“Nella nostra società esiste una questione di genere. Le donne che hanno ruoli di prestigio o responsabilità sono di meno rispetto agli uomini e spesso, a parità di ruolo, ottengono stipendi più bassi. Questo è profondamente ingiusto e va cambiato.
Ciò che invece è giusto è che tutti coloro che scelgono di fare politica, uomini, donne o non binari, siano responsabili, nel senso proprio che deriva dalla parola “responsabilità”: ossia il dovere di rispondere del proprio comportamento. Se ad esempio qualcuno denuncia pubblicamente che una candidata in consiglio comunale sfrutta il proprio ruolo da giornalista per conseguire vantaggi elettorali, venendo così meno ai propri doveri deontologici ed etici, il genere non c’entra nulla e la candidata dovrebbe rispondere nel merito.
Se qualcuno sostiene che un candidato debba restituire alla collettività 2000 euro per spese telefoniche improprie fatte quando era dipendente della municipalizzata comunale, il genere non c’entra nulla e il candidato dovrebbe rispondere nel merito.
Se qualcuno afferma che una candidata abbia abusato del suo ruolo di coordinamento delle guardie ecozoofile per cacciare dall’associazione persone candidate nello schieramento avversario, il genere non c’entra nulla e la candidata dovrebbe rispondere nel merito. Se qualcuno sottolinea come varie persone siano state prima assunte in comune dal sindaco con incarico fiduciario ex art.90 e poi candidate, a incarico ancora in corso, nelle liste dello stesso sindaco, ancora una volta il genere non c’entra nulla e il sindaco e i suoi candidati-dipendenti dovrebbero rispondere nel merito.
Se tutti quelli di cui sopra utilizzano il genere strumentalmente per evitare la verità e costruire una narrazione fasulla basata sul vittimismo, ci stanno prendendo in giro. Che noi siamo uomini, donne o non binari”.
Fabio Paparella
