Cassa integrazione a rotazione. E’ questa la richiesta che sarà avanzata nei prossimi giorni, e che è stata sottoposta all’attenzione del Mise e dei sindacati, nella giornata di oggi da parte dell’azienda Tuodì, ex Dico Spa, rappresentata da dirigenti e consulenti ma non da Antonino Faranda. “La richiesta che la società avanzerà molto probabilmente già nella giornata di domani – ha spiegato il segretario nazionale di Uiltucs Paolo Andreani – andrà a interessare solo i punti vendita diretti a marchio Tuodì – Dico Spa”. A Ladispoli, secondo il sito del Tuodì (www.tuodi.it, sezione negozi) sono due i punti vendita interessati dalla vicenda: quello di piazza Domitilla e quello di via Flavia . Stessa sorte per il Tuodì di Tarquinia. Cosa diversa invece per quello di viale Mediterraneo che stando invece alla pagina Facebook dedicata sarebbe un franchising.
Per il futuro di questa altra ‘categoria’ di supermercati, sempre Tuodì, il futuro non è stato ancora delineato. “Esistono – ha spiegato Andreani – dei contratti in essere tra i privati e la Spa per la fornitura delle derrate alimentari. Ora bisognerà vedere come si evolveranno i rapporti”. Il segretario nazionale di Uiltucs ha inoltre tenuto a sottolineare come a domanda specifica sul futuro dei franchising, oggi al Mise, i presenti non abbiano fornito una risposta. “Questa – ha aggiunto – era una delle domande che abbiamo posto, ma a cui non ci è stato risposto nulla. Inoltre – ha proseguito – è molto difficile andare ad effettuare un censimento approfondito su questo tipo di realtà”. Si tratta infatti, spesso, di piccoli negozi sorti a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale e di cui almeno ad oggi, non si ha una visione totale di insieme. Ora però bisognerà attendere sia il nuovo incontro al Ministero dello Sviluppo Economico in programma per il 19 settembre e la presentazione definitiva del piano di concordato che il consulente nominato dall’impresa dovrà presentare al tribunale per l’approvazione, o meno. Al momento dunque, il destino dei punti vendita in tutta Italia (si parla di oltre 200 negozi diretti) e quello soprattutto dei lavoratori resta alquanto incerto.
