Periferie e disuguaglianze, l'appello: "No all'impianto di trattamento rifiuti" • Terzo Binario News

Periferie e disuguaglianze, l’appello: “No all’impianto di trattamento rifiuti”

Feb 13, 2021 | Ambiente, Rifiuti, Roma

Qualche giorno fa è stata pubblicata la mappa dei siti potenzialmente idonei ad ospitare il deposito nazionale per le scorie radioattive che attualmente sono collocate in varie strutture distribuite sul territorio, dove erano in passato localizzate le attività nucleari.

Se ciò ha sollevato da una parte l’allarme delle popolazioni delle aree interessate dai nuovi siti (Lazio-Nord) per i potenziali impatti ambientali, dall’altra ha invece
determinato le proteste dei sindaci, delle amministrazioni dei comuni che ospitano attualmente gli impianti di stoccaggio della zona di Saluggia e del Vercellese e che, in caso di trasferimento delle scorie, verrebbero a perdere i relativi finanziamenti annuali compensativi, previsti appositamente dal CIPE.

In questi piccoli Comuni questi finanziamenti si traducono in vantaggi concreti per la cittadinanza in termini di miglioramento delle infrastrutture e riduzioni d’imposta a fronte di rischi corsi a vantaggio della collettività. Tali fondi compensativi sono stanziati anche per gli impianti nucleari ed il deposito (il maggiore in termini di volumi stoccati) presso i laboratori dell’ENEA Casaccia, nel XV Municipio di questa periferia Nord del comune di Roma, che sinora non ha visto praticamente nulla dei finanziamenti, pur subendo prevalentemente il rischio, nonostante le ripetute richieste della cittadinanza, soprattutto per interventi sulla carente viabilità locale, connessa al piano di evacuazione della Prefettura.

Stante questa situazione, nonostante la contrarietà e le giuste osservazioni della cittadinanza, Comune e Regione hanno deciso comunque di costruire qui anche un
impianto di trattamento dei rifiuti, in un’area agricola di pregio, a ridosso delle nostre case e che, peraltro, non presenta palesemente nessuna delle caratteristiche previste dalla normativa, che indica cave, terreni industriali dismessi e discariche esaurite da bonificare (come avvenuto nell’impianto LIPOR del Portogallo preso ad esempio dalla giunta Raggi) per tali interventi.

Tra i vari proclami di facciata sul Green New Deal e l’economia circolare nella lotta ai cambiamenti climatici, Comune di Roma e Regione Lazio, in barba alle
normative e buone pratiche in relazione alla sostenibilità ambientale ed al consumo di suolo, si accingono a devastare uno degli ultimi lembi qui presenti di Agro Romano, ancora parzialmente integri, con giacimenti archeologici ed agricoltura produttiva, in una zona a ridosso delle nostre case e peraltro gravata già pesantemente da altri fattori d’impatto, tra cui la presenza di Radio Vaticana ed il piano di emergenza nucleare per gli impianti dell’ENEA.

Inoltre, come sottolineato esplicitamente dall’ENEA, la sua scelta interferisce pesantemente con il piano di evacuazione legato all’emergenza nucleare, eppure è stata giudicata clamorosamente idonea, con la prospettiva di un ulteriore degrado di questa periferia già martoriata, disagiata e priva di servizi ed un potenziale impatto conseguente su tutta la situazione di traffico già emergenziale di questo intero quadrante Nord.

Anche se la Costituzione dovrebbe garantire il rispetto dei
basilari diritti delle minoranze, attraverso un’applicazione uniforme delle normative, purtroppo dobbiamo prendere atto ancora una volta che, quando si tratta di difendere i legittimi interessi legati alla salute e sicurezza di questa periferia, subentrano interpretazioni della legge di convenienza ed orientate
esclusivamente al consenso da parte di amministrazioni competenti, che, in questo modo, gettano le basi per rendere insostenibili le disuguaglianze subite dalla cittadinanza di periferia ed il disagio conseguente, che, a parole, dicono di combattere.