Questa mattina in classe, mentre buttavo giù il programma da fare durante l’anno, mi sono imbattuta in Oscar Wilde. “Sarebbe assurdo non leggere insieme agli studenti “Il ritratto di Dorian Gray” ho pensato “è la base dell’estetismo”.
Poi però, mentre guardavo i ragazzi nel corridoio prendersi in giro, giocare, che si sentono così grandi e inevitabilmente finiscono con l’essere così ingenui, mi è venuta in mente la commedia con il titolo “L’importanza di chiamarsi Ernesto”. In essa Wilde prende in giro la “seriosità” del periodo tardo vittoriano e quel mondo dell’aristocrazia e dell’alta borghesia londinese che egli stesso frequentava ed amava.
Egli sceglie di prendere in giro questo mondo, in cui la menzogna è la regola, la crudeltà presentata come buonismo, la discriminazione travestita da solidarietà. Mi sono chiesta: questo mondo è così lontano, o è semplicemente l’impossibilità dell’uomo moderno di vivere con onestà e di guardare la realtà senza travisamenti o modifiche?
Quante volte al giorno ci imbattiamo in persone false, colluse, o finti buonisti? Nelle favole non ci raccontavano che alla fine il bene vince, l’amore regna e l’amicizia sposta le montagne?
Forse se Dorian Gray avesse potuto farsi un selfie al giorno, si sarebbe stancato prima della sua immagine e, al massimo, avrebbe scagliato il suo smartphone a terra, senza squarciare la tela e la sua anima. In fondo, guardando i social network, e i nostri vezzi quotidiani, la maggior parte di noi già vive come Dorian.
Vinca quindi l’onestà e se proprio non dovesse vincere, io almeno ci ho provato.

