#evadoincucina Mafia, Ostia, Corigliano Calabro: ne parliamo in cucina con Vincenzo Casciaro e Giuseppe Cimino • Terzo Binario News

#evadoincucina Mafia, Ostia, Corigliano Calabro: ne parliamo in cucina con Vincenzo Casciaro e Giuseppe Cimino

Apr 17, 2015 | #evadoincucina, Cerveteri, Ladispoli

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È di questi giorni la notizia che l’ISIS per “entrare” in Italia vorrebbe stringere rapporti con la mafia. I recenti fatti che hanno interessato Ostia e non solo, non devono farci pensare che le infiltrazioni mafiose siano lontane dal nostro territorio. Eccoci di nuovo in cucina, oggi in un’intervista speciale, con due amici che vengono da una cittadina adagiata sul Mar Jonio, sorvegliata da un castello antico ed austero, Corigliano Calabro, oltre 45.000, abitanti, è la seconda città della provincia di Cosenza ad aver subìto l’onta dello scioglimento del Consiglio Comunale per sospette infiltrazioni mafiose. Un provvedimento sollecitato dal Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, componente di un Governo di Centro-destra, come di centro destra era il primo cittadino Pasqualina Straface.

Corigliano Calabro

Corigliano Calabro

Ne parliamo con VINCENZO CASCIARO, politico di spicco della Città di Corigliano Calabro, ex Assessore della Città e GIUSEPPE CIMINO, ex Consigliere Comunale ed ex Presidente della Commissione Finanze e Bilancio, entrambi ex amministratori quando a Corigliano Calabro governava il Centro-Sinistra.

CASCIARO, ci può dare un giudizio sulle attuali strategie sul contrasto al crimine organizzato, alla luce della triste vicenda che ha visto il Consiglio Comunale “sciolto per infiltrazioni mafiose”?

Penso che su questo terreno l’antimafia delle leggi e della magistratura ha vinto molte battaglie, ma non ha vinto ancora la guerra. Bene la repressione, ma è indispensabile operare sul versante del potenziamento della cultura della legalità e su quello dello sviluppo economico; ci vuole un giusto equilibrio tra il RUOLO e la PRESENZA dello Stato.

Ci spieghi meglio cosa intende per RUOLO dello Stato.

Troppo Stato ha contribuito ad accrescere le organizzazioni criminali attraverso la spesa pubblica, l’abnorme sviluppo degli apparati burocratici, la complessità delle regole e degli interventi straordinari; al contrario in Calabria per troppo tempo lo Stato è apparso sostanzialmente distante, tanto da perdere in alcune aree il controllo del territorio, con il risultato che i ritardi,e l’inefficacia della giustizia civile, hanno consentito alle organizzazioni, dove presenti capillarmente, come la ‘ndrangheta, di svolgere funzioni di supplenza e mediazione.

Quali potrebbero essere gli anticorpi?

Penso alla cultura della legalità, che potrà affermarsi solo se si arriverà alla convinzione (comune e condivisa a livello collettivo) che appartenere ad organizzazioni criminali, esserne affiliati o solo conniventi non è conveniente né sul piano sociale e dell’immagine personale, né sul piano economico, anche se a Corigliano, e nell’Alto Jonio Calabrese in genere, il controllo del territorio è più stretto e capillare, e la ‘ndrangheta svolge un ruolo di compensazione e di regolazione della quotidianità della gente. In definitiva, contrastare le mafie significa fornirsi di un lungimirante piano complessivo di sviluppo economico che assecondi e accompagni la naturale vocazione del territorio (Agricoltura e Turismo).

Quindi come afferma lei, CASCIARO, le attuali regole non bastano?

Quello che penso è che la Calabria, e ancor di più la Città di Corigliano, hanno bisogno di uno scatto etico, di una cruda e reale presa di coscienza. La lotta alla criminalità passa attraverso una riscrittura delle regole politico-amministrative tale da rendere, lo Stato o il Comune, una Istituzione davvero vicina ai Cittadini. Questo è il ruolo, che uno come me – impegnato nel sociale ed in politica – deve ritagliarsi: dar voce ad una vigorosa ed efficace cultura del contrasto, che miri alla prevenzione e quindi alla riduzione delle condizioni favorevoli al perpetuarsi di un retroterra culturale di fatto funzionale al crimine organizzato.
Come uomo di sinistra ed impegnato in politica darò sempre e quotidianamente un contributo alla realizzazione di una società più aperta e più giusta.

CIMINO qual’è la sua opinione sul fenomeno ‘ndrangheta a Corigliano Calabro come si manifesta concretamente.

Parto dalla premessa che le leggi nazionali attuali, non agevolano il fenomeno del contrasto al radicamento del fenomeno mafioso nel tessuto economico e sociale. Ad esempio, sia per Corigliano Calabro, che per altri Comuni che hanno subìto lo scioglimento del Consiglio Comunale, la Commissione non ha poteri reali, ma è solo un organo burocratico, non può far nulla sui quadri della Pubblica Amministrazione , non può rimuoverli, ha ragione Casciaro quando afferma che andrebbero riscritte le regole. I settori appetibili : Lavori Pubblici, mercato dell’agrumicoltura ed ogni settore economico che può essere fonte di profitti, o fonte di riciclaggio; anche lavori di poco valore economico, perché soggetti a minori controlli, possono favorire il controllo ‘ndranghetistico del territorio, assegnando posti di lavoro, quindi svolgere un ruolo sociale.

Si possono individuare forme di contrasto concrete?

Partire dalle scuole per far crescere i giovani nella legalità, inculcando loro concetti e visioni che nulla a che fare hanno con il malaffare. La politica e gli amministratori pubblici, insieme alla scuola, devono dare un’offerta alla popolazione scolastica: un percorso che permette ai ragazzi una riflessione sul mondo che li circonda con uno sguardo più attento e più critico sul territorio. Casciaro inoltre introduceva un concetto di “Prevenzione”, che a mio avviso è il vero antidoto per evitare che pezzi della P.A. siano infettati: penso ad un Organo di Controllo degli Appalti del Comune, che in via preventiva agisca nella Gestione dei contratti, già nel contesto negoziale ( utilizzo del metodo del “taglio delle ali” che impedisca offerte troppo basse o troppo alte, evitare perizie suppletive che farebbero aumentare il costo dell’opera dopo aggiudicazioni con offerte basse); sul versante delle confische dei beni, vanno fatte scelte nette: o si procede all’abbattimento degli immobili lanciando un messaggio chiaro, o si deve andare verso un utilizzo virtuoso dei beni confiscati, cioè affidare l’amministrazione degli immobili e delle attività economiche a tecnici professionisti in grado di farle rendere e di renderle produttive per la Collettività.

Puo spiegare meglio il fenomeno delle attività economiche in odore di mafia?

Faccio un esempio: se in una zona della città vi è una forte concentrazione di supermercati, quello aperto dalla mafia, che serve a riciclare i soldi di provenienza illecita ( cocaina, ecc.) attua dei prezzi più favorevoli, costringendo gli altri a chiudere pian piano i reparti, licenziare personale, causando quindi un danno economico e sociale. Quando la magistratura interviene con il sequestro, attuando un’Amministrazione Giudiziaria, l’attività confiscata va in rosso: ne seguono, conseguentemente, la chiusura dell’attività e licenziamenti del Personale dipendente. Agli occhi della Collettività passa il concetto che se l’attività è amministrata dalla mafia produce prezzi favorevoli e posti di lavoro, mentre quando subentra lo Stato,quell’attività chiude e licenzia personale. Ma non si è considerato il fatto, che precedentemente al sequestro, le attività illecite di quell’impresa avevano costretto alla chiusura altre attività legali. Con questo voglio dire, che ha ragione Casciaro quando afferma che il contrasto alla malavita organizzata passa anche dal potenziamento della cultura della legalità e attraverso le conoscenze delle reali conseguenze che la mafia determina nel tessuto di una comunità.

Secondo le cronache è abbastanza evidente che le infiltrazioni mafiose siano più o meno diffuse in molte regioni e comuni d’Italia. Pensate sia più una ramificazione delle stesse radici oppure nuovi insediamenti?

(Casciaro) – La ‘ndrangheta ha assunto ramificazioni pericolose e preoccupanti, in grado di contaminare larga parte del Territorio nazionale: lo dimostrano i sempre più frequenti scioglimenti di Consigli Comunali, in Lombardia come in Piemonte e in Liguria. La ‘ndrangheta ha dimostrato di essere adattabile ad ogni contesto: poco importa sapere se si tratti di nuovi insediamenti o propaggini. Ma, molto probabilmente, vi è un nesso inscindibile, nelle metodologie come anche nella gerarchia, tra la ‘ndrangheta calabrese e le ‘ndrine oltre regione, il che dimostrerebbe la forte pervasività criminaledella ‘ndrangheta, diversamente dalla camorra o dalla mafia siciliana, che restano associazioni criminali prettamente regionali.

Amministratori poco esperti in materia possono facilmente cadere nella rete. Maggiore informazione, veri e propri forum, magari proprio con il supporto di amministratori che contrastano il modello mafioso, potrebbero aiutare le istituzioni nazionali a contrastare meglio ed evitare di farsi trovare impreparati?

(Casciaro) – Amministrare un Ente non significa esercitare una professione, ma non deve nemmeno essere improvvisazione. In Calabria, spesso l’esercizio politico non è accompagnato dalla “cultura della legalità”, che non è un’espressione grammaticale, ma la gestione quotidiana dei rapporti tra le persone, con la Società civile e con le Istituzioni. Un Amministratore “accorto” deve rendere trasparente la propria Amministrazione, partecipata, condivisa; deve stipulare protocolli di legalità; deve confrontarsi con le altre Istituzioni e con le Associazioni che combattono la mafia.

I Cittadini, i residenti, come possono difendersi, è funzionale l’idea di costituire una rete?

(Casciaro) – Le Istituzioni, in primis la Scuola, devono spiegare ai Cittadini quanto sia “conveniente” agire nella legalità: si può, una volta per tutte, far capire ai Calabresi, ai Siciliani, ai Campani, che la marginalità economica del Sud è strettamente collegata alla criminalità organizzata? Si può facilitare il pieno riconoscimento dello Stato, e di tutte le sue emanazioni, come unico regolatore dei rapporti sociali? Si può invertire il dato culturale, per il quale il Cittadino è portatore di diritti, e non di favori? Se per stimolare queste sensibilità, questa inversione culturale, è necessario costituire una rete sociale, significa che le Istituzioni dovranno favorire la costituzione di una rete. Ma se non c’è la condivisione convinta e partecipata del Cittadino, allora avremo creato solo un’altra icona, bella da vedere, ma vuota di sostanza. Ed è ciò che non vogliamo.

Infine, una riflessione: molte Amministrazioni Comunali (tra cui quella attuale di Corigliano Calabro), si pregiano di istituire il Consiglio Comunale dei Bambini. Mi chiedo: serve partorire dal nulla un esempio di metodologia di lavoro che ricalca i vecchi rituali della politica, inculcando alle giovani menti comportamenti che esaltano le individualità? Oppure sarebbe più utile per la Società del futuro, avere Giovani che si formino nel “ragionare” di politica, del funzionamento e della composizione delle Istituzioni, e di come si formano le idee in un contesto di collegialità? A mio avviso, invece di istituire in pompa magna inutili baby-consigli comunali (utili solo agli Amministratori di turno e alla vanagloria dei genitori dei baby-amministratori), sarebbe più importante che i Comuni pensassero a come interagire con la Scuola, per contribuire alla formazione della coscienza critica e tornare alle lezioni di quella che un tempo si chiamava Educazione Civica.

Chiudiamo con la domanda gastronomica.

La cucina tipica di Corigliano Calabro ha ingredienti poveri, della terra e e del vicino mare. Un piatto tipico sono i “maccarruni i ra casa” (pasta fatta in casa arrotolando la sfoglia con un ferretto) conditi con ragù di castrato e con ricotta dura grattugiata.

Ringrazio VINCENZO CASCIARO e GIUSEPPE CIMINO per la loro disponibilità e rimango sempre più convinto che tutto quel che abbiamo letto è molto più vicino di quanto possiamo immaginare.