Partire dalla Laurentina, entrare in punta di piedi ed essere subito amato. Per l’abnegazione e il sacrificio. Romolo De Angelis, maestro di judo, se ne è andato all’età di 59 anni, lasciando una moglie e tre figli. Insegnava alla Polisportiva Castelverde, struttura che da 45 anni sta sul territorio. Una realtà sana, con principi saldi, dove chi ha un reddito al di sotto di una determinata soglia o è diversamente abile non paga la retta. E dove l’obiettivo è togliere i ragazzi dalla strada.
Nella mattinata di martedì 19 febbraio si sono svolti i funerali nella chiesa di San Mauro Abate, in via Francesco Sapori. Presenti tanti ragazzini in divisa, le Fiamme Oro di Judo, il gruppo sportivo dei Carabinieri.
Christian Cilia è il presidente della Polisportiva e responsabile del settore judo. A Terzo Binario, con la voce strozzata dalla commozione, ha voluto ricordare Romolo De Angelis: “Insieme abbiamo lavorato con i bambini. In più lui gestiva il turno degli adulti, quelli da 40 in sù. Non solo: aveva a cuore i suoi ragazzi speciali. Si è dato molto da fare con gli atleti diversamente abili e con uno di loro, Riccardo, ha ottenuto grandissimi risultati”.
Il maestro De Angelis è salito sul tatami (tappeto) fino a novembre. Una brutta malattia lo aveva colpito e i medici gli avevano dato poco da vivere. Ma lui ha lottato con tutta la sua forza. Ed è andato avanti per quasi quattro anni: “Una frase che ripeteva spesso era ‘Testa e cuore’. Ed è vero. Tra le attività, che non sono a scopo di lucro, abbiamo anche quella di prendere con noi ragazzi orfani delle case famiglia con cui siamo in contatto. Romolo era presente, ha voluto farne parte da subito”.
I messaggi tra ieri e oggi non sono mancati. Tra tutti è spiccato quel “Sensei in rei”, che è il saluto al maestro. E anche “Ciao maestro. “Domo arigato gozaimashita”.Non poteva essere altrimenti.
