A Santa Marinella la politica non è più una cosa seria. È diventata una disciplina circense, con numeri da prestigiatore, equilibrismi da funambolo e una coerenza ideologica che definire liquida sarebbe un’offesa all’acqua.
Succede che il partito Noi Moderati tira fuori dal cilindro il nome della senatrice Rossi come candidata sindaca del centrodestra. Fin qui, tutto sommato, nulla di rivoluzionario: i partiti fanno i partiti, propongono candidati, cercano alleanze. Poi però entra in scena il teatro dell’assurdo.
Il gruppo locale di Fratelli d’Italia appoggia Rossi. Ma, contemporaneamente, la consigliera locale di Noi Moderati decide che la coerenza è sopravvalutata e si iscrive proprio a Fratelli d’Italia. Cambio di casacca? No, evoluzione darwiniana: sopravvive chi trova la sigla più conveniente.
Nel frattempo, il livello provinciale di Fratelli d’Italia — evidentemente ignaro di quello che accade sotto casa — candida il dottor Gasparri come candidato del centrodestra. E qui il corto circuito diventa incendio: il direttivo locale di Fratelli d’Italia, invece di chiedersi cosa stia succedendo, si dimette in blocco e trasloca armi e bagagli dalla parte della Rossi. Altro che militanza: sembra un trasloco di condominio.
Gasparri, però, non resta solo. Arriva il sostegno della Lega provinciale e l’entusiasmo del coordinatore Maddaloni. Il quale, per non farsi mancare nulla, è anche referente di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci — quello che dalla Lega è uscito, ma evidentemente non abbastanza da impedire cortocircuiti mistici.
E mentre il quadro già somiglia a un cubo di Rubik lanciato contro il muro, ecco il contributo di Forza Italia: il gruppo locale converge su Gasparri, quello provinciale no. Una specie di partito quantistico: esiste e non esiste nella stessa posizione politica.
Poi arriva la ciliegina. L’ex senatore Francesco Giro manda auguri calorosi al candidato Manuelli, ignorando però l’ex responsabile azzurro Minghella, che nel frattempo si candida — con perfetto spirito ecumenico — in alleanza con il Partito Democratico. Perché alla fine, destra o sinistra, l’importante è partecipare. O magari vincere. O magari solo esserci.
Il risultato è un affresco degno di Ettore Scola, ma senza sceneggiatura: un centrodestra che si divide, si moltiplica, si smentisce e si rincorre come in una commedia degli equivoci, dove nessuno sa più chi è cosa, chi sostiene chi e soprattutto perché.
E la conclusione, inevitabile e velenosa, arriva puntuale in redazione: comunicati stampa firmati “il centrodestra”.
Quale centrodestra?
Quello di Rossi o quello di Gasparri? Quello della Lega o quello di Vannacci? Quello di Forza Italia locale o quello provinciale? Quello che si dimette o quello che si candida contro sé stesso?
A Santa Marinella il centrodestra è diventato una categoria dello spirito: esiste, ma non si vede. O meglio, si vede ovunque — ed è proprio questo il problema.
Braccio da Montone
