SEL Civitavecchia: "Quando i migranti eravamo noi" • Terzo Binario News

SEL Civitavecchia: “Quando i migranti eravamo noi”

Ott 20, 2014 | Civitavecchia, Politica

migranti“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in due e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma soprattutto non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali”. “ Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma più disposti di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Questo testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli USA, nel 1912. Della serie “Quando eravamo noi a viaggiare sulle carrette della speranza”.

Crediamo che il testo si commenti da solo. Ma soprattutto crediamo che possa stimolare una riflessione in ognuno di noi, per leggersi dentro e onestamente stabilire se si prova indignazione o piuttosto menefreghismo. Sta qui la differenza fra essere o non essere razzista.

Il resto sono chiacchiere, come la disquisizione sul palazzo al Viale o l’eventuale accoglienza alla caserma De Carolis. Ci rifiutiamo di parlare dell’argomento con chi è razzista nell’animo, perché c’è un pregiudizio che impedisce qualsiasi confronto di merito.

Proviamo solo a immaginare se ai 95.000 giovani italiani che nel 2013 sono emigrati all’estero per lavorare (a fronte dei 45.000 migranti giunti in Italia), fosse riservato lo stesso trattamento.

Civitavecchia è medaglia d’oro al valor civile: ci rifiutiamo anche di pensare che abbia perduto i valori di solidarietà e fratellanza che hanno sempre costituito i suoi tratti distintivi.

Stiamo male a pensare che potremmo essere diventati tutti razzisti.

SEL – Circolo di Civitavecchia