La destra e la sinistra. Populismo e politica al tempo dei grillini • Terzo Binario News

La destra e la sinistra. Populismo e politica al tempo dei grillini

Giu 19, 2013 | Blog, Gianfranco Marcucci

Ho visto qualche giorno fa in un video che girava su facebook un’intervista di una nota giornalista italiana a Luigi Di Maio, deputato “cittadino” del M5S e ho notato questa sua ossessione a ripetere continuamente che il movimento di cui fa parte non è né di destra né di sinistra.

Dal suo punto di vista – ma vedo che è un sentimento condiviso tra i grillini – questa puntualizzazione era un merito politico del quale andare fieri, ma non si rendeva conto che stava cadendo nel populismo più bieco che è ormai cifra distintiva di buona parte di questi parlamentari pentastellati.

Chi afferma infatti che la destra e la sinistra non esistono sta negando il concetto stesso di politica. Altra cosa è affermare invece che non si vuole essere rappresentati da questa destra e da questa sinistra, ma Di Maio sosteneva proprio che questi due categorie erano superate tout court.

La struttura della società moderna è per sua natura un coacervo di interessi contrapposti e la politica serve per rappresentare e mediare questi interessi di parte – convenzionalmente denotati con i termini destra e sinistra appunto – attraverso un processo dialettico finalizzato all’interesse generale. Per questo motivo chi si pone fuori da questa logica naturale sta rappresentando di fatto un’idea di società mitica composta da un popolo omogeneo, un corpo sociale armonioso e interclassista dove non esiste la diseguaglianza e che marcia unito verso una direzione superiore. Storicamente questa visione, oltre che essere fallace, è il catalizzatore degli impulsi più pericolosi e reazionari.

I fascismi da sempre sono portatori di questa idea mitica della società. Essi per natura vogliono rappresentare il popolo nella sua interezza, in realtà non sono altro che avanguardie o braccia  (come affermava Antonio Gramsci a proposito del movimento di Mussolini) più o meno consapevoli del potere economico e finanziario che vogliono a parole contrastare.

La velleità post-ideologica è stata una delle carte più redditizie usate da Beppe Grillo nelle ultime elezioni politiche. È ormai famosa la sua affermazione che “non esistono idee di destra o di sinistra, ma solo idee buone o cattive”. Detta così l’applauso è assicurato, ma niente di più falso può essere dichiarato. Nel momento in cui si è chiamati a governare e scegliere concretamente sul lavoro, sull’economia e sull’ambiente bisogna per forza collocarsi a destra, a difesa di quello che una volta si chiamava “capitale” , oppure a sinistra, a difesa dei lavoratori e degli ultimi.

Dal canto loro il PDL e PDmenoL, con tutti i limiti che manifestano e il maleodore che emanano, invece non rinunciano a rappresentare, seppur parzialmente e insufficientemente, la parte che rappresentano. In campagna elettorale ad esempio quando Berlusconi usava l’arma propagandistica dell’IMU non stava facendo altro che chiamare a raccolta un certo tipo di elettorato e quando Bersani richiamava la centralità sulle politiche sul lavoro cercava di mobilitare il suo popolo.

La politica è fatta di scelte di campo e nessuna forza che ne faccia parte può sottrarsi a questo dato di realtà. Il malcontento che sta crescendo in questi giorni  nelle fila dei deputati e senatori del M5S nasce anche da questo vizio di fondo. Molti di quei rappresentati del popolo si sono scocciati di rimanere avulsi dalla contesa politica e voglio finalmente incidere per favorire un reale processo di cambiamento nel Paese. E questo lo possono fare solo schierandosi, dialogando e contribuendo ad essere parte del gioco politico.

Il dissenso interno al M5S non è sulla diaria o sulle esternazioni di questo e quel senatore, ma è qualcosa di più profondo. Non è un manipolo di traditori che vuole spegnere il fuoco sacro, ma è solo un sussulto di dignità di chi vuole ridefinire i contorni di un movimento che ormai deve scegliere se collocarsi all’interno di una logica politica che è di destra e di sinistra appunto, o continuare a far finta che la politica non esista dando spazio al populismo del suo capo, dei suoi devoti e di tutto quello che potrebbe comportare.