Omicidio Vannini, si chiude l'Appello Bis SEGUI LA DIRETTA - Terzo Binario News

Oggi è il giorno della sentenza di Appello Bis per l’omicidio di Marco Vannini, avvenuto la notte fra il 17 e 18 maggio 2015 e per il quale sono imputati Antonio Ciontoli e i familiari.

A giudicarli, il presidente della Corte Gianfranco Garofalo che terrà conto della sentenza e dei parametri imposti dalla Corte di Cassazione.

L’accusa sostenuta dal pg Vincenzo Saveriano, ha chiesto – come successo nell’Appello precedente – 14 anni di reclusione per i Ciontoli per omicidio volontario con dolo eventuale, in subordine un pena a 9 anni e 4 mesi per tutti tranne Antonio.

Il collegio di difesa punta all’omicidio colposo per Antonio con 5 anni di carcere e all’assoluzione per gli altri.

In mattinata, prima che la Corte di ritiri in Camera di Consiglio intorno alle 11.30, ci saranno le controrepliche.

  • Ore 9,32 – Inizio udienza, presente in aula Antonio Ciontoli. Si parte con le controrepliche.
  • Ore 9,36 – Inizia a parlare il Pg Saveriano che replica alla Difesa. “La Cassazione sostiene che le circostanze dell’evento morte erano prevedibili e tutti hanno aderito, con la certezza che così Marco non si sarebbe salvato. Qui c’è il dolo: al colpo di pistola c’è l’omicidio colposo e un secondo dopo lo sparo avrebbero dovuto chiamare i soccorsi. I 110 minuti dal colpo al quando Ciontoli non parla al Pit fa configurare il dolo eventuale. La condotta dei Ciontoli, allo scopo di salvaguardare il posto di lavori di Antonio, toglie ogni dubbio sulla consapevolezza degli imputati condannando Marco a morte. Non hanno alzato un dito per aiutare Marco. Parecchie domande restano insolute: Federico è in malafede perché non parla subito del colpo. Martina che calma Marco e poi nega di esserci; la Pezzillo che aderisce al progetto folle del marito senza avvertire i genitori. Sono indice di u concorso pieno e di consapevolezza piena all’agire del Ciontoli. Tra la morte di Marco e il posto di lavoro di Antonio hanno scelto il posto di lavoro. La sentenza è già scritta perché spero che condanniate tutta la famiglia sulla base della sentenza della Cassazione, che ha indicato un percorso obbligato. I Ciontoli hanno assecondato il volere di Antonio, individuati gli elementi fattuali della Cassazione, la sentenza è obbligata. Vero che il maresciallo Izzo ha parlato con i Ciontoli ma solo per dire della morte di Marco e solo alle 4 ha scoperto del colpo, la confusione è solo sull’orario. Izzo è con i familiari, non poteva sapere alcun dettaglio. Questo caso è unico ma riconoscere il dolo eventuale per i familiari è difficile: la Cassazione distingue i ruoli tra il ruolo diretto nelle lesioni gravissime e la colpa. Se Marco si fosse salvato l’accusa sarebbe stata di lesioni gravi. Qui va distinto il fatto che la condotta dolosa omissiva scatta un secondo dopo lo sparo. I Ciontoli hanno aderito alla volontà di Antonio, avevano la percezione che Marco sarebbe morto? Antonio sicuramente, per età e competenze sulle armi. Federico e Martina sapevano cosa si potesse verificare, con Antonio padre-padrone per questo è applicabile anche la pena di 9 anni e 4 mesi anche se la mia richiesta rimane quella di 14 anni per tutti.
  • Ore 10.02 – parla l’avvocato Franco Coppi. Per la difesa staremo a speculare sul cadavere di Marco, per fare soldi. Sta scritto nell’intervento dell’avvocato Miroli, che saremmo qui per vendetta. Strana lezione che viene da chi ha svuotato i conti, chi ma mentito fino alla morte di Marco, ha mentito ai familiari, ai soccorritori. Strana lezione per chi ha tentato di corrompere il medico del pronto soccorso, inducendolo a commettere un reato. I Ciontoli hanno diritto a un processo equo e sentenza giusta, ma lo stesso diritto abbiamo noi della parte civile con la differenza che rappresentiamo la vittima di un reato e dei familiari, vittime a loro volta. La difesa tutela chi ha commesso certamente dei reati molto gravi. Noi auspichiamo una sentenza che non cerca denaro, non sappiamo cosa farcene, e neanche che sia espressione di brutalità cieca verso gli imputati ma solo conforme a legge e che applichi le relative sanzioni, la sentenza che attende il popolo italiano. Questo è il nostro ruolo nel processo, non meritavamo nessuno questo insulto, né i Vannini né le toghe che indossiamo, magari ci si accorgerà che si è andati oltre le righe. Per la difesa, Ciontoli dovrebbe essere condannato per omicidio colposo, ma non basta dire che Ciontoli non voleva uccidere e anche noi lo sosteniamo. Per noi è dolo eventuale, qualcosa di diverso, ossia accettare l’evento come possibile e qui è accaduto: Ciontoli voleva tenere celato lo sparo, trascinando la situazione fino al punto di non ritorno, ben consapevole di cosa sarebbe accaduto. Le condizioni di Marco erano evidenti e Ciontoli doveva chiedersi cosa potesse accadere e Marco peggiorava, con Federico che giudica inconcepibile il comportamento del padre. Tant’è vero che chiama lui la prima volta e poi preme sul padre per richiamare. Qui c’è la certezza che tutti hanno contezza dell’aggravarsi della situazione. Qui si sta ai fatti: non sto nella sua mente. Vedo un uomo convinto di farcela da solo e di nascondere il colpo d’arma da fuoco. Il comportamento autorizza a pensare se si poteva prevedere l’evento ed è su questo che si deciderà la sentenza. Certo che Antonio confessa, ma perché chiede a Matera di commettere un reato. Dire che Martina ha “detto stupidaggini da ventenne” non esiste: al padre dice che la situazione degenera, segno che capisce benissimo cosa accade. Ho visto lui, io ho visto quando papà gli ha puntato la pistola, quando gli dice te sparo e Marco scansa l’arma. Come si fa a dire che non sapevano dalla gravità della situazione e del colpo d’arma da fuoco? Come parte civile, non discutiamo le richieste della Procura.
  • Ore 10.28 – parla l’avvocato Celestino Gnazi. “Non c’è il minimo dubbio sulle circostanze. Senza le intercettazioni e i video sarebbe stato un banale incidente domestico, o il vangelo secondo Ciontoli. Non si possono lamentare dell’indignazione per la verità che intendono propinarci le difese. Martina ha due esami di infermeria superati, Federico viene dalla Nunziatella: nessun pietismo fuori luogo. Nessun accanimento, ma sono state concesse delle attenuanti inconcepibili. Dovremmo essere qui a parlare di una pena per Antonio di 21 anni. Martina nel bagno: usiamo le sue parole. Impossibile che del colpo gli abbia detto Izzo. Invece lei cita esattamente la traiettoria, scoperta solo dopo l’autopsia. Izzo non poteva saperlo, ma ammesso che lo sapesse è stato inflessibile nei suoi doveri, come dimostrano gli screen delle chat fra lui e Ciontoli che stoppa qualunque favore. Alle 3.10 Marco viene dichiarato deceduto, Izzo era con i Vannini al Pit, un errore sulla tempistica non mina la credibilità del maresciallo che si è comportato in modo ineccepibile. La scena ce la descrive Antonio nell’interrogatorio del 18 maggio in cui dice si essersi accorto dello sparo, della mancata fuoriuscita e del tentativo di blocco dell’emorragia. La pulizia in casa Ciontoli era al livello di resort, perché negarlo. Ci si indigna per voler negare questo. Le urla di Marco le sentono i vicini, in cui chiede aiuto, la Esposito parla di ‘un’ora di urla disumane’. I dialoghi di Federico dimostrano che lui è il direttore d’orchestra. Le Pezzillo è l’anima nera delle vicenda, in quanto madre (sentita la frase, Antonio Ciontoli scuote il capo e sospira, ndr). Vanno a cercare aiuto, altro che confessare e chiamare i soccorsi. La credibilità degli infermieri non è in discussione”. Si va in pausa
  • Ore 11,17 – parla l’avvocato Ciruzzi (difende Federico). La Cassazione può dare indicazioni dal punto di vista giuridico ma rispetto alla ricostruzione del fatto ci sono elementi fallaci. La famiglia Ciontoli non è un corpo unico, ma c’è differenza di comportamenti specie di Federico. Non credo al piano volto a salvaguardare il lavoro di Antonio, ma se così fosse Federico l’ha sabotato. Lui si impegna a salvare Marco e costringe il padre a chiamare i soccorsi. Sono dati di fatto, il suo comportamento è opposto a quello del padre. Gnazi insinua che Federico e Viola escono e buttano qualcosa, e i media cavalcano queste ipotesi. La loro responsabilità diminuisce se noi, come avvocati, lanciamo queste ipotesi. Martina testimonia sul fatto che Federico non sappia nulla.
  • Ore 11.37 – parla l’avvocato Miroli. Nulla confuta quanto detto da noi e negli atti e memorie prodotti. Nessuna volontà di offendere le parti civili ma bisogna capire quale differenza faccia l’omicidio colposo o dolo eventuale. (Marina esce dall’aula con il nipote Alessandro Carlini mentre Valerio è rimasto) Si contesta il processo mediatico che ha sollevato ipotesi che contrastano i fatti. Il comportamento di Ciontoli è biasimevole ma non voleva la morte di Marco. Ci deve essere adesione del rischio e non c’è. La Cassazione fa ragionamenti sbagliati come nel caso delle particelle trovate sui Ciontoli, che ne mettono in dubbio la veridicità. Quanto detto dagli imputati trova riscontro negli atti. Ovvio che Martina e Federico si confrontino. Izzo non è attendibile, lo smentisce Tornese. I Ciontoli sono la tipica famiglia del Sud e nessuno sente del pettine nella seconda telefonata. Non c’è nessuna volontà di rifuggire dalle proprie responsabilità. Se Federico va dai Vannini vuol dire che nessuno immaginava quell’esito. Il piano di Antonio si sarebbe concretizzato se Marco fosse sopravvissuto. Abbiamo dimostrato che la sua è colpa cosciente. La pena chiesta è quella della prima sentenza di Appello. Il processo mediatico è un fatto, così come è vero che i Ciontoli hanno patito una sanzione non giuridica. Chiedo la concessione delle attenuanti generiche”.
  • 12.25 – parla l’avvocato Messina: “Nella vicenda si possono sollevare troppi dubbi. Facile dire che si poteva prevedere la morte. Appare evidente che Ciontoli e i familiari non avessero alcuna consapevolezza, la famiglia non può essere demonizzata e colpevolizzata oltremisura. Si è detto che fossero d’accordo ma le foto dei Carabinieri della scena del crimine dimostrano come non sia stata alterata. I familiari non sono stati conniventi.
  • Ore 12.35 – dichiarazione spontanea di Ciontoli: “Non è facile per me parlare. Si possono dire tante parole, mentre in questo contesto le stesse parole assumono una consistenza incancellabile. Vivere nel silenzio, nella solitudine si cerca di trovare un equilibrio psichico per riuscire a sopravvivere, con il dolore immane che ho provocato. Le mie sono parole dette senza pregiudizi, signori giudici non intendo offendere nessuno, so di non essere la vittima ma il solo responsabile di tutto, decidendo di vivere lontano nel mio dolore, nella sofferenza personale. Rientra però nel mio diritto anche rifiutare gli insulti di giornalisti e gente comune. Vi prego di non avere pregiudizi. Queste parole sono scritte da un uomo senza più sicurezze, diventato fragile e vulnerabile ma deciso a lottare per la famiglia. Mi spingono buone intenzioni e spero aiutino per un giudizio non influenzato, consapevole che l’irreparabile errore commesso che sento sulla mia pelle sia impossibile da accettare, così come la morte di un ventenne (piange) bello come il sole e buono come il pane . è ingiusto e inaccettabile, per questo chiedo che approfondiate. Sono cosciente che davanti a un evento così si scada nella rabbia senza tentativi di giustificazione. Più difficile è andare oltre. Io ho distrutto la mia vita in questa storia, tanti non saranno contenti né soddisfatti perché auspicano il mio annientamento morale e fisico, come ho visto su giornali e social. Ho paura che che per strada,aggrediscano me e i miei familiari, loro anche vittime del mio comportamento. La mia vita non sarà più la stessa in quanto si è fermata alle 23.30 del 17 maggio 2015 e vivo in una prigione a cielo aperto, recluso nel mio corpo. Da allora sopravvivo grazie a dio e alla famiglia nella speranza che anche Marina e Valerio condividano il dolore. Devo sopravvivere al mio errore, mi resta solo questo e per questo lotto giorno dopo giorno per la sofferenza nostra e dei Vannini. Da genitore posso persino comprendere l’immenso dolore tramutato in rabbia, posso immaginarlo quanto Marco non meritasse tutto questo e io ho causato tanto dolore, condannando anche i miei figli pertanto posso essere arrabbiato solo con me stesso. Ho commesso tanti errori in pochi minuti, provocando una tragedia inenarrabile, tra questi, l’errore più grande è stato il voler gestire tutto da solo. sono stato poco umile, sottovalutando i fatti e pensando di gestire tutto, rassicurando i presenti e con marco ripresosi, l’avrei portato io al pronto soccorso. Mai avrei immaginato che rischiasse la vita con il mio comportamento, per me la pallottola era nel braccio. Lo può comprendere chiunque, ho pagato la mia sicurezza, e questo ha condizionato i miei comportamenti e purtroppo ho sbagliato. Non mi capacitavo, sono vittima del mio comportamento , coinvolgendo i miei cari in una vicenda che non li riguarda. Quella mia sicurezza era illusione, una speranza ma loro non meritano colpe che non hanno. Non sono esperto d’armi, io ho sempre maneggiato carta al servizio Logistico della Marina. Quando Marco era al Pit abbiamo saputo da Izzo che veniva informato telefonicamente. Ricordo una telefonata che annunciava Marco in arresto cardiaco, una seconda con Marco in ripresa e la terza della morte. Sono stati momenti devastanti, non potevo crederci. Per me il proiettile era nel braccio, non poteva uccidere Marco. Tornato in caserma Izzo ci disse che il proiettile aveva attraversato il corpo, facendoun gesto con il braccio. Con Izzo i rapporti sono stati cordiali fino all’aprile 2016, io stesso interruppi i rapporti con lui. L’umiltà è un valore fondamentale, l’ho capito solo ora, quella sera non sono stato un uomo migliore ma chiedo perdono ma anche l’odio generato dai romanzi proposti dai media. Mi appello al buono degli uomini, al beneficio del dubbio e chiedo perdono per quanto commesso e per quanto non commesso. Il giudizio ci avvicina a dio, nessuno dovrebbe sentirsi in dovere di essere parziale alimentando vendetta e rabbia, nessuno sostituirsi al giudice. Qualsiasi condanna mi verrà inflitta, io sono sono già oltre, conscio che quando si spegneranno i riflettori rimarrà solo il dolore lancinante che ho provocato, in primis verso chi ama Marco. Restano il rimorso e la consapevolezza della bellezza di Marco. Grazie e scusate.
  • LA SENTENZA ALLE 14.30
Pubblicato mercoledì, 30 Settembre 2020 @ 09:35:53     © RIPRODUZIONE RISERVATA