Si Ladispoli: "Palazzo Falcone non ha rispetto del patrimonio arboreo" • Terzo Binario News

Si Ladispoli: “Palazzo Falcone non ha rispetto del patrimonio arboreo”

Lug 2, 2026 | Ambiente, Ladispoli, Politica

“L’albero è un amico, anzi dovrebbe essere tra i migliori amici dell’uomo. Invece è spesso vituperato, violentato con le potature sbagliate e abbattuto per lasciar spazio a nuovi edifici. 

 Oppure si cementificano aree che prima erano distese erbose,  che è uno dei danni più sottovalutati: l’erba fa evaporare acqua, fa ombra, riflette il sole.

Il cemento assorbe il calore e lo restituisce di notte.  Un ettaro di prato rimosso equivale a togliere il raffrescamento di 100 condizionatori. Il terreno erboso assorbe il 70-80% della pioggia, le radici la trattengono e la filtrano piano nella falda.

Quei fenomeni che chiamiamo  “bombe d’acqua” spesso sono dovute solo al suolo che non assorbe più. Una cosa che la natura aveva risolto efficacemente oggi è un’emergenza costante da allarme rosso, praticamente ad ogni pioggia.

Un prato non è solo erba. È un ecosistema: lombrichi, micro-organismi, insetti impollinatori, uccelli. 

Il cemento li seppellisce vivi.  Il prato naturale è un’infrastruttura. Regola il clima, gestisce l’acqua, pulisce l’aria, costa zero. Il riferimento critico alla distesa dei nuovi capannoni su via Aurelia non è ovviamente casuale.

È un dato oggettivo che gli agglomerati urbani abbiano un microclima locale molto diverso, in termini peggiorativi, se confrontato alle zone rurali circostanti: temperature molto più alte e regime dei venti alterato.

L’isola di calore non solo comporta una qualità di vita peggiore, ma incide anche sui consumi energetici facendoli aumentare notevolmente. Un viale alberato può essere 3-5°C in meno rispetto all’asfalto. E ovviamente trattiene e filtra l’acqua piovana.

 Un ricordo speciale ai “caduti” del nostro territorio,  che sono stati soprattutto i  Pinus pinea, patrimonio arboreo inestimabile, che caratterizzavano i nostri giardini e il nostro panorama, dopo la motosega si è abbattuta su di loro anche la calamità del parassita della cocciniglia americana.

Anche le potature fatte male incidono negativamente sulla durata e sulla stabilità degli alberi stessi.

Eventi così gravi che hanno lasciato un vuoto che difficilmente riusciremo a recuperare. Intere pinete secolari perdute per sempre mettono gli amministratori e chi gestisce il territorio di fronte alla grande responsabilità di dover in qualche modo tamponare questa perdita di patrimonio arboreo.

  Alberi grandi e maestosi perduti e maldestramente sostituiti alla carlona con gli “alberelli elettorali”.

Piantine  messe a dimora senza un apparente serio progetto, che a causa della mancanza di manutenzione post impianto, soprattutto irrigazione necessaria e costante sono tutte, o quasi, miseramente seccate.  Chi ha dimenticato l’amarezza per il progetto Arbolia,  che fu un sogno finito prima di cominciare?

A Ladispoli siamo ben lontani da quella che si chiama “foresta urbana”, auspicabile perché considerato come il primo semplice step per contrastare i cambiamenti climatici.

 Non c’è rispetto per il patrimonio arboreo della città che viene gestito in maniera raffazzonata, usando per le potature ad esempio il metodo nefasto della “capitozzatura”.

Non c’è in generale amore per gli alberi e neppure per il territorio e i cittadini.

Prosperità economica, ambiente e  giustizia sociale non sono solo slogan elettorali.

Sono i nostri punti fermi, i nostri obiettivi.

 Urge approvare e poi attuare un regolamento che vieti le potature sbagliate nei modi e nei tempi e c’è necessità di istituire un albo di ditte/agronomi certificati per il verde pubblico. La manutenzione del verde deve essere costante,  quotidiana, nel rispetto dei tempi biologici di ogni pianta, cespuglio, albero, e non essere considerata  un lavoro straordinario o eccezionale. 

Ci deve essere la mappatura degli alberi e obbligo di 3 anni di irrigazione, tutor e pacciamatura per ogni nuovo albero messo a dimora.

Va attuata urgentemente la Legge 113/1992:

“Un albero per ogni neonato”. In 34 anni questa legge non è mai stata applicata. È arrivato il momento di porre a dimora ogni anno tanti alberi autoctoni quanti sono i bambini nati l’anno precedente”.

Paola Camilletti – Sinistra Italiana Ladispoli