La nomina di Pasqualino Monti all’Autorità Portuale di Palermo ‘incendia’ la politica civitavecchiese. Una nomina che “cozza con quanto di male è stato fatto nei suoi confronti, soprattutto da parte del Pd locale”. Non usa mezzi termini il presidente della Compagnia Portuale di Civitavecchia, Enrico Luciani all’indomani della nomina di Monti a Palermo. Perché per Luciani se il Ministro ha deciso di affidargli la guida di “uno dei primi 10 porti più importanti” allora quanto fatto a Molo Vespucci da Monti “non era sbagliato”. E se oggi, a presiedere l’Authority civitavecchiese c’è una nuova ‘giuda’ per Luciani la colpa è da ricercare proprio all’interno della politica locale. In particolar modo in casa dem. “Sono stati per oltre un anno – ha tuonato – a fargli la guerra. Una guerra ferrea, infarcita di articoli di giornali, azioni politiche e anche oltre che alla fine hanno portato il Ministro a prendere determinate decisioni”. Decisioni che per Luciani “impersonificavano in Monti la negatività della portualità di Civitavecchia”.
Ora però se proprio Monti è stato scelto alla guida di uno dei porti più importanti qualcosa non quadra. “Chi ha sbagliato – domanda retorico il presidente della Cpc – il Ministro o chi lo accusava di sbagliare?”. Domanda alla quale Luciani dà presto detto una risposta: “Non ha sbagliato il Ministro che credo abbia tutte le capacità di scegliere secondo la legge e la legalità. C’è qualcun altro che ha sbagliato. E allora bisognerebbe prendere le giuste decisioni. Già oggi qualcuno – ha detto Luciani – dovrebbe dimettersi da parlamentare”. E se la ‘colpa’ dell’allontanamento di Monti dal Porto di Civitavecchia per Luciani è del Pd locale, allora il riferimento al parlamentare non può che essere per l’unico onorevole civitavecchiese in casa dem: Marietta Tidei.
Per Luciani infatti, senza il ‘Monti bis’ il porto di Civitavecchia rischia di “scivolare a un porto di serie B”. “E’ risaputo che i due mandati dei presidenti dell’Autorità Portuale servono per far sì che nei primi 4 anni si gettino le fondamenta e nei successivi 4, del secondo mandato – ha spiegato Luciani – si portino avanti i lavori o si concludano i lavori in itinere. A Civitavecchia è invece successo il contrario. Per colpa di qualcuno è successo il contrario. Civitavecchia, ora – ha tuonato – ricomincia da capo e lo fa in un momento in cui sta rischiando molto. Perché oggi – ha sottolineato – se non corriamo ai ripari, rischiamo di scivolare a un porto di serie B e questo è un fatto grave”.
La rabbia del presidente della Compagnia Portuale però non colpisce solo i più ‘alti in grado’. Riflettori puntati anche sugli esponenti dem in sede locale: “Qualcun altro – ha detto – dovrebbe dire basta e cambiare panorama, andare ben lontano da questa città”.
