Riceviamo e pubblichiamo – C’è un aspetto della vicenda dei varchi di Viale Italia che rimane oscuro e sul quale si evita di fare chiarezza. Soprassediamo sulla utilità (che nessuno avverte), e sulla urgenza di installarli (certamente ci sono altre priorità) e persino sulla loro omologazione (il Comune ha ammesso che sono stati installati prima ancora di ottenerla) e persino ancora sul loro funzionamento (ci hanno detto che sono nati per la “pedonalizzazione”, ma non hanno mai funzionato e adesso sono persino “vuoti”.
Le questioni aperte rimangono due e non sono di poco conto:
- la modalità di affidamento del servizio: Con una tranquillità serafica (come se si potesse fare senza violare la legge) il Comune, dopo 12 anni di affidamento della concessione alla società OPS, per effetto di proroghe (anche queste vietate dalla legge), concede, alla stessa società un “rinnovo” (lo chiamano così ma è sempre una proroga) dell’affidamento, per ulteriori sei anni. E’ opportuno precisare che il divieto di prorogare i contratti, oltre a essere stato oggetto di specifiche “linee guida” da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione, già in diverse occasioni ha portato all’annullamento degli atti. Precisa, peraltro, il TAR (TAA/278/2014) “le concessioni di beni pubblici di rilevanza economica (e tra questi vanno comprese anche le concessioni di cui si controverte) sono idonee a fornire un’occasione di guadagno a soggetti operanti sul libero mercato, pertanto, devono applicarsi i principi discendenti dall’art. 81 del Trattato UE e delle Direttive comunitarie in materia di appalti, quali quelli della loro attribuzione mediante procedure concorsuali, trasparenti, non discriminatorie, nonché tali da assicurare la parità di trattamento ai partecipanti (cfr Consiglio di Stato sez V, 6132/2011).
- il costo degli impianti che quantifica il “compenso” a OPS e il “mancato guadagno” per l’ente. Anche questo è un aspetto sul quale non si vuole entrare. Vediamolo insieme: E’ previsto che i Comuni, per la concessione di spazi pubblicitari ottengano un corrispettivo che ha lo scopo di alimentare le casse dell’ente per la prestazione di servizi ai cittadini. E si tratta di somme che possono essere consistenti se gli spazi sono ampi o numerosi e se le vie cittadine siano appetibili per gli operatori della comunicazione pubblicitaria (p.esempio, il Comune di Bardonecchia che ha solo 3.500 abitanti, riesce a incassare oltre 50.000,00 euro l’anno). Non sappiamo quante somme abbia riscosso il Comune, al riguardo, in passato (e ci farebbe piacere che possa essere oggetto di una specifica richiesta da parte di un amministratore), ma sappiamo (grazie alla deliberazione di giunta n.192/2014) che il Comune di Ladispoli, per i prossimi sei anni, ha deciso di rinunciare a ogni compenso (a favore della società OPS) in cambio della installazione dei famosi “varchi elettronici”. Ciò vuol dire che la stima del valore di questi “varchi elettronici” corrisponde alla esenzione riconosciuta alla società OPS. Si apprende che questa stima viene effettuata da un tecnico che collabora da oltre un decennio con il Comune di Ladispoli e ha ricoperto anche la carica di assessore ai lavori pubblici e che, per questo professionista, il valore dei manufatti ammonta a ben € 97.000,00. Ciò vuol dire che ciascuno di quei manufatti, composti di un telaio di metallo, due pannelli pubblicitari, un motore (oggi rimosso) e una transenna (oggi rimossa), secondo il perito incaricato dal comune e già assessore, il costo ammonta a ben 8.000,00 euro l’uno! Noi non siamo tecnici, ma “a lume di naso” abbiamo la sensazione che si tratti di una stima generosa, grazie alla quale si concede alla società OPS una corrispondente esenzione sul pagamento del tributo.
Viene quindi spontaneo domandarsi: se gli impianti costano di meno, perché hanno avuto una stima più alta? Perché il comune ha rinunciato a ben 97.000,00 in cambio di questi impianti? Se i costi per la loro realizzazione sono stati inferiori a 97.000,00, la somma rimanente, per quali altri costi è stata computata?
In parole povere, a conclusione dell’operazione, fortemente voluta dall’amministrazione e sulla quale si registra un silenzio quasi unanime (solo un consigliere ha presentato una mozione, peraltro, prima modificata e poi bocciata), nonostante che la questione sia stata sollevata anche dal Movimento 5 stelle e dal Movimento civico cultura insieme, restando ai “calcoli ufficiali”, il comune avrebbe rinunciato a introitare 97.000,00 euro. In cambio di cosa?
In cambio, per le somme non riscosse, il Comune ha “richiesto” di costruire ulteriori 24 pannelli pubblicitari, li ha collocati in mezzo alla strada della principale via cittadina e ha “rinnovato” alla società OPS la concessione esclusiva e senza costo, per ben sei anni, di tutti gli impianti pubblicitari collocati sul territorio comunale (gli vuole proprio bene!).
Provate a chiedere quanto costa la pubblicità su quei pannelli e vi accorgerete se l’operazione ha portato vantaggio alla collettività ladispolana (come richiede la legge) o a qualcun altro.
Ci auguriamo che i consiglieri comunali, che dovrebbero rappresentare gli interessi dei cittadini, trovino il tempo di occuparsi della questione. Nel frattempo, vista l’inerzia dell’amministrazione, abbiamo trasmesso la documentazione alla Corte dei Conti.
