Lunedì “esplosivo” per Santa Severa visto che dalle 8 di stamani verrà disinnescato dagli artificieri del VI Reggimento Genio Pionieri il residuato bellico trovato nell’oasi di Macchiatonda.
Per consentire le operazioni, è stata interdetta un’area vasta 1,5 km tanto che un primo momento si è pensato di dover evacuare anche il Castello. Invece si è preferito evitare, mentre alcune attività verranno sospese. Chiuso infatti il distributore di carburante Ewa al km 49 così come un paio di aziende agricole (Roncella e Morani) che ricadono all’interno della “zona rossa”; sospese le fermate dei servizi di bus urbani ed extraurbani Cotral e Sap dalle 8 alla fine delle operazioni prevista per le 12.30. Statale Aurelia, autostrada e ferrovia saranno presidiate ma fruibili perché abbastanza distanti dall’ordigno. Ci sono dei cittadini disabili da evacuare e questi verranno presi in consegna dalla Croce Rossa che si occuperà del trasporto il Centro Operativo Comunale di via Zara. Saranno sul posto anche rappresentanti della Prefettura mentre saranno al lavoro diversi Corpi come i poliziotti del Commissariato di Civitavecchia, Guardia Costiera, Roan della Guardia di Finanza e Carabinieri oltre alla Polizia Locale. La comandante Keti Marinangeli si occuperà del coordinamento dell’evacuazione poi toccherà ai militari.
Ma come c’è arrivato quell’ordigno dentro l’oasi? E come è stato trovato? A queste domande risponde il maggiore Alessandro Garramone del VI Reggimento Genio Pionieri di Roma. <La bomba l’ha trovata un guardiaparco della Riserva Naturale di Macchiatonda – la prima risposta – mentre la provenienza, curiosamente è italiana. È un residuato pre-bellico lanciato dal vicino aeroporto di Furbara nel 1924 per festeggiare il colpo di stato operato da Benito Mussolini oppure per il “cerimoniale” della visita di Adolf Hitler a Roma nel 1938″.
Ricostruzione storica a parte, si passa al brillamento: <La bomba pesa circa 100 kg ma solo con 30 di potere detonante. La spoletta è tagliata di netto quindi pensiamo di rendere inoffensivo l’esplosivo contenuto all’interno attraverso un’operazione delicata di disinnesco. Se fosse troppo pericoloso, si procederebbe con il brillamento. L’involucro integro è stato chiesto dal direttore del museo del Castello Flavio Enei – conclude l’ufficiale – per poterlo esporre al Castello”.
