Una proposta comune come quella di un semplice caffè pomeridiano si è rivelata, in pochi minuti, in un piano premeditato, che, scoperto dalla Polizia di Stato, è costato ad un cinquantatreenne la misura cautelare degli arresti domiciliari.
I fatti risalgono ai primi giorni di aprile, quando agli agenti del Commissariato di P.S di Ladispoli era giunta una segnalazione dal Policlinico Gemelli di Roma per sospetto avvelenamento da benzodiazepine.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vittima, un sessantaduenne di Ladispoli, era stata contattata da un suo conoscente mentre si trovava nella sua abitazione per una proposta di due chiacchiere ed un caffè.
Non cogliendo alcun segno di malizia nella proposta, l’uomo avrebbe fatto entrare senza esitazione in casa l’“amico”, che, alla luce del quadro probatorio raccolto dagli agenti, avrebbe poi approfittato di un suo momento di distrazione per “correggere” il caffè con degli psicofarmaci allo scopo di farlo addormentare e derubarlo della fede nuziale.
Solo il giorno successivo, la vittima era stata trovata da altri due conoscenti, che, mossi dall’apprensione per non essere riusciti a raggiungerlo telefonicamente, si erano presentati presso la sua abitazione, trovandolo in condizioni confusionali ed in evidente stato di sonnolenza.
Accompagnato al pronto soccorso, solo una volta dimesso dall’ospedale l’uomo si sarebbe reso conto dell’ammanco della fede nuziale, lo stesso anello che aveva scelto di mantenere al dito in segno del legame indissolubile con la moglie defunta.
Le indagini avviate dagli investigatori del Commissariato di P.S. Ladispoli hanno consentito di ricostruire il piano premeditato dal sedicente amico.
La fede, sottratta alla vittima approfittando dello stato di torpore cui era stata indotta, era stata nel frattempo ceduta ad un esercizio di compro oro della zona, dove poi è stata effettivamente ritrovata dagli agenti, sebbene già frammentata per la lavorazione del metallo prezioso. Determinante, ai fini del riconoscimento, è stato il riscontro delle incisioni personalizzate ancora presenti sulle parti dell’anello recuperate.
Nel corso della perquisizione domiciliare non è stata, invece, rinvenuta la tazzina dalla quale, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stata somministrata la sostanza farmacologica.
Sul tavolo dell’abitazione è stato, tuttavia, trovato il cappuccio di una siringa, elemento ritenuto compatibile con l’ipotesi che lo psicofarmaco fosse stato somministrato mediante inoculazione all’interno della bevanda.
Il quadro indiziario raccolto a carico del cinquantatreenne dagli investigatori, coordinati dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, è quindi confluito in una ordinanza firmata dal Giudice per le indagini preliminari, che ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari. È ora gravemente indiziato del reato di rapina impropria.
Sono stati gli stessi agenti del Commissariato di P.S. Ladispoli a dare esecuzione al provvedimento.
Per completezza si precisa che le evidenze investigative sopra descritte attengono alla fase delle indagini preliminari e che, pertanto, per l’indagato vige il principio di presunzione di innocenza fino ad un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna.
