Il pubblico della villa comunale ha applaudito l’eccezionale coro “Le Mani Avanti” e il virtuoso Fabrizio Bosso Quartet
di Cristiana Vallarino
Tolfa Jazz numero 14 bissa il pienone della prima serata, offrendo altri due concerti eccellenti. Domenica, il pubbico dell’anfiteatro della villa comunale ha conosciuto un coro davvero incredibile, “Le Mani Avanti”, e ritrovato un vecchio amico del Festival, il trombettista Fabrizio Bosso e la sua band.
A fare gli onori di casa sul palco sempre Daniela Barra, attrice e cantante, che dopo i dovuti ringraziamenti a sponsor – in testa Enel e la Fondazione Cariciv – e partner – soprattutto la Susan Komen – ha presentato per primo il folto coro a cappella diretto da Gabriele D’Angelo.
L’ensemble di 35 elementi, tutti vestiti in modo apparentemente casuale ma con la voluta presenza di colori accesi che ricordava un po’ i cartoon, ha eseguito a cappella una serie di brani davvero originali. Non è mancato il classico spiritual, ma ci sono stati pure pezzi di Carmel Consoli o Ivano Fossati, passando per Kurt Weil o un medley di canzoni ispirati all’estate. Tutti riarrangiati dal giovane e bravo maestro D’Angelo. Ottimi tutti i cantanti con alcune voci che si sono distinte nei vari assoli.

Un numero di spessore piaciuto molto agli spettatori e apprezzato e lodato anche dall’artista che è salito sul palco dopo di loro, il grande Fabrizio Bosso con i tre musicisti Nicola Angelucci, batteria, Jacopo Ferrazza, contrabbasso e Julian Oliver Massariello, piano e tastiera.
Il Bosso Quartet ha eseguito la propria versione di una carrellata di brani di Stevie Wonder, che hanno messo in mostra tutti i virtuosismi del frontman e dei suoi compagni, strappando applausi entusiasti. In chiusura, alla inevitabile richiesta del bis Bosso è sceso dal palco andando a suonare in mezzo al pubblico della platea poi della gradinata.
Prima di andare a cambiarsi, nel Centro La Rocca Aps trasformatosi in un grande camerino, il maestro Gabriele D’Angelo ha raccontato la storia de “Le Mani Avanti”: “Si parte nel 2014, con un laboratorio di un anno e mezzo, poi è nato il coro, che nell’arco di tre anni e mezzo diventato una formazione di un certo livello, semi professionistico, dato che ci sono alcuni di noi che lavorano nel settore” .
“L’originale repertorio è stata scelta ragionata – ha spiegato D’Angelo – io vengo dal corale, i gruppi hano più o meno repertori standard.. Quindi abbiamo deciso di seguire un percorso diverso, per differenziarci soprattutto a Roma dove di cori ce ne sono tanti”.
“Per assegnare gli assoli – ha continuato – si fanno dei piccoli provini interni al coro, anche se io conoscendoli tutti, so quali voci sono più adatte di volta in volta.. Siamo in tutto 45, con età dai 22 ai 42 anni, alcuni professionisti e tanti amatori. Però ormai come ensemble abbiamo una nostra storia, possiamo affrontare palchi diversi, abbiamo un’ottima tenuta. Proviamo in zona Cipro nel teatro studio Altrove”.
D’Angelo poi ha ricordato il disco uscito quattro o cinque anni fa: “Si chiama Martedì, ovvero il giorno in cui noi proviamo ogni settimana, avevamo fatto anche alcuni cd a tiratura limitata ma ormai sono supporti superati, quindi si trova su Spotify. Abbiamo in programma altre registrazioni. Durante il lockdown abbiamo fatto un esperimento, registrando ognuno a casa sua col cellulare, io poi ho unito le varie tracce e abbiamo costruito in studio un brano, già messo su Spotify. Si chiama Hotknife ed è una cover di una cantautrice americana poco conosciuta da noi”.
“Tolfa la conosco da poco, ma ora ho amici qui, a cominciare da Alessio- ha concluso D’Angelo – Per adesso siamo andando a fermarci per la pausa estiva, da settembre riprenderemo anche per arrivare pronti a Natale, periodo in cui i cori vanno alla grande…”.
Prima di firmare i cd in vendita, Fabrizio Bosso ha detto la sua sul Festival di cui è davvero un “affezionato”, avendo partecipato quasi ogni fin dalla prima edizione e anche ai picnic musicali.

“Il punto di forza di Tolfa Jazz rispetto ad altri eventi simili – ha detto – è che è fatto da persone che amano la musica, amano la gente, sanno stare con le persone. A noi che giriamo tanto ci capitano organizzatori o staff non così accoglienti. Ed è più difficile fare musica. Se tutto funziona è meglio. Poi qui con Alessio siamo amici, ci vediamo anche a Roma, vengono a vedere i concerti. Ti senti protetto, noi partiamo da casa sereni, veniamo qui sappiamo che ci sarà un pubblico competente, caloroso, rsipetto, attento. Stasera gli unici a disturbare sono stati un paio di cani… E naturalmente le cicale. Quest’anno sono una rovina.. Come le campane delle chiese quando fai i soundcheck! Ma per il resto tutto perfetto..”.
“Tolfa è un paese stupendo – ha continuato il trombettista – il Festival è un’ occasione per chi non lo conosce: viene a vedere i concerti e si porta a casa una cosa in più”.
Il jazz era nato come musica popolare poi è diventato più di nicchia e, da queste parti, è stato anche grazie a Tolfa Jazz che si è imparato a conoscerlo ed apprezzarlo. A Bosso abbiamo chiesto quali consigli darebbe ai giovani che vogliano accostarsi al genere? “Io credo che in questi ultimi 10 o 15 anni sono state aperte molte cattedre di jazz, quindi ci sono scuole che preparano i giovani a questo genere. Io ai ragazzi consiglio di essere curiosi, non fissarsi nel prendere ispirazione da un solo musicista. Per arrivare a suonare bene il jazz si devono avere molti input esterni, molte influenze”.
Anche domenica sonno andati a ruba i piatti cucinati e serviti a due passi dal palco così come le birre artigianali e il vino locale offerti dagli stand.
