiva a settori come il trasporto pubblico locale (che non a caso ha già visto una stipula di una convenzione tra i due comuni per una gestione condivisa), la raccolta dei rifiuti, l’acqua pubblica o i servizi alle persone. Il processo associativo inoltre permetterebbe anche un parziale aggiramento dei vincoli del patto di stabilità e un’ottimizzazione nella gestione del personale.

Il secondo motivo è di ordine politico. Con il comune unico il nostro territorio avrebbe maggiori possibilità di essere ascoltato dagli enti sovracomunali di gestione di servizi di pubblica utilità e dagli altri livelli istituzionali (Regione, Stato, UE) favorendo così la promozione dello sviluppo e la pianificazione di nuove infrastrutture e servizi.
Ma è soprattutto in relazione all’imminente nascita dell’area metropolitana che il nuovo comune ne beneficerebbe politicamente. Con quasi ottantamila residenti il nuovo ente diventerebbe il più grande dopo quello della Capitale rendendo così il nostro territorio un protagonista nelle scelte che riguarderanno il futuro di quella che fino a poco tempo fa chiamavamo la provincia di Roma.

L’area metropolitana trasformerà i connotati delle città del litorale romano e solo un comune di grandi dimensioni potrà confrontarsi alla pari con Fiumicino e Civitavecchia senza aver timore di essere semplice spettatore di progetti e investimenti economici come troppo spesso è successo in passato.

Infine esiste anche una motivazione storica. Ladispoli e Cerveteri sono da tempo già di fatto un’unica macrocittà a causa della rivoluzione demografica che le ha investite negli ultimi trenta anni e che le ha portate ad essere molto più simili e compenetrate rispetto a qualche decennio fa. Oggi Ladispoli non è più soltanto una cittadina balneare a vocazione turistica e Cerveteri non è più solo un centro agricolo con una grande storia alle spalle, ma entrambe sono vere e proprie realtà urbane con la stessa conformazione sociale e con gli stessi problemi da affrontare. Il comune unico certificherebbe solamente un processo storico già consolidato.

Ma al di là di questi importanti fattori l’iniziativa referendaria innescherebbe in maniera inevitabile anche un naturale processo di partecipazione politica e di riposizionamento identitario perché rimetterebbe sul tavolo questioni e valori fondamentali da inquadrare in una prospettiva nuova. In altre parole i cittadini si troverebbero nella condizione di scegliere non solo per il comune unico ma dovrebbero anche immaginare come potrà essere questo territorio nei prossimi anni a livello di politiche sociali, ambientali, turistiche e così via. La cittadinanza potrebbe quindi accompagnare il processo di riunificazione con proprie idee e proposte ponendo le fondamenta per la città che verrà.

In quest’ottica il comune unico acquista così un significato speciale, un’opportunità imperdibile per rifondare questo territorio nel profondo, nella scelta delle vere priorità da mettere in agenda e nella formulazione di una nuova identità collettiva. E questo processo avrà tanto più valore e forza quanto più sarà accompagnato dalla partecipazione attiva della cittadinanza che avrà la storica occasione per interrogarsi e prender parte alla creazione di un’idea di futuro condivisa.

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La lezione sarda, Osteria Nuova e l’insostenibile logica del cemento https://www.terzobinario.it/osteria-nuova-la-lezione-sarda-e-linsostenibile-logica-del-cemento/ Wed, 27 Nov 2013 06:39:50 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=25251 In Sardegna si parla apertamente di disastro idrogeologico. Altra tragedia e altri morti da piangere. Almeno fino a domani quando tutto tornerà come prima e continueremo a fare finta di niente dimenticandoci che la cementificazione e il consumo indiscriminato di terra sono la causa principale di questi eventi drammatici. Molti di quei sindaci sardi che in […]

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"L'Amaca" di Michele Serra del 20 novembre 2013

“L’Amaca” di Michele Serra del 20 novembre 2013

In Sardegna si parla apertamente di disastro idrogeologico. Altra tragedia e altri morti da piangere. Almeno fino a domani quando tutto tornerà come prima e continueremo a fare finta di niente dimenticandoci che la cementificazione e il consumo indiscriminato di terra sono la causa principale di questi eventi drammatici.

Molti di quei sindaci sardi che in queste ore vivono per primi sulla propria pelle questa catastrofe e che cercano con grande merito e tenacia di alleviare le sofferenze agli sfollati, ai parenti delle vittime e a chiunque abbia un disagio, da domani torneranno nei propri uffici e continueranno probabilmente ad avallare cementificazioni e speculazioni edilizie. Come la storia di questo paese purtroppo insegna.

Ha ragione Michele Serra quando su “La Repubblica” del 20 novembre scrive che “sono noiosi i commenti davanti alle catastrofi italiane, identici da anni, da decenni: l’incuria del territorio, il dissesto idrogeologico, la cementificazione demente. […] La verità è che seppelliti i morti è comodo e conveniente lasciare che le cose continuino come prima. Ai vivi serve dimenticare in fretta e ritornare ai propri piccoli interessi quotidiani, ai soldi da guadagnare, alle delibere da firmare per fare contento chi ti ha votato”.

Solo qualche giorno fa abbiamo pubblicato su questo giornale un editoriale sul progetto di Osteria Nuova, una colata di cemento di 300 mila metri cubi di cemento vicina all’oasi naturalistica del bosco di Palo che il Comune di Ladispoli vuole portare avanti. E si rifletteva proprio su questa cultura suicida alla base di tali scelte.

Le motivazioni economiche (il cemento smuove l’economia locale) ed elettorali (il cemento porta voti) non reggono più se questo significa snaturalizzare un territorio come quello di Ladispoli già fortemente colpito dalla cementificazione.

L’abuso di consumo del suolo non può essere un problema solo quando bisogna contare i morti e le devastazioni ambientali, dovrebbe essere un punto fermo che anima tutti i nostri rappresentanti sempre e soprattutto se di sinistra.

Per questo motivo raccogliamo il grido di dolore sulla tragedia sarda di Marcello Fois quando ammette che “la parola sostegno dovrebbe corrispondere a urlare No tutte le volte che si avallano decisioni e situazioni insostenibili”.

Speriamo che questo urlo collettivo che si augura Fois si alzerà forte qui a Ladispoli se davvero la cementificazione di Osteria Nuova continuasse spedita nel suo iter amministrativo. Perché davvero domani sia un altro giorno e non lo stesso di ieri per questo territorio.

 

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Osteria nuova e quel fascino discreto del cemento https://www.terzobinario.it/osteria-nuova-e-quel-fascino-discreto-del-cemento/ https://www.terzobinario.it/osteria-nuova-e-quel-fascino-discreto-del-cemento/#comments Tue, 19 Nov 2013 04:23:26 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=24781 Dalle dichiarazioni di molti politici ladispolani sembra che ormai i tempi siano maturi per sbloccare la questione di Osteria Nuova, una colata di circa 300 mila metri cubi di cemento in un’area di 40 ettari che rientra in un piano di urbanistica contrattata e che potrebbe essere presto votata in consiglio comunale. A tutti coloro […]

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rossellini_ladispoliDalle dichiarazioni di molti politici ladispolani sembra che ormai i tempi siano maturi per sbloccare la questione di Osteria Nuova, una colata di circa 300 mila metri cubi di cemento in un’area di 40 ettari che rientra in un piano di urbanistica contrattata e che potrebbe essere presto votata in consiglio comunale.

A tutti coloro che criticano questa operazione urbanistica si risponde sempre con la vecchia storia che l’edilizia è il motore principale della città, uno dei pochi ambiti nel quale si crea lavoro, si smuove l’economia locale e si permette al pubblico – come in questo caso – di realizzare in cambio di nuove abitazioni private e strutture commerciali opere e servizi per la collettività altrimenti irrealizzabili.

L’osservazione è senz’altro fondata ma non fa i conti con la realtà che vede il nostro territorio sofferente dopo decenni di barbara cementificazione e soprattutto tale considerazione è in linea con una visione del mondo che questa crisi attuale sta rivelando essere fallace.

Il mito dello sviluppo legato indissolubilmente all’ideologia del mattone si crede dovrà essere superato al più presto soprattutto se si ha coraggio di guardare a questo territorio con obiettività. Tutto quello che poteva essere cementificato è stato realizzato ed è tanto vero che questo luogo è stato snaturalizzato che fa spavento leggere oggi le bellissime parole dal sapore bucolico scritte tanto tempo fa da Roberto Rossellini dedicate a Ladispoli e incise sulla pavimentazione della piazza a lui dedicata.

Scriveva il regista: “All’epoca abitavo a Ladispoli un bellissimo paese sul mare non lontano da Roma. La piazza del paese era un’immensa arena bruciata dal sole e battuta dai venti, una non piazza in realtà, un semplice spazio per permettere al cielo di giocare con la terra”. Questi pochi versi più che un omaggio alla città oggi sembrano essere una beffa.

Osteria Nuova in questo senso rientra a pieno titolo in questa cultura politica suicida dedita al saccheggio continuo della terra. Una cultura vecchia, anni settanta, che vede nel cemento un qualcosa dal fascino antico e l’unica possibilità di sviluppo per la nostra comunità.

Ed è per questo che non è da sognatori illusi o da ambientalisti senza se senza ma affermare che togliere verde ad un territorio già compromesso è come sottrarre futuro al nostro futuro e sostituire squallore a bellezza.

Questa questione potrebbe essere un momento decisivo per abbandonare logiche obsolete e cambiare passo legando finalmente questo territorio a nuove prospettive di sviluppo. Si parla tanto di agricoltura, turismo, cultura, welfare del terzo settore come strumenti per innovare ed uscire dalla crisi e poi nel pratico non si cambia mai. Sempre i soliti metodi, sempre le solite scorciatoie.

Dimostri questa amministrazione di essere davvero ambientalista – e non solo quando fa le biciclettate – rinunciando a questo progetto sciagurato.

Ma non credo che questo appello verrà mai accolto. In fondo cosa potremmo aspettarci da un certo ceto politico locale – di destra e di sinistra – che in molti casi ragiona sempre e solamente in metri cubi perché ha ottenuto dal cemento – nelle loro rispettabili attività private – prestigio e ricchezza? Cosa potrà mai partorire un’assise che ospita personaggi con determinati retro pensieri e palesi interessi economici nel settore edilizio e immobiliare se non un certo tipo di scelta, perpetrata quasi per osmosi, per il futuro di questa città?

Ad esclusione del M5S, la cosa che più sorprende in tutta questa storia è l’assenza di una forte opposizione a questo progetto da parte delle principali forze politiche cittadine. Un’abdicazione che sorprende e che al contempo fa riflettere amaramente.

Nel frattempo tra i cittadini la notizia è iniziata a circolare e questo nuovo quartiere residenziale e commerciale per tremila abitanti che contribuirà a cambiare per sempre i connotati della nostra città comincia a interrogare le coscienze dei cittadini. Si spera che possa essere l’inizio di un percorso di mobilitazione e confronto aperto e partecipato. Sarebbe un’ottima occasione per dimostrare che esiste un’altra Ladispoli convinta davvero che si possa porre fine all’epoca infausta delle colate di cemento.

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A chi può fare male un Festival? https://www.terzobinario.it/a-chi-puo-fare-male-un-festival/ Tue, 01 Oct 2013 20:12:38 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=21861 Credo ci sia qualcosa di veramente sgradevole nei commenti di certi personaggi locali nei confronti di Etruria Eco Festival, manifestazione alla quale sono fiero di aver contribuito a organizzare negli ultimi due anni. Si rimane davvero basiti davanti alla cattiveria che queste persone esercitano a mezzo stampa su un evento che negli anni è diventato […]

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Credo ci sia qualcosa di veramente sgradevole nei commenti di certi personaggi locali nei confronti di Etruria Eco Festival, manifestazione alla quale sono fiero di aver contribuito a organizzare negli ultimi due anni.
Si rimane davvero basiti davanti alla cattiveria che queste persone esercitano a mezzo stampa su un evento che negli anni è diventato un punto di riferimento nel contesto regionale e quindi motivo di orgoglio per il nostro territorio.

Non sono certamente uno sprovveduto e so perché si osteggia, a volte diffamando senza mezzi termini, un’eccellenza culturale di Cerveteri. Lo si fa perché l’ideatore del festival è stato Alessio Pascucci, attuale sindaco della città.

Gli oppositori di questa giunta, tramortiti dalla batosta elettorale o alla ricerca di visibilità politica, cercano con ogni mezzo di contrastare il vincitore delle ultime elezioni amministrative – cosa del tutto legittima naturalmente – ma sono così determinati in questa strategia politica che non si fanno scrupolo di infangare strumentalmente un progetto culturale vincente che, al di là di chi lo ha inventato e lo organizza attualmente, rappresenta una vetrina importante per la città che queste stesse persone sostengono di amare tanto.

Non voglio essere autocelebrativo ma Etruria Eco Festival è uno dei pochi eventi nel territorio che riesce ad attirare l’interesse di migliaia di persone che vengono appositamente per la manifestazione da altre città e l’attenzione dei media nazionali al quale dedicano spazi in programmi di punta della loro programmazione e pagine intere nei loro giornali.

Perché ostacolarlo al punto di chiedere come fa un ex sindaco di Cerveteri di non concedere più autorizzazioni comunali che permettano di realizzarlo? E perché si additano contro il festival argomentazioni fantasiose e diffamatorie?

Fino ad oggi non abbiamo mai risposto a queste accuse oltraggiose ma notiamo con dispiacere che ormai è diventato un’attività quasi quotidiana in taluni ambienti e per questo abbiamo deciso di reagire per difendere la nostra onorabilità.

Vi  presento alcune argomentazioni davvero singolari che questa “macchinetta del fango” ha prodotto in queste settimane. Alcune comari sostengono in articoli sui giornali e su profili di facebook  che l’associazione Luce a Cavallo, organizzatrice del Festival, non rendiconta le spese. Questi personaggi austeri dovrebbero sapere che non potremmo ricevere nessun tipo di contributo pubblico se non rendicontassimo a fine manifestazione. Gli uffici preposti in Regione, Provincia e Comune ci hanno sempre liquidato. Ciò significa che gli incartamenti attestanti la rendicontazione sono stati sempre depositati e controllati dai dipendenti pubblici come da prassi.

Un’altra accusa che ci viene contestata è la scarsa trasparenza amministrativa dal momento che non rendiamo pubblico il rendiconto. Ma da quando un’associazione privata ha l’obbligo di far vedere i propri conti al primo cavallino nero che passa? Ricordiamo a questi finti fustigatori che Etruria Eco Festival non è una manifestazione del Comune di Cerveteri ma fa capo a un’associazione privata alla quale vengono concessi contributi pubblici che vengono interamente spesi e rendicontati. Il nostro unico obbligo in tal senso, come ci impone la legge, è verso i soci dell’associazione, verso gli enti che ci forniscono il contributo e verso lo Stato al quale paghiamo le tasse. E questo dovere viene puntualmente soddisfatto.

Inoltre, si contesta in maniera subdola a Etruria Eco Festival di vivere di soli finanziamenti pubblici e di gravare totalmente sulla cittadinanza. Sicuramente gli enti locali ci concedono contributi – e per questo li ringraziamo caldamente e non smetteremo mai di farlo – ma essi non sono la nostra unica e prevalente entrata. I soldi che permettono di realizzare questo sogno provengono soprattutto dal duro lavoro che tutti noi facciamo durante tutto l’anno presso sponsor e investitori privati. Etruria Eco Festival ogni anno si assume un rischio d’impresa e se le spese superano le entrate (e questo capita sempre) sono gli organizzatori che ci rimettono e non certo i cittadini.

Non ci piace passare per ladruncoli o per furbetti. Siamo gente onesta che fonda il suo agire sociale nella promozione e diffusione della cultura e che ama così tanto la comunità nella quale vive che partecipa con progetti collettivi per contribuire al suo progresso. Sicuramente per questi signori non riusciremo mai a soddisfare tale obiettivo ma non per questo il nostro lavoro associativo, che è genuino e vero, può essere infangato con accuse false e denigratorie. Lo difenderemo sempre e in ogni sede. Per noi stessi, per il Festival e per la crescita culturale del nostro territorio.

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La destra e la sinistra. Populismo e politica al tempo dei grillini https://www.terzobinario.it/la-destra-e-la-sinistra-populismo-e-politica-al-tempo-dei-grillini/ https://www.terzobinario.it/la-destra-e-la-sinistra-populismo-e-politica-al-tempo-dei-grillini/#comments Wed, 19 Jun 2013 07:30:06 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=14914 Ho visto qualche giorno fa in un video che girava su facebook un’intervista di una nota giornalista italiana a Luigi Di Maio, deputato “cittadino” del M5S e ho notato questa sua ossessione a ripetere continuamente che il movimento di cui fa parte non è né di destra né di sinistra. Dal suo punto di vista […]

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Ho visto qualche giorno fa in un video che girava su facebook un’intervista di una nota giornalista italiana a Luigi Di Maio, deputato “cittadino” del M5S e ho notato questa sua ossessione a ripetere continuamente che il movimento di cui fa parte non è né di destra né di sinistra.

Dal suo punto di vista – ma vedo che è un sentimento condiviso tra i grillini – questa puntualizzazione era un merito politico del quale andare fieri, ma non si rendeva conto che stava cadendo nel populismo più bieco che è ormai cifra distintiva di buona parte di questi parlamentari pentastellati.

Chi afferma infatti che la destra e la sinistra non esistono sta negando il concetto stesso di politica. Altra cosa è affermare invece che non si vuole essere rappresentati da questa destra e da questa sinistra, ma Di Maio sosteneva proprio che questi due categorie erano superate tout court.

La struttura della società moderna è per sua natura un coacervo di interessi contrapposti e la politica serve per rappresentare e mediare questi interessi di parte – convenzionalmente denotati con i termini destra e sinistra appunto – attraverso un processo dialettico finalizzato all’interesse generale. Per questo motivo chi si pone fuori da questa logica naturale sta rappresentando di fatto un’idea di società mitica composta da un popolo omogeneo, un corpo sociale armonioso e interclassista dove non esiste la diseguaglianza e che marcia unito verso una direzione superiore. Storicamente questa visione, oltre che essere fallace, è il catalizzatore degli impulsi più pericolosi e reazionari.

I fascismi da sempre sono portatori di questa idea mitica della società. Essi per natura vogliono rappresentare il popolo nella sua interezza, in realtà non sono altro che avanguardie o braccia  (come affermava Antonio Gramsci a proposito del movimento di Mussolini) più o meno consapevoli del potere economico e finanziario che vogliono a parole contrastare.

La velleità post-ideologica è stata una delle carte più redditizie usate da Beppe Grillo nelle ultime elezioni politiche. È ormai famosa la sua affermazione che “non esistono idee di destra o di sinistra, ma solo idee buone o cattive”. Detta così l’applauso è assicurato, ma niente di più falso può essere dichiarato. Nel momento in cui si è chiamati a governare e scegliere concretamente sul lavoro, sull’economia e sull’ambiente bisogna per forza collocarsi a destra, a difesa di quello che una volta si chiamava “capitale” , oppure a sinistra, a difesa dei lavoratori e degli ultimi.

Dal canto loro il PDL e PDmenoL, con tutti i limiti che manifestano e il maleodore che emanano, invece non rinunciano a rappresentare, seppur parzialmente e insufficientemente, la parte che rappresentano. In campagna elettorale ad esempio quando Berlusconi usava l’arma propagandistica dell’IMU non stava facendo altro che chiamare a raccolta un certo tipo di elettorato e quando Bersani richiamava la centralità sulle politiche sul lavoro cercava di mobilitare il suo popolo.

La politica è fatta di scelte di campo e nessuna forza che ne faccia parte può sottrarsi a questo dato di realtà. Il malcontento che sta crescendo in questi giorni  nelle fila dei deputati e senatori del M5S nasce anche da questo vizio di fondo. Molti di quei rappresentati del popolo si sono scocciati di rimanere avulsi dalla contesa politica e voglio finalmente incidere per favorire un reale processo di cambiamento nel Paese. E questo lo possono fare solo schierandosi, dialogando e contribuendo ad essere parte del gioco politico.

Il dissenso interno al M5S non è sulla diaria o sulle esternazioni di questo e quel senatore, ma è qualcosa di più profondo. Non è un manipolo di traditori che vuole spegnere il fuoco sacro, ma è solo un sussulto di dignità di chi vuole ridefinire i contorni di un movimento che ormai deve scegliere se collocarsi all’interno di una logica politica che è di destra e di sinistra appunto, o continuare a far finta che la politica non esista dando spazio al populismo del suo capo, dei suoi devoti e di tutto quello che potrebbe comportare.

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Requiem for a dream https://www.terzobinario.it/requiem-for-a-dream/ Mon, 29 Apr 2013 21:16:56 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=10146 È stata veramente un’occasione sprecata. Perché nessuno può togliermi dalla testa che questa fase politica poteva davvero dare il via a un processo di modernizzazione e di cambiamento per le sorti di questo Paese che sta vivendo la più grande crisi economica dal dopoguerra a oggi.  Ma il sogno è stato spezzato proprio quando sembrava […]

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È stata veramente un’occasione sprecata. Perché nessuno può togliermi dalla testa che questa fase politica poteva davvero dare il via a un processo di modernizzazione e di cambiamento per le sorti di questo Paese che sta vivendo la più grande crisi economica dal dopoguerra a oggi.  Ma il sogno è stato spezzato proprio quando sembrava a portata di mano.

È finita, come accade quasi sempre nella storia, con una restaurazione macabra e paradossale che fa più male perché perpetrata dal maggiore partito della sinistra (sic!) che è riuscito in pochi giorni e con una farsa umiliante a bruciare da solo i propri candidati al Quirinale, ad abdicare a se stesso consegnandosi di nuovo nelle vetuste mani di Giorgio Napolitano e a varare un governo contro natura con il PDL.

In questa occasione la classe dirigente del PD ha dimostrato pubblicamente quello che da anni molti dei suoi simpatizzanti e elettori le ha sempre rimproverato a gran voce: una scarsa capacità a interpretare la realtà legata ad un’assenza di lungimiranza nella visione politica.

Eppure subito dopo il voto di fine febbraio con la non-vittoria sembrava che la coalizione di centro-sinistra la lezione l’avesse capita e il tentativo di Bersani di formare un governo in discontinuità con il passato sembrava andare in quella direzione.

La domanda di cambiamento uscita dalle urne sembrava così essere accolta, seppur con colpevole ritardo, con quell’apertura al M5S e cioè a quella forza politica che più di altre aveva saputo interpretare il malcontento e il desiderio di novità di una parte consistente di italiani.

La strada da intraprendere non era facile, per nulla. Ma l’accordo/sfida con il MS5 era l’unica via praticabile per la sinistra italiana perché in ogni modo alla fine se ne sarebbe giovata.

Perché se il M5S non avesse accettato l’opzione logicamente successiva all’ipotesi Bersani (che non aveva nessuna possibilità di riuscita) e cioè un governo esterno ai partiti – guidato da autorevoli personalità di area con un programma che accogliesse molte delle sue richieste (che ricordo la maggior parte sono proposte “di sinistra”) – questo rifiuto grillino avrebbe creato fratture tra gli eletti con conseguente ribaltamento delle posizioni di forza tra i due soggetti politici. Non è un caso che quando questo tipo di strategia è stata messa in atto con l’elezione dei presidenti delle Camere i parlamentari del M5S si sono spaccati e alcuni senatori  hanno votato Piero Grasso.

Il possibile diniego di Grillo avrebbe sì portato il Paese direttamente a nuove elezioni (previo un governo a tempo per la sola legge elettorale) ma alla luce di questi fatti la coalizione progressista le avrebbe affrontate con un profilo rinnovato e con un potere attrattivo molto più forte verso quell’elettorato che chiede il cambiamento e che a febbraio aveva scelto di votare per il M5S o di astenersi.

Si doveva dunque insistere su questa linea ma come afferma Curzio Maltese su “La Repubblica” del 21 aprile 2013: “Il gruppo dirigente del Pd non ha mai voluto un accordo con Grillo, ha soltanto messo in scena una lunga manfrina per far contento il popolo. Il vero, ma inconfessabile, obiettivo del gruppo dirigente era l’accordo con Berlusconi, che alla fine infatti è arrivato”.

Quindi se il sogno è svanito è solo per colpa di questo strano soggetto spurio che è la classe dirigente del Pd.

Questi smacchiatori di giaguari che ora con il giaguaro ci siederanno assieme al governo sono stati smascherati e le contraddizioni da sempre presenti in quel partito sono emerse come macigni.

Non può esistere infatti un soggetto politico che ha le gambe ben piantate a sinistra, da cui riceve legittimazione e consenso, e la testa che guarda, da quando è nato, verso destra. Non può esistere un partito che coltiva sogni liberisti accanto a quelli socialdemocratici, che ha al suo interno giuslavoristi fanatici della flessibilità e altri che difendono ogni singolo articolo dello statuto dei lavoratori, che sogna Blair e nello stesso tempo Berlinguer, che vuole rappresentare le categorie dei sindacati dei lavoratori e poi candida imprenditori in area Confindustria, che lavora per avere una banca mentre vuole difendere le famiglie e le piccole imprese schiacciate dalla mancanza di credito, che pensa al partito come uno strumento da mobilitare solo sotto elezioni ma ha una struttura e una storia completamente diverse.

Non sarà di certo il governo Letta a sopire queste criticità. Questo nuovo esecutivo non ha inaugurato nessuna nuova fase politica. Rappresenta solamente il tentativo di una classe dirigente (di sinistra ma anche di destra) disperata e delegittimata, l’ultimo colpo di coda di una stagione ormai giunta al capolinea. La fine di un ciclo storico che non riguarda solo l’Italia ma rientra in una domanda di cambiamento più generale che investe l’economia e le società di tutto il mondo.

Per quanto riguarda la grande maggioranza dell’elettorato di sinistra, quasi abbandonato a se stesso e senza più timonieri, rimane in attesa di un tempo nuovo, impaziente di avvistare dalla riva una nuova barca con la quale poter riprendere il mare.

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L’America Latina e il Laboratorio Italia https://www.terzobinario.it/lamerica-latina-e-il-laboratorio-italia/ Thu, 21 Mar 2013 21:41:16 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=5708 Non è frutto del caso se sabato scorso abbiamo assistito a due eventi che rappresentano nel profondo una seria risposta a quella domanda di cambiamento che viene dalla società. Il discorso del nuovo pontefice Francesco alla stampa e poco dopo quello di Laura Boldrini, nuovo presidente della Camera, hanno davvero commosso e fatto affiorare la […]

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Non è frutto del caso se sabato scorso abbiamo assistito a due eventi che rappresentano nel profondo una seria risposta a quella domanda di cambiamento che viene dalla società. Il discorso del nuovo pontefice Francesco alla stampa e poco dopo quello di Laura Boldrini, nuovo presidente della Camera, hanno davvero commosso e fatto affiorare la speranza che qualcosa si sta finalmente smuovendo.

Seppur pronunciate in ambiti totalmente diversi le loro riflessioni sono state molto simili. Si sentiva un disperato bisogno nel nostro Paese di parole come accoglienza, rispetto della persona, maggiore redistribuzione della ricchezza, pace, amore per il creato (ovvero per l’ambiente circostante), moralità pubblica. È il segnale che la politica nel senso più ampio possibile sta pian piano tornando nel proprio alveo naturale, il più nobile, quello di “servizio per il bene comune” come ha dichiarato Don Luigi Ciotti, un altro grande esponente di questo nuovo sentire pubblico.

E non è frutto del caso neanche che queste due figure siano legate all’America Latina – il papa all’Argentina dove è nato e ha svolto la sua missione pastorale e la Boldrini al Venezuela dove tra i campesinos ebbe inizio la sua opera in difesa degli ultimi – il vero e nuovo laboratorio politico globale.

Le società avanzate non si sono accorte, o hanno fatto finta, che in quei territori è nata nel tempo una cultura politica autonoma e critica verso il neoliberismo. Al di là del giudizio politico, a volte discutibile, personalità come Lula prima e Dilma Roussef oggi in Brasile, Chàvez in Venezuela, Morales in Bolivia, Mujiica in Uruguay hanno portato all’attenzione del mondo nuovi temi e scelte in economia in forte discontinuità con il pensiero unico occidentale.

Le critiche più feroci alla società capitalistica attuale, la volontà di non chinarsi alla finanza globale, il bisogno di giustizia sociale, l’allarme ambientale (ricordo a tal proposito solo Rio+20 che qui in Europa è passato quasi inosservato), la ricerca della felicità in forme del tutto inedite provengono tutte da lì da quella che una volta era la polveriera sudamericana o peggio il salotto sanguinolento degli Stati Uniti. Oggi quella terra è invece un motore economico importante della scena globale ed è portatrice sana di cambiamento e speranza che “un altro mondo è possibile”. Quello che è nato in America Latina è un processo inarrestabile che guarda al mondo perché lo richiama al proprio senso di responsabilità davanti ai danni economici, sociali ed ambientali che esso ha generato in questi decenni.

Questo vento di cambiamento sta arrivando anche in Italia. Il successo del M5S alle ultime elezioni è stata la prima avvisaglia in questo senso. Il secondo segnale – seppur in un ambito religioso ma che evidentemente avrà ripercussioni sulla politica in generale – è venuto dall’elezione del papa che si richiama a San Francesco di Assisi con tutto quello che questo nome suscita nell’immaginario collettivo; infine l’elezione di Laura Boldrini alla presidenza della Camera. È evidente che è in atto una sorta di rivoluzione che sta spingendo il potere politico a modernizzarsi e prender parte al cambiamento per non esserne travolto.

E così la piccola Italia, quasi per caso, si ritrova ad esercitare il ruolo di laboratorio europeo per una nuova fase politica. Il prossimo passo sarà la formazione del nuovo governo il quale dovrà essere capace di mettere in agenda queste nuove sensibilità per poi contagiare in seguito anche la grigia Europa.

Non cogliere questa opportunità sarebbe un’occasione mancata, un appuntamento perso con la storia.

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Prove di governo. La sinistra, il Movimento Cinque Stelle e la doppia opportunità https://www.terzobinario.it/prove-di-governo-la-sinistra-il-movimento-cinque-stelle-e-la-doppia-opportunita/ https://www.terzobinario.it/prove-di-governo-la-sinistra-il-movimento-cinque-stelle-e-la-doppia-opportunita/#comments Wed, 06 Mar 2013 07:26:40 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=4153 La non-vittoria della sinistra alle ultime elezioni politiche dimostra chiaramente che la strategia di questi ultimi decenni è stata per sempre sconfitta. La ricerca spasmodica di coniugare il libero mercato con una redistribuzione equa della ricchezza e di barattare la propria identità con la corsa all’elettorato moderato ha contribuito solamente a creare un ibrido deforme […]

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La non-vittoria della sinistra
alle ultime elezioni politiche dimostra chiaramente che la strategia di questi ultimi decenni è stata per sempre sconfitta. La ricerca spasmodica di coniugare il libero mercato con una redistribuzione equa della ricchezza e di barattare la propria identità con la corsa all’elettorato moderato ha contribuito solamente a creare un ibrido deforme e innaturale che non ha convinto né gli elettorali liberali né quelli progressisti.

La sinistra non ha persuaso soprattutto quel nutrito popolo di elettori, specialmente i più giovani, che si aspettava un forte segnale di cambiamento e una nuova missione da compiere proprio da parte di quella coalizione più vicina alle classi sociali che più di altre stanno pagando la pesantissima crisi economica.

Ha ragione da questo punto di vista il regista Roberto Andò – attualmente al cinema con “Viva la Libertà”, film profetico sulla crisi di un leader democratico – che intervistato da “La Repubblica” afferma che la politica ha il dovere di tornare a trasmettere passione e di uscire dalla tattica autoreferenziale (mi alleo con Vendola? O con Monti?) e parlare direttamente al cuore e alla testa delle persone iniettando insieme alle argomentazioni delle chiare speranze di cambiamento.

Tutto il contrario di quello che ha fatto Bersani in campagna elettorale che ha preferito la moderazione alla richiesta degli elettori di mettere in circolo elementi di discontinuità concreti. Ne è così venuta fuori una proposta politica timida quando il tempo attuale necessitava appunto di determinazione, di scelte di campo nette soprattutto in materia economica (politiche espansive o repressive, dirigismo o liberismo, economia reale o finanziaria). E un’altra volta, l’ennesima, gli elettori non hanno compreso il messaggio politico e hanno votato altrove.

Nonostante questa sconfitta e un governo da realizzare senza possedere la maggioranza credo fortemente che solo da sinistra possa palesarsi qualsiasi tipo di cambiamento. È la nostra storia che lo insegna. Gli unici momenti di vero progresso in questo Paese sono avvenuti quando questa forza politica è stata protagonista del tempo che viveva. Basti ricordare gli anni della guerra con la Resistenza e la conseguente nascita della Repubblica e della Costituzione; e poi gli anni sessanta con il boom economico e i governi di centro-sinistra, ed infine gli anni settanta con la grande stagione dei diritti civili a seguito del movimento del sessantotto. Ma bisogna voler cambiare realmente, mettersi in gioco e soprattutto ‘sapersi rivoluzionare’ dentro e fuori i partiti di quell’area politica.

E nel breve periodo l’unica strada percorribile per rimanere protagonisti di questa post-modernità è quella di riuscire a dialogare concretamente con il M5S, il vero vincitore delle elezioni, proponendo ad esso – e non a Grillo che mi risulta essere da quanto dicono i grillini solo il megafono – un programma serio che sposi alcuni dei suoi punti programmatici. Sarebbe un’opportunità preziosa per la sinistra di contaminarsi per modernizzarsi. Anche perché la maggior parte delle proposte elettorali del M5S proviene dal variegato arcipelago progressista (la sensibilità ambientale, il reddito di cittadinanza, la questione morale, la redistribuzione del reddito, la lotta ai poteri forti e alla finanza globale). Nel corso di questi anni e per colpa di illuminate classi dirigenti – che avevano timore che gli italiani non avrebbero capito, che i tempi non fossero maturi, o che l’Europa ci avrebbe messo il muso – si è lasciato che altri si facessero promotori di queste proposte politiche. Il risultato è che oggi il M5S si ritrova portatore di una parte di istanze che appartengono alla storia della sinistra italiana.

Per tale motivo io sfiderei i grillini proprio sul campo che hanno scelto di percorrere presentandosi alle elezioni, quello della politica. Si prenda una parte del loro programma (non quello del PD) e partendo da questo si chieda al movimento (non a Grillo) di partecipare nel modo che reputa più opportuno al governo del Paese. Lo scelgano gli attivisti del M5S se l’esecutivo debba essere tecnico, politico o istituzionale. Alla luce del sole, senza opacità.

Anche perché in questo modo la vera natura di quel movimento si disvelerebbe. Se realmente, come dicono, si riconoscono nei principi democratici non dovrebbero aver nessun timore a partecipare ad un governo che esprima le loro idee. In caso di diniego il M5s si troverà ad essere l’unico responsabile della crisi politica e chi teme sue possibili derive autoritarie – con la smania di un nuovo ricorso alle urne – da quel momento in poi avrà qualche elemento in più per provarle.

Ma io non credo che la maggioranza degli attivisti del M5S si rifiuterà di partecipare alla sfida del governo. Tale scelta sarà anche un momento decisivo per capire l’effettivo protagonismo politico e l’autonomia operativa dei grillini nei confronti di quell’ex comico populista e dialetticamente violento. Se davvero Beppe Grillo è soltanto un megafono e un voto vale uno come sostenete, cari sostenitori del M5S, non resta che contarvi. È anche la vostra opportunità. Votate nel web un vostro ingresso nel governo e vediamo se il vostro mentore si limiterà solo a far da portavoce o si rivolterà perché il figlioccio è diventato autonomo e vuole giocare alla democrazia!

La nascita di questo innovativo governo sarebbe un’occasione da non perdere per entrambe le forze politiche. In ogni caso se ne gioverebbe il Paese ancora stordito davanti al futuro tutto da ricostruire.

I segnali di questi giorni dicono altro. Questo governo sinistra-M5S è difficile che nasca, quasi impossibile. Ma bisogna farlo.

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Nessuno si salva da solo. Ripartiamo dal territorio per combattere la crisi https://www.terzobinario.it/nessuno-si-salva-da-solo-ripartiamo-dal-territorio-per-combattere-la-crisi-2/ https://www.terzobinario.it/nessuno-si-salva-da-solo-ripartiamo-dal-territorio-per-combattere-la-crisi-2/#comments Tue, 19 Feb 2013 07:55:48 +0000 http://www.terzobinario.it/?p=2615 di Gianfranco Marcucci Mentre molti miei concittadini e soprattutto molti politici si sforzano a richiamare per Ladispoli vocazioni che non le appartengono più (come quella del turismo) non si scorge che la vera anima e motore di questa città è legata indissolubilmente a due dimensioni solidali interconnesse tra loro: l’accoglienza e l’integrazione. Ed è basandosi […]

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solidarietàdi Gianfranco Marcucci

Mentre molti miei concittadini e soprattutto molti politici si sforzano a richiamare per Ladispoli vocazioni che non le appartengono più (come quella del turismo) non si scorge che la vera anima e motore di questa città è legata indissolubilmente a due dimensioni solidali interconnesse tra loro: l’accoglienza e l’integrazione. Ed è basandosi su queste peculiarità che il nostro territorio deve rispondere quando si sente minacciato come oggi dai venti della crisi economica e sociale che imperversano in tutto il Paese.

Tutta la storia di Ladispoli infondo ha ruotato intorno a questi valori, sin dalla sua fondazione alla fine dell’Ottocento quando si unirono in un felice connubio due fenomeni migratori diversi, da una parte quello dei pescatori campani e dall’altra quello dei pastori e contadini umbro-marchigiani. Ma questo impulso inclusivo è stato fondamentale soprattutto a partire dall’inizio degli anni Ottanta. In tre decenni la città ha saputo inglobare in un processo virtuoso dapprima le popolazioni immigrate dell’Est Europa e in seguito il ceto medio romano in fuga dalla capitale riuscendo a modificare radicalmente il proprio assetto urbano, a incrementare la richiesta di servizi pubblici (scolastici, medici e assistenziali), a variare la viabilità e a soddisfare i bisogni dei nuovi residenti spingendo la cittadinanza a creare nuove professioni in un felice processo di modernizzazione. Il risultato è stato positivo.

Tutta la comunità accettando questa nuova missione ha vinto la sfida del cambiamento e ha tenuto il passo. Oggi Ladispoli con oltre quarantamila residenti – nel 1981 erano solamente dodicimila – si presenta come una città di media grandezza dell’area metropolitana nord di Roma molto lontana quindi dal piccolo borgo di pescatori d’inizio secolo ma allo stesso tempo ancora molto vicina a quel mondo per cultura, valori e senso di ospitalità. Senza voler esagerare questa impresa mi porta a pensare Ladispoli come ad una piccola America alle rive del mar Tirreno. Perché realmente essa ha rappresentato per tanti una speranza e un’opportunità. Questa città dalle tante facce e dalle tante lingue è riuscita a dare risposte concrete come fu, con le debite proporzioni, il sogno americano per tanti connazionali nella prima parte del Novecento.

Oggi però questo modello sociale rischia d’incepparsi davanti alla minaccia della crisi economica attuale. Ho incontrato qualche giorno fa l’Assessore alle politiche sociale del Comune e mi ha descritto una situazione preoccupante con un aumento di persone italiane e straniere che corrono negli uffici comunali nella speranza di un aiuto concreto come mai si era visto in passato. E poi basta parlare con le persone nei bar, alla stazione o in strada per capire le difficoltà di chi ha perso il lavoro, di chi non riesce a pagare il mutuo o l’affitto, di chi è costretto a rinunciare alle cure mediche, di chi non riesce a provvedere alla salvaguardia dei propri figli in assenza di un reddito sufficiente. Per contrastare questo disagio sociale credo che oggi più che mai ci sia il bisogno di rimettere di nuovo in circolo quei valori di solidarietà e accoglienza che da sempre hanno contraddistinto la nostra comunità.

Credo ci sia il bisogno di ripartire da qui per fronteggiare il rischio di un fenomeno disgregativo. E se le istituzioni locali soffrono per mancanza di fondi e per una politica nazionale che ottusamente le strozza, allora debbono essere i cittadini a contribuire con il loro impegno individuale ma soprattutto collettivo per migliorare il destino di un territorio che soffre. Nessuno si salva da solo e una comunità solidale deve quindi contribuire in quota parte affinché nessuno sia costretto a farlo. So già che molte realtà associative stanno raccogliendo questa sfida e in accordo con le istituzioni si sta cercando di realizzare una rete che possa rendere più efficace un’azione collettiva di supporto e di contrasto. Ma tale sforzo non dovrebbe riguardare solo l’associazionismo ma dovrebbe cominciare ad interessare anche gli operatori economici che potrebbero realizzare idee di business al riguardo (asili nido in famiglia, uffici di riposizionamento lavorativo, centri studi per immigrati, progetti di microcredito promossi delle casse di risparmio territoriali, creazione di imprese agricole per favorire nuova occupazione locale, centri ricreativi e culturali per i giovani).

Questa scommessa che noi di Terzo Binario sosterremo e promuoveremo può essere anche l’occasione dell’inizio di un fenomeno di rinnovamento generale perché il futuro di questa città, anche in senso politico nell’accezione più ampia e nobile, può risorgere solo ripartendo dal territorio, da tante piccole azioni quotidiane, da un’azione coordinata e virtuosa tra pubblico e privato, dallo sforzo collettivo di uomini e donne che si organizzano per migliorare il proprio destino, quello dei loro figli e quello della comunità in cui vivono.

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