“I migranti che fanno parte della nostra squadra rimarranno tutti in zona e più precisamente saranno trasferiti al centro di accoglienza Enea di via Boccea”. Il Pineto Utd, quindi, non si sgretola. I giocatori del team di calcio popolare prima erano ospiti del centro in via Aurelia, presso l’hotel Il Gelsomino, che ha chiuso i battenti. Nelle ultime 48 ore non sono mancate parole di sostegno e solidarietà. Fino alla notizia che la squadra non verrà smantellata.
“Sono state giornate veramente difficili per tutti noi, ma nel momento più complicato abbiamo potuto toccare con mano quanto il quartiere fosse coeso intorno alla squadra – si legge sulla pagina Facebook del Pineto Utd – ringraziamo tutti i cittadini, i tifosi, gli studenti, gli insegnanti, le associazioni e i volontari che hanno mostrato il loro amore incondizionato nei confronti di questo progetto. Un ringraziamento speciale a tutti gli operatori della Cooperativa Sinergy che con grandissima professionalità hanno gestito tutta questa situazione favorendo il proseguimento del percorso di inclusione, crescita e formazione di questi ragazzi”.
“Gli siamo particolarmente vicini perché in questo momento il loro posto di lavoro è fortemente a rischio e ci auguriamo che possano continuare a dare il loro prezioso contributo, in continuità con il passato – hanno concluso – infine, grazie a tutte le testate giornalistiche che hanno seguito questa vicenda dandole continuamente risalto sui media”.
“Dei 165 migranti ospiti del Gelsomino solo una piccola parte resterà in zona, mentre quasi 140 ospiti saranno smistati tra Roma e provincia.
Tutto questo tiene aperta una riflessione di carattere generale e politico sul tema della gestione dei migranti nel nostro Paese. Persone trattate come pacchi che arrivano da situazioni di povertà, sofferenza e da scenari di guerra meriterebbero un trattamento diverso e dovrebbero essere integrate attraverso politiche di inclusione concrete”.
“Esistono in Italia tantissimi modelli positivi di inclusione di carattere locale – hanno aggiunto – abbiamo interi paesi del mezzogiorno spopolati, mestieri antichi e meravigliosi che stanno scomparendo, ci sono le periferie delle nostre grandi città che soffrono di discontinuità urbane e sociali. Si dovrebbe ripartire da tutto questo, favorendo l’incontro tra il bisogno dei migranti di vivere una vita normale e dignitosa e le opportunità che si aprono per il nostro Paese”.
“Invece – hanno terminato – assistiamo a una propaganda basata sull’odio che non affronta realmente questo tema ma lo strumentalizza per accrescere il proprio consenso. È per questo motivo che oggi siamo molto felici che Pineto United sia salva: perché siamo convinti che questo modello locale di inclusione sociale possa rappresentare un baluardo di resistenza e un esempio per tutti per ragionare costruttivamente sul tema e ripensare un Paese migliore”.
