Risultato tutto da analizzare quello del Referendum consuntivo sul Piano Integrato presentato da Piazza Grande.
Il primo dato: vince il NO con oltre il 55% dei voti.
Il secondo dato: vota solo un terzo degli aventi diritto: 466 su 1435.
Ma il dato che fa più clamore è il primo. Una competizione ristretta ad un pezzo di quartiere e svolta all’interno della parrocchia che nei giorni scorsi aveva invitato a votare sì.
E ci sono pochi alibi, perché in campo non si sono risparmiate nessuna della due parti. Schierati davanti alla sala parrocchiale sindaco, assessori e consiglieri comunali per tutta la giornata. Per il no continua e visibile la presenza dei cinquestelle.
Sul fronte delle opere da realizzare stravince l’indicazione di rifare strade e marciapiedi contro la realizzazione del sottopasso. E’ chiaro che l’abitante del quartiere ha sentito più pertinente risolvere un problema di prossimità che un’esigenza di tutta la città. E proprio su questo punto emerge la contraddizione di questa consultazione. Se l’amministrazione, qualora perseverasse nel portare avanti il piano integrato, dovrebbe abbandonare l’iniziativa di risolvere un problema dell’intera città per colpa dell’aver mal organizzato la consultazione. Se infatti era semmai in discussione il fatto di ammettere al voto solo gli abitanti del quartiere, dall’altra era del tutto inappropriato mettere un’opera strategica come quella del sottopasso nelle penne di pochi elettori.
Le operazioni si sono svolte serenamente, sia durante la votazione che durante lo spoglio. Presenti tutti. Tutta la giunta tranne l’assessora di Di Girolamo.
