“Mentre tra Covid e guerra tutti si aspettavano uno tsunami, le piccole
imprese hanno invece retto bene. Ma dal prossimo anno c’è un serio
rischio della riduzione degli investimenti. Anche nel nostro territorio”.
È la foto della situazione scattata dalla segretaria della CNA di Viterbo e
Civitavecchia, Luigia Melaragni, sulle difficoltà nell’accesso al credito.
Melaragni ha preso parte ieri al convegno promosso dall’Associazione dal
titolo “Artigiani e piccole imprese alla sfida del credito”, cui ha partecipato,
tra gli altri, il sottosegretario al Ministero delle Imprese e del Made in Italy
Massimo Bitonci, cui è stato esposto il quadro del settore.
“Grazie alle misure emergenziali prese dal governo per l’accesso al fondo
di garanzia prima nel periodo del Covid, poi in quello della guerra in
Ucraina – dice la segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia – le micro
imprese hanno avuto maggiore facilità di accesso al credito. I dati attuali
evidenziano che non ci sono, malgrado l’indebitamento, particolari
sofferenze. Anzi, ad oggi sono più solvibili di quelle grandi. Si temeva uno
tsunami che non c’è stato. È un buon segno, significa che stanno andando
bene”.
Qualche scricchiolio però si inizia a sentire. E dal prossimo anno potrebbe
diventare un problema se non si trova prima una soluzione. E questo è
stato il fulcro della discussione durante il convegno. “La situazione –
continua Melaragni – si aggraverà nel 2024, quando le misure
emergenziali non ci saranno più. Auspichiamo quindi un ruolo dei confidi
più importante, che venga rafforzato, perché è uno strumento
fondamentale per le micro imprese. Come CNA ci stiamo impegnando su
questo”.
Ecco infatti cosa sta accadendo. “Considerando l’aumento del’inflazione
che continua a crescere, e l’incremento degli interessi voluto dalla Bce,
l’accesso al credito delle imprese si sta riducendo. Non c’è più quindi solo
un problema di ottenimento, ma anche di costo del credito. E quindi una
conseguente riduzione degli investimenti, che notiamo pure sul nostro
territorio. Le imprese, di fronte a tassi di interesse elevati, hanno difficoltà
a investire: prendere un prestito – conclude Melaragni – è diventato
oneroso: serve una soluzione”.
