Pesante denuncia delle lavoratrici della cooperativa PIXI: "Il sociale non è una merce" • Terzo Binario News

Pesante denuncia delle lavoratrici della cooperativa PIXI: “Il sociale non è una merce”

Lug 12, 2015 | Cerveteri, Civitavecchia, Cronaca, Ladispoli, Politica

politiche-socialiRiceviamo e pubblichiamo – Siamo lavoratrici della cooperativa PIXI
Che vogliono continuare a fare il proprio lavoro nel sociale nonostante tutto
Che non sono disposte a lasciarsi calpestare nella loro dignità di lavoratrici
Che non voglio elemosinare per il riconoscimento dei diritti essenziali.

IL SOCIALE NON E’UNA MERCE

Il mondo del sociale, della cooperazione e del volontariato, a cui apparteniamo, porta avanti un’ azione collettiva a promozione e tutela dei diritti e del lavoro sociale e ci sembra quanto mai necessario riproporre le stesse azioni nel nostro distretto.

Siamo convinti che gli scandali di “mafia capitale” debbano farci riflettere sui reali meccanismi che hanno permesso al sistema di funzionare. Un esempio concreto? Non è stata mai abbandonata la cultura del bando di gara al massimo ribasso per l’affidamento dei servizi sociali, questa pratica è stata solo sostituita, per non dire nascosta, dalla dicitura: “la miglior offerta a carico dell’ente quali-quantitativa”

Chi può permettersi di offrire di più, non in termini di “qualità” accede alla gestione dei servizi. Questa modalità consolidata esclude di fatto quelle cooperative e quelle realtà associative che per orientamento e fatturati non sono certamente in grado di sostenere certe offerte.

Fondi pubblici vengono dirottati per rispondere a interessi privati; sono state sottratte così risorse che erano destinate ai poveri, ai migranti, a coloro che vivono ai margini.

Tutti loto, i “marginali”, tutti coloro ai quali andavano garantiti nel loro diritto ad essere considerati persone sono diventati “merce”! Non ci stiamo.

Vogliamo ribadire che è necessario restituire la giusta dignità al lavoro sociale, non è sufficiente dichiarare : “Nessuno nel nostro distretto è stato coinvolto”

E’ necessario, invece, una presa di posizione chiara, trasparente nella volontà di scardinare i meccanismi che hanno permesso questo inaccettabile stato delle cose. La reazione della politica che da una parte condanna e dall’altra antepone al principio Costituzionale della giustizia sociale quello di una legalità sterile, di una burocrazia immobile e irresponsabile, sganciata dalle effettive problematiche e necessità della cittadinanza, non è più accettabile per noi.

Prendiamo le distanze da tutto questo, lo denunciamo e lo contrastiamo con forza e determinazione.
La burocratizzazione eccessiva, l’incapacità di programmare misure di contrasto alla povertà reali, che non vedano coinvolti solo eserciti di volontari, ci fanno capire e constatare quotidianamente che non si sta andando nella giusta direzione. Essendo parte integrante di questo meccanismo, noi lavoratori del sociale non possiamo non partecipare a questo movimento di contestazione che si sta creando spontaneamente in diverse aree delle realtà sociali coinvolte, non possiamo che sollecitare un forte deciso cambiamento di rotta. Noi operatori del sociale, relegati ai margini di questo processo, auspichiamo un’alleanza tra le forze sane del sociale nei nostri territori, perché venga data la giusta importanza “ai diritti delle categorie marginali” di cui fanno parte a pieno titolo anche gli operatori del sociale ! Vogliamo un Welfare inserito in una prospettiva differente, centrato sulla PARTECIPAZIONE e il protagonismo dei cittadini e delle organizzazioni del lavoro sociale, consapevoli che senza risorse non é pensabile rilanciare vere politiche sociali e interventi credibili nei nostri territori.

Il welfare che vogliamo non è “CONTROLLO SOCIALE” .

E’ necessario individuare nuove regole per la gestione delle politiche ed interventi di welfare che superino le gare al massimo ribasso, i bandi annuali, affermando la centralità del lavoro territoriale, vogliamo nuove pratiche di organizzazione delle risorse che garantiscano i diritti dei lavoratori e della gente povera.

CHIEDIAMO che venga istituito un osservatorio per gli affidamenti dei servizi e interventi sociali in grado di controllare l’applicazione dei contratti e proponiamo la definizione di nuove regole.
Dobbiamo lavorare per costruire un’alternativa includente e solidale in cui ritornino ad essere riconosciuti i diritti sociali!

Le lavoratrici della cooperativa sociale PIXI