“Domani il giorno delle risposte per i 270 lavoratori licenziati da Roma Multiservizi e dalle altre società dell’associazione temporanea di impresa. Questi lavoratori non li lasciamo soli. Non li lasciamo soli come stanno facendo le istituzioni, che prima li hanno usati e adesso gli voltano dall’altra parte”. Così Natale Di Cola (segretario Cgil Roma e Lazio).
“Oggi hanno comprensibilmente continuato la loro protesta, e noi siamo andati a dimostrare che il sindacato è sempre dalla loro parte. Il tavolo di domani in Comune lo hanno ottenuto loro, con la tenacia che li ha sempre contraddistinti. Noi – ha continuato – abbiamo fatto in modo che si arrivasse a domani con alcune insidie scongiurate: Roma Multiservizi attenderà il tavolo prima di mettere in atto il ricatto (licenziamento o ricollocazione in altro appalto) e la convocazione in Regione Lazio per i licenziamenti di Isam é stata spostata da oggi al 20 maggio”.
“L’Ati ha causato questo disastro – decidendo di abbandonare un appalto prolungato – Ama lo ha permesso per convenienza momentanea, Roma Capitale é rimasta a guardare. Ci avrebbe aiutato che le aziende avessero attivato gli ammortizzatori sociali, come chiesto dalla Prefettura e dall’Amministratore Unico di Ama Stefano Zaghis. Hanno scelto di esasperare la crisi, ma c’è ancora tempo per evitare il peggio”.
“Per farlo bisogna che sia chiaro a tutti che il servizio per le utenze commerciali serve e servirà, e che l’internalizzaizione del servizio di raccolta da parte di Ama, senza soluzioni alternative, senza riaffidamento o senza internalizzazione del personale, é un atto cinico: é possibile solo grazie alla riduzione delle attività dovuta al CoronaVirus. Un anno fa – ha spiegato – non sarebbe stata pensabile. Questi lavoratori rischiano di essere vittima del ricatto di Multiservizi e di una brutta operazione di Ama, che pensa di fare cassa proprio in questa fase, sfruttando l’emergenza”.
“C’è chi dimentica come tra questi operatori ce ne siano molti – ha terminato – che grazie al lavoro hanno avviato percorsi di reinserimento sociale e che senza quel lavoro rischiano di dover tornare in carcere. Una tragedia nella tragedia”.
