Appello da Cerveteri: “Istituire un parco archeologico” - Terzo Binario News

Un cittadino cerite lancia la proposta: “Di fronte al declino strutturale della nostra zona serve un progetto di riforma territoriale, di conversione economica e sociale”

Da un cittadino di Cerveteri (geometra Massimo Saltamerenda) riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata anche al presidente del Consiglio dei ministri e al sindaco della cittadina cerite e ad altre istituzioni, in cui è lanciata la proposta dell’istituzione di un parco archeologico, “un progetto di riforma territoriale, di conversione economica e sociale”:

Un Parco Archeologico per Caere, un Cantiere Popolare e Culturale per Cerveteri, una grande opera pubblica per l’Italia.

Giunga a voi il mio saluto e i più sentiti ringraziamenti per l’attenzione che vorrete porgere a questo modestissimo scritto che contiene però in se la presunzione di chi veramente cerca di mantenere intatto nel proprio cuore il bene per se stesso e quello che si deve al territorio in cui si vive. Recentemente il governo ha buttato giù una ‘lenzuolata’ di opere pubbliche (si parla addirittura di 130 cantieri) che da quanto mi pare di aver letto saranno quasi tutte dedicate alla ‘fornitura in posa’ di tantissimi metri cubi di asfalto stradale. Per quanto attiene la mia personale e parziale sensibilità politica, spiace dirlo: niente di nuovo sotto il sole, nulla che faccia presagire a un generale ripensamento su che cosa si dovrebbe fare per ripartire davvero dai territori e dai bisogni concreti delle persone che li abitano.

Perdonate la premessa assai irriverente e l’ardire di questa irrituale lettera dettata forse più che altro dalla disperazione di un normale cittadino. Molte volte mi capita di leggere la ‘favola’ che racconta del grande patrimonio archeologico che appartiene alla nostra Città, e che ora invece senza prospettive serie di lavoro per la sua popolazione tra uno spettacolo e l’altro, come accade probabilmente in tante altre realtà sub-metropolitane, sonnecchia il più delle volte alla stregua di un ‘poeta morente’. Di fronte al declino strutturale già presente nel nostro territorio in fase pre Covid di Edilizia, Agricoltura, Turismo e attività correlate quindi anche della politica e in generale della società civile, sono stato indotto a intraprendere questa iniziativa a livello individuale e con questa lettera desidero sottoporre alla vs. c.a. attenzione un’opera pubblica di prossimità che ritengo possa essere di grande importanza a livello globale.

La ‘novella’ di cui parlo insiste, almeno qui nel locale, sull’enfasi dell’estensione territoriale di questo ‘nostro’, e quindi anche vostro patrimonio monumentale e archeologico che Caere ci permette in questa sede di rappresentare. Essa verte sulla comparazione che si può fare con le aree di Pompei, dell’Appia Antica e addirittura con quelle delle Piramidi di Giza. Intendiamoci bene, io non sono un accademico, sono solo un Geometra Libero Professionista ed ex attivista politico locale che in questa epoca che ci auguriamo tutti sia davvero post Covid è in cerca di cantieri e programmi per i quali però valga ancora la pena spendersi.

Evidenzio che mentre le grandi aree archeologiche sopra citate com’è la nostra sono tutte inserite nell’elenco dei patrimoni tutelati dall’Unesco a differenza del ns. caso esse sono dotate di uno strumento di gestione incardinato in un sistema istituzionale organizzato in Parco Archeologico. Rilevo che a Caere-Vetus tutto è relegato alle ‘Aree Archeologiche visitabili’ in gran parte rappresentate sostanzialmente dalla ‘Necropoli della Banditaccia’, dalle ‘Tombe del Comune’ e da ‘Via degli inferi’, in una sorta di ‘Spralw urbanistico-monumentale’ la situazione restituisce solo in modestissima parte l’ampiezza e le potenzialità anche ataviche che invece giacciono senza alcuna utilità pratica o in zone impervie come ad esempio la necropoli di ‘Monte Abatone’ oppure in aree ancora interrate corrispondenti all’area urbana dell’antica Città di Caere.

Presso la biblioteca del nostro Comune, la cui copertina riproduco in epigrafe, giace dimentica una copia oramai sgualcita e addirittura malauguratamente vandalizzata di quello che io ritengo sia il libro più importante tra quelli riguardanti la nostra Città. Quel testo oltre ai dotti studi compiuti dagli scienziati contiene un’ipotesi di progetto che a mio avviso se fosse realizzato sarebbe di grande interesse non solo per le sorti di Cerveteri, ma anche per i territori limitrofi, per l’Italia intera e che darebbe immenso lustro a chiunque volesse attuarlo. Un libro-progetto curato dal compianto e illustrissimo Prof. Mauro Cristofani al cui interno si descrive una situazione sul campo, che fatta eccezione per qualche circoscritta campagna di scavo più recente, è comunque rimasta purtroppo o per fortuna pressocché ancora immutata e che va valorizzata.

Stante il dotto riferimento di cui sopra, la mia richiesta quindi senza ulteriori spiegazioni è palese poiché almeno a me pare evidente che in questo periodo di grandi sofferenze e di notevoli investimenti che sembrano aver svegliato addirittura il liberista continente europeo, come richiamato da più parti a livelli alti delle nostre istituzioni nazionali e come amplificato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel motto di apertura degli Stati Generali per l’Economia anche io sostengo quanto sia  importante che “Nell’ambito di questo progetto rientri anche l’investimento nella ‘bellezza’ del nostro Paese (cit.)”.

Da qui sorge la necessità impellente di inserire tra le ‘grandi opere’ pubbliche che ‘asfaltano ogni dove’ anche quelle di prossimità, quelle vicine cioè alle reali necessità delle persone o se volete solo quella che propongo in questa lettera che riguarda l’auspicabile formazione in concreto di un ‘Parco Archeologico della Città di Caere’ che riguarda studi, ricerche, opere di scavo e procedure di gestione cioè si un progetto di riforma territoriale di conversione economica e sociale. Sapete meglio di me di cosa sto parlando in termini diretti e di indotto, almeno così io auspico per me stesso e per il territorio in cui vivo il quale evidenzio, non potrà sorreggersi al lungo esclusivamente sull’opera sempre meritevole del volontariato.

Segnalo che Cerveteri prima dell’emergenza COVID è stata indicata per il 2020 da Regione Lazio insieme ad alcuni comuni limitrofi quale ‘Citta’ della Cultura’; ora a parte le spettacolarizzazioni a cui ci ha ampiamente abituati l’attuale amministrazione comunale e che purtroppo non solo ora non si possono fare in pompa magna come prima, ma che anche in passato non hanno creato assolutamente qualcosa che possa ‘puzzare di lavoro’ almeno per le fasce popolari, da quando si è entrati nella cosiddetta ‘fase 3’ della pandemia qui in città ancora non si parla proprio di nulla. Specialmente a livello politico locale sembra che tutti attendano che cada giù qualcosa dal cielo e basta, ma questo direte voi è un tema che purtroppo riguarda la ripresa nazionale.

Certo stupisce e dispiace apprendere in questa Città dove tutti noi (io compreso, ma in questo caso sto parlando di cantieristica) dove siamo così capaci ad ogni livello di riempirsi la bocca di “etruscologia” che ad esempio (e chissà se è vero) il Centro Visite Multimediale alla Banditaccia istituito grazie alla preziosa collaborazione del Dott. Piero Angela da molto tempo sia chiuso, dispiace venire a sapere i rumors che parlano dell’incapacità ormai strutturale del nostro Comune di intercettare i finanziamenti offerti dalle istituzioni sovra territoriali e che neppure il tanto decantato ‘Cammino di D. H. Lawrence’ sia stato ancora attuato, insomma è una tristezza, converrete con me costatare che con la ‘cultura’ ci si può diventare belli come le rose, ma che di quel pane il popolo non se ne possa proprio nutrire.

Insomma sto scrivendo da un luogo che possiede aree monumentali e archeologiche ‘disgraziatamente troppo ampie e assai piene di tufo scolpito’, un territorio bellissimo che però è troppo vicino a Roma per essere attrattivo per un flusso turistico che abbia un qualche impatto economico sulla nostra città. Inoltre a mio modesto avviso ‘commercialmente parlando’ in alternativa alle bellezze ben più rilevanti che offre la capitale parlo di un territorio che il più delle volte subisce la ‘concorrenza’ di Tarquinia che invece possiede un area visitabile più circoscritta (cioè meno impegnativa per il turista e per l’operatore economico), affrescata (cioè più appariscente e rappresentativa) e un bellissimo e ampio museo cittadino (cioè molto più interessante) e da dove i gruppi in visita possono partire con maggiori benefici per chi lavora nel settore in direzione di Viterbo, verso la “Città dei Papi” che è meglio attrezzata anche dal punto di vista ricettivo.

A me sembra che Cerveteri oltre che accogliere gruppi di ‘scolari’ e fruitori in gita fuori porta che dopo circa tre ore di visita tra necropoli e piccolo museo totalmente inadeguato dove addirittura il ‘Cratere e la Kyilix d’Eufronio’ sembrano dei Ciclopi intrappolati in una caverna di un’isola deserta, scappano a casa ‘senza comprare un gelato in centro’, abbia bisogno di vedersi riconosciuto almeno quello che è. Magari forse la nostra ‘Città dei vivi’ per quantità e qualità è più compatibile con un genere di turismo diverso da quello di massa, magari richiede una risposta ‘congressuale’ anche attivando finalmente nei locali di ‘Case Grifoni’ il vecchio progetto di ‘Centro Internazionale di Etruscologia’ che ricordo proprio per questo nel 2005 fu acquisito al bene comune e che oggi invece resta ampiamente e amaramente sotto utilizzato.

Sì è vero va anche detto che in passato è stato già abbozzato uno studio di fattibilità l’Istituzione di un Parco Archeologico, ma segnalo che oltre il molto probabile spreco di danaro pubblico non si è andati; come in parte accade per il libro citato e curato dal Prof. Cristofani, per quello che è di mia conoscenza, se ancora esiste quel progetto anch’esso giace smembrato, disseminato e inservibile presso i diversi archivi comunali.

Nel ritenere pertanto che le nostre istituzioni Comunali, per motivi che in questa sede non sta a me delineare, non siano tuttavia in grado di assumere in modo autonomo un’iniziativa su quanto ho cercato fin qui di descrivere, chiedo a tutti voi e a coloro che leggono di fare uno sforzo collegiale che con il pensiero sulle sorti dell’Italia sappia valorizzare i territori e nel ns. caso e davvero almeno la Città di Cerveteri. Perdonate infine se con questa lettera disperata sul presente, ma colma di speranza per il futuro, io ho fatto perdere del tempo prezioso a tutte le S.V., ma in scienza e coscienza come è mio preciso dovere civico e professionale, così ho sentito sinceramente di voler fare.

Massimo Saltamerenda

Pubblicato giovedì, 9 Luglio 2020 @ 14:29:47     © RIPRODUZIONE RISERVATA