“Le forze di opposizione di santa Marinella, e la cittadinanza che ha espresso la propria contrarietà ai progetti di finanza sui nostri beni comuni, manifestano la propria soddisfazione per il raggiungimento, ed oltre, del numero di firme necessario per l’indizione del referendum consultivo.
Lo riteniamo un segnale politico di grande significato per la nostra democrazia, e sembrerebbe scontato che fosse così, ma, invece non lo è per la maggioranza che ci amministra, che ha tentato in tutti i modi di ostacolare l’iniziativa, nonostante il campo politico nel quale si è collocata, almeno all’inizio, sia stato quello progressista.
Ormai non ci sorprende più nulla, né che gli elementi politici inquinanti presenti al suo interno l’abbiano resa sempre più somigliante ad un comitato volto al perseguimento ed alla difesa degli interessi personali, né che non ci sia spazio politico per chi osa porsi contro le decisioni del padrone, né che il linguaggio ed i comportamenti siano permeati da tentativi di delegittimazione nei confronti di chiunque.
Questa volta è stato il turno del vicesindaco, reo di non aver saputo fare nulla di positivo nel suo settore di competenza (ambiente e Gesam), e di aver cercato un rifugio politico strategico in un gruppo contrapposto a quello del cerchio magico dei fedelissimi del sindaco, del quale fino a qualche giorno fa ha fatto parte, per essere poi messo in un angolo senza una ragione.
Ci saremmo aspettati una presa di posizione chiara da parte di Bianchi, soprattutto dopo essere stato attaccato dal “suo” partito e poi espulso. Bianchi, prima prende i voti del PD e poi, per ripicca o per convenienza politica, si colloca nella lista Tidei? Troppo facile, e anche scorretto.
E il sindaco, preoccupato, per tenersi buono il neogruppo, gli liscia il pelo, in preda al disorientamento più totale? Poteva evitare di creare una coalizione che somiglia più a un comitato di lotta per una briciola di squallido potere in più che a una squadra che ha realmente a cuore le sorti della sua città. Ma Bianchi non parla, non motiva la sua nuova collocazione (opportunistica?) concordata col sindaco, visto che questi la prende con serenità ed in tono molto augurale?
Dobbiamo aspettarci un prossimo ingresso nel partito di famiglia, obbedendo a ordini superiori, come è già avvenuto con l’ex segretario PD? Quanto deve durare questo gioco delle parti?
Ma Bianchi non parla, non sa cosa dire, forse perché è uno spostamento talmente insignificante da non distogliere neanche per un minuto la città dai suoi veri problemi. Nessuno ha il coraggio di dire come stanno le cose apertamente, e tutti nascondono le proprie insofferenze, litigiosità e contrasti, dimenticando, o non avendo mai saputo, che la politica non è ricerca del proprio tornaconto o interesse personale attraverso affaccendamenti e affarismi piccoli o grandi, ma chiarezza, dignità, etica, difesa del bene pubblico.
Il tutto, ricoperto dalla facciata dell’autocelebrazione (del nulla), del taglio del nastro (campo sportivo, dove da 20 anni si sono sovrapposti dubbi e ombre gestionali, anche prima di Bacheca, ma questo non va detto), dal tentativo sistematico di apparire come gli adulatori più fedeli del sindaco (su tutti spicca, come è noto costume, da anni, e lo conosciamo bene, il neo assessore D’Emilio, noto saltatore di sponde).
Un sindaco che continua a contraddirsi quotidianamente, prima chiamando a raccolta i turisti a riversarsi in città, e poi chiudendo tutto (parchi, giardini, scuole, asili, nido, ecc…), sull’onda della sua proverbiale presunzione di conoscere la situazione dei contagi meglio degli esperti epidemiologi e delle autorità regionali e nazionali prendendo spesso delle cantonate.
Come molte nomine di incarichi dirigenziali o politici, da lui effettuate oggi come ieri (su tutta la vicenda Tosini, sua assessora all’ambiente a Civitavecchia qualche anno fa e accusata di corruzione nella vicenda rifiuti). E chissà se non ci sia il suo zampino anche nelle assunzioni in Regione, o alla Asl, o nei Comuni limitrofi, o al Porto, ecc… in un indomabile desiderio di gestione del potere e di mettere le mani sulle città e i loro territori, che si mescolano con un tramonto anagrafico che, al contrario di quanto avviene normalmente, spesso fa restare aggrappati fino all’ultimo, a luci della ribalta sempre più fioche ed opache”.
Santa Marinella, nostro bene comune
