Dalle dichiarazioni di molti politici ladispolani sembra che ormai i tempi siano maturi per sbloccare la questione di Osteria Nuova, una colata di circa 300 mila metri cubi di cemento in un’area di 40 ettari che rientra in un piano di urbanistica contrattata e che potrebbe essere presto votata in consiglio comunale.
A tutti coloro che criticano questa operazione urbanistica si risponde sempre con la vecchia storia che l’edilizia è il motore principale della città, uno dei pochi ambiti nel quale si crea lavoro, si smuove l’economia locale e si permette al pubblico – come in questo caso – di realizzare in cambio di nuove abitazioni private e strutture commerciali opere e servizi per la collettività altrimenti irrealizzabili.
L’osservazione è senz’altro fondata ma non fa i conti con la realtà che vede il nostro territorio sofferente dopo decenni di barbara cementificazione e soprattutto tale considerazione è in linea con una visione del mondo che questa crisi attuale sta rivelando essere fallace.
Il mito dello sviluppo legato indissolubilmente all’ideologia del mattone si crede dovrà essere superato al più presto soprattutto se si ha coraggio di guardare a questo territorio con obiettività. Tutto quello che poteva essere cementificato è stato realizzato ed è tanto vero che questo luogo è stato snaturalizzato che fa spavento leggere oggi le bellissime parole dal sapore bucolico scritte tanto tempo fa da Roberto Rossellini dedicate a Ladispoli e incise sulla pavimentazione della piazza a lui dedicata.
Scriveva il regista: “All’epoca abitavo a Ladispoli un bellissimo paese sul mare non lontano da Roma. La piazza del paese era un’immensa arena bruciata dal sole e battuta dai venti, una non piazza in realtà, un semplice spazio per permettere al cielo di giocare con la terra”. Questi pochi versi più che un omaggio alla città oggi sembrano essere una beffa.
Osteria Nuova in questo senso rientra a pieno titolo in questa cultura politica suicida dedita al saccheggio continuo della terra. Una cultura vecchia, anni settanta, che vede nel cemento un qualcosa dal fascino antico e l’unica possibilità di sviluppo per la nostra comunità.
Ed è per questo che non è da sognatori illusi o da ambientalisti senza se senza ma affermare che togliere verde ad un territorio già compromesso è come sottrarre futuro al nostro futuro e sostituire squallore a bellezza.
Questa questione potrebbe essere un momento decisivo per abbandonare logiche obsolete e cambiare passo legando finalmente questo territorio a nuove prospettive di sviluppo. Si parla tanto di agricoltura, turismo, cultura, welfare del terzo settore come strumenti per innovare ed uscire dalla crisi e poi nel pratico non si cambia mai. Sempre i soliti metodi, sempre le solite scorciatoie.
Dimostri questa amministrazione di essere davvero ambientalista – e non solo quando fa le biciclettate – rinunciando a questo progetto sciagurato.
Ma non credo che questo appello verrà mai accolto. In fondo cosa potremmo aspettarci da un certo ceto politico locale – di destra e di sinistra – che in molti casi ragiona sempre e solamente in metri cubi perché ha ottenuto dal cemento – nelle loro rispettabili attività private – prestigio e ricchezza? Cosa potrà mai partorire un’assise che ospita personaggi con determinati retro pensieri e palesi interessi economici nel settore edilizio e immobiliare se non un certo tipo di scelta, perpetrata quasi per osmosi, per il futuro di questa città?
Ad esclusione del M5S, la cosa che più sorprende in tutta questa storia è l’assenza di una forte opposizione a questo progetto da parte delle principali forze politiche cittadine. Un’abdicazione che sorprende e che al contempo fa riflettere amaramente.
Nel frattempo tra i cittadini la notizia è iniziata a circolare e questo nuovo quartiere residenziale e commerciale per tremila abitanti che contribuirà a cambiare per sempre i connotati della nostra città comincia a interrogare le coscienze dei cittadini. Si spera che possa essere l’inizio di un percorso di mobilitazione e confronto aperto e partecipato. Sarebbe un’ottima occasione per dimostrare che esiste un’altra Ladispoli convinta davvero che si possa porre fine all’epoca infausta delle colate di cemento.