Alfredino, il pompiere di Civitavecchia 40 anni dopo: "Cristo volle che andasse così" - Terzo Binario News

Manlio Buffardi e quella vita non salvata: “Una sconfitta che non ho mai accettato”

Alfredino, il pompiere di Civitavecchia 40 anni dopo: “Cristo volle che andasse così”.

alfredino vermicino

«Per salvare Alfredino non si poté fare di più. Anzi, credo proprio che Cristo volese che andasse a finire così». È la frase emblematica di Manlio Buffardi, l’ultimo vigile del fuoco sopravvissuto, che il 10 giugno del 1981 scavò per tante di salvare – inutilmente – il piccolo Rampi e che rappresenta una ferita mai rimarginata.

manlio buffardi

Oggi ricorre il quarantennale dal fatto di cronaca che incollò l’Italia intera davanti alla tv tenendola con il fiato sospeso per giorni. A Vermicino, vicino Frascati, il bimbo di sei anni cadde in un pozzo artesiano e l’epilogo fu tragico: nonostante gli sforzi per tirarlo fuori vivo, il piccolo morì e il corpo recuperato dopo un mese. Il Paese, con in testa il presidente Sandro Pertini che si recò personalmente sul posto, rimase scosso da quella vicenda.

Buffardi, oggi ultrasettantenne e in pensione da vent’anni, racconta la storia, ancora vivida nella sua mente. Anzi, è l’episodio che lo ha segnato maggiormente nella carriera da pompiere e il cui esito non ha mai accettato. «Di cosa fosse accaduto quel giorno non ho parlato se non in occasioni sporadiche – inizia Manlio – perché non volevo si pensasse che volevo vantarmene o specularci.

Alfredino, il pompiere di Civitavecchia 40 anni dopo: “Cristo volle che andasse così”

È qualcosa che mi porto dentro sebbene nel nostro lavoro se ne vedano veramente tante. Nemmeno ai miei figli ho voluto spiegare». Salvataggi, incidenti stradali, incendi: niente di tutto questo è paragonabile alla storia di Alfredino: «Forse è dipeso anche dal fatto di avere un figlio che allora era suo coetaneo.

manlio buffardi

Ci si immedesima con il dolore altrui». Il pompiere civitavecchiese ricorda quel giorno come se fosse ieri: «A inizio giugno a Civitavecchia si può già andare al mare e infatti ero sugli scogli della Medusa in zona sud. Ascoltavo la radio, quando a un certo punto tutte le trasmissioni hanno cominciato a raccontare di cosa stesse accadendo a Vermicino.

Fra me e me ho pensato che la sera sarei stato di turno al Comando Provinciale di Roma e mi sono chiesto cosa potesse capitarmi». Dall’immaginazione alla realtà (dura) il passo è stato brevissimo: «Con la squadra all’una eravamo lì a scavare. Quattro ore ininterrotte di lavoro. In quel momento ero l’ultimo arrivato nella 1A e quando uscii mi dissero di non rilasciare dichiarazioni».

alfredino vermicino

Un momento su tutti, l’incontro con Pertini: «La madre lo chiamava tutto il tempo ed è stato un dramma. Poi arrivò il Presidente: a me e Maurizio Bonardo fecero fare una doccia con una pompa, vestiti nuovi e poi davanti a Pertini. Piansi al suo cospetto, per la sensazione di fallimento e impotenza. Eravamo sotto pressione e durante il lavoro mi scappò una parolaccia davanti a lui».

Dopo 40 anni la convinzione del pompiere civitavecchiese è che il destino del bimbo fosse segnato: «Me lo fanno pensare una serie di fattori. Il fatto che fosse cardiopatico, la posizione, il tipo di terreno costellato da strati di peperino, il dubbio se fosse a 35 o a 80 metri sotto terra.

Negli anni da vigile del fuoco ho vissuto altre vicende drammatiche e pericolose nessuna delle quali ha incollato il Paese alla tv. Ho riflettuto su questo: ho svuotato l’armadietto piangendo quando sono andato in pensione dal Corpo convinto di aver dato tutto. Su Vermicino le ho sentite tutte ma non si poteva fare niente di diverso. Così volle Cristo e così andò», l’osservazione finale di Manlio Buffardi.

Pubblicato giovedì, 10 Giugno 2021 @ 07:59:00     © RIPRODUZIONE RISERVATA