Ogni pratica umana non è fatta, a priori, per tutti indistintamente e questo concetto vale dall’artigiano (sia esso di muratore, idraulico) fino allo scienziato, tanto che anche legalmente il codice civile impone (art. 147 c.c.) che i genitori, oltre al mantenimento ed alla cura abbiano anche il dovere di “…assecondandone le inclinazioni, le capacità e le aspirazioni” dei figli.
Questo fa sperare che, a maggior ragione, laddove l’opera sia di servizio arrivino persone che abbiano un codice etico nell’uso dello strumento attraverso il quale agiscono, sia esso la politica, il sacerdozio o il volontariato.
Ovviamente, come si usa dire a Roma, “non scendiamo dalla montagna del sapone” e sono evidenti i benefici indotti dell’essere presenti in un Consiglio Comunale, come quello di Ladispoli, anche solo partecipando a certe votazioni.
È uno dei rischi della democrazia accettati come “possibile danno collaterale” ma solo perché è lontano il tempo di quando esisteva un’etica politica che seppure non eliminava i rischi almeno aveva il senso del pudore.
Ma le persone che fanno politica dovrebbero mantenere una coerenza ed un contegno nell’avvicinarsi ai ruoli come, a puro titolo di esempio, quello di consigliere comunale.
Ma ormai va di moda il candidarsi senza alcuna remora anche sull’onda di quello schifoso modo di pensare che vede nel furbetto o nel truffaldino un modello da invidiare e copiare, modo di pensare tipico di chi abbia gli stessi interessi da nascondere sotto il tappeto.
Ma tutto dovrebbe trovare un limite nella dignità.
Accade invece, ad esempio, che ci si candidi con ambigue situazioni familiari, legati a mogli, fratello o cognati o magari tutti e tre assieme, bisognosi di sostentamento legalmente elargito da denaro pubblico.
Laddove si creassero queste ipotetiche situazioni, certi politici dovrebbero evitare di fare balzi in avanti dai quali poi smarcarsi al solo fischio del signorotto a mò del famoso ‘salto della quaglia” usato nella contraccezione, anche se con risultati incerti.
Uno scenario recente per un consigliere, soprannominato ‘indietro tutta’, prima coraggiosamente espostosi per tentare un nuovo progetto e poi rientrato nei ranghi al semplice squillo del cellulare.
Lo scenario potrebbe, ipoteticamente, allargarsi a vicende personali che forse, hanno fatto comprendere al consigliere che aveva qualche scheletro nell’armadio di troppo per permettersi certe libertà.
È quasi banale dire che un consigliere abbia libertà di fare ciò che meglio crede, nei limiti della legge, ma vale anche segnalare che non è eticamente accettabile il cambio di opinioni condizionato a seconda del personale interesse e non nell’interesse di tutti i cittadini.
E, nei limiti della legge andrebbero ricontrollate certe sue meno recenti votazioni. Il discorso è vasto e vale per i consiglieri, i sindaci e fino ai parlamentari e, purtroppo, permette troppo spesso di arrivare in posti di comando della cosa pubblica a personaggi ambigui che pretendono anche di dispensare, non richieste, lezioni con arroganza e disprezzo della democrazia, in un’orgia di presunzione e autoreferenzialità del tutto fuor di luogo.
Ovviamente costoro ci arrivano con il voto della gente ma è evidente che ormai l’opinione si formi per totale ignoranza dei valori e della Politica spesso attraverso il rigurgito di commenti da 3 righe sui social, spesso pilotati da account farlocchi ed influencer prezzolati.
Il vero problema è che la maggioranza, quella vera, vorrebbe di meglio, ma purtroppo emergono solo questi personaggi pericolosi, patetici, a volte gonfiati, a volte inadeguati, a volte inutili e a volte utopici sognatori e finisce che la maggioranza, quella vera, non sa chi votare, per cui rinuncia e subisce la minoranza deleteria ed approfittatrice, o si butta sul Masaniello di turno come testimoniato dalle elezioni del gigno scorso.
In questo scenario di signorotti e vassalli, fa abbastanza pena pensare a come si arriverà a cambiare il regolamento comunale tagliando la voce dell’opposizione che potrà solo rappresentare la protesta dei cittadini in pochi minuti ogni due mesi, lasciandoli invece in balia del suddetto signorotto. E se il “Consigliere dietrofront”, certo un modello, non è edificante neanche lo scenario di quei consiglieri, oggi di maggioranza, la cui dignità verrà altrettanto oltraggiata alla prima occasione e con uguali metodi.
Aforisma di chiusura dedicato ai cittadini: “La tirannia di un principe in un’oligarchia non è pericolosa per il bene pubblico quanto l’apatia del cittadino in una democrazia.” Montesquieu.
cardinal Mazzarino
