“A Roma dietro ogni appalto e, ancor di più, dietro ogni affidamento diretto potrebbe nascondersi un esborso inutile di denaro pubblico. La Procura della Corte dei conti del Lazio ha avviato un’indagine sulla base della relazione dell’Autorità nazionale anticorruzione che analizza la situazione degli appalti erogati da Roma Capitale durante la consiliatura Alemanno, prima, e quella Marino, dopo. Il documento da 145 pagine è stato consegnato ai magistrati di via Baiamonti lo scorso 7 agosto. Solo ieri, però, il procuratore capo Raffaele De Dominicis ha aperto ufficialmente un fascicolo che mira a verificare se c’è stato un danno erariale e soprattutto a quali dirigenti comunali questo danno può essere addebitato”. Lo scrive Valeria Di Corrado su Il Tempo. “Per un valore complessivo pari al 43% degli appalti affidati – si legge nell’articolo – In pratica, quasi la metà dei lavori e dei servizi sono stati assegnati dal Campidoglio attraverso trattative private. Ciò non significa automaticamente che, ogni qualvolta si è in presenza di un affidamento diretto, ci sono gli estremi per un danno all’erario. I pm contabili, infatti, devono dimostrare, caso per caso, che l’amministrazione avrebbe speso di meno scegliendo di assegnare un appalto di opere o servizi a un’altra società. Per far questo è necessario operare delle comparazioni tra casi analoghi, in territori simili, con identiche categorie merceologiche. Il danno da mancato risparmio c’è solo se si arriva a provare che utilizzando una procedura concorsuale più ‘aperta’ i costi degli appalti sarebbero stati inferiori. Un altro risvolto investigativo, per la Procura della Corte dei conti, è dimostrare che il Comune ha subito un danno da lesione del principio da concorrenza. Questo accade quando gli appalti vengono assegnati sempre ai soliti soggetti. Sono tanti gli esposti arrivati sul tavolo dell’Autorità anticorruzione: in quello del 20 febbraio scorso viene segnalato come la manutenzione delle strade nei municipi sia assegnata sempre alle stesse 12 imprese. Sulla stessa linea una denuncia consegnata dal Codacons ai magistrati contabili, che evidenzia la pericolosità delle buche dovute a scarsa manutezione. Un’escamotage utilizzato spesso è quello di frazionare le prestazioni della stessa natura per mantenere gli importi assegnati sotto la soglia comunitaria. Una sorta di ‘spezzatino’ utilizzato per aggirare lo strumento della gara pubblica. È quello successo, per esempio, presso il mercato all’ingrosso carni. Alla società Frigotermo sono stati assegnati ben 30 affidamenti diretti di importo variabile da 3 mila a 37.363 euro per i servizi relativi alla manutenzione della catena di macellazione, della centrale del freddo o dei depuratori. Allo stesso modo, spiegano gli ispettori dell’Anac, ‘appare anomala’ l’assegnazione a Csa (Consorzio servizi annonari) da dicembre 2012 a dicembre 2014 di 25 affidamenti diretti da 4.880 a 159.531 euro per gestire lo svolgimento del servizio di pulizie e macellazione per il macello pubblico di Roma”.
Campidoglio, rapporto ANAC: indaga la Corte dei Conti. Sabella e la solita risposta: “La foto Anac è reale ma del passato”

Nella giornata odierna è arrivata la replica dell’assessore capitolino alla Legalità Alfonso Sabella, che ha fatto ricorso alla solita formula usata anche nei confronti del rapporto del ministro Alfano a fine agosto. “La fotografia scattata da Cantone, purtroppo, e’ reale – dichiara Sabella – pero’ sia chiaro che quella foto e’ del passato, Roma e’ cambiata: se con Alemanno c’e’ stato il boom, con Marino c’e’ l’inversione di tendenza. Si puo’ dire che abbiamo affrontato e risolto tutti i punti critici evidenziati da Cantone. A proposito: e’ stato Marino a chiedere all’Anac questa verifica”. Affrontando la questione spinosa degli affidamenti alle coop, Sabella ha affermato: “Qualche proroga c’e’ stata. Si tratta di contratti gia’ stipulati, senza il tempo necessario per bandire la gara e per servizi essenziali per la collettivita’”.