Le novità sull'imperatore Augusto esposte al Castello di Santa Severa - Terzo Binario News

Recentemente, al Castello di Santa Severa, si è tenuta una conferenza del professor Paolo Carafa (Università La Sapienza) in cui sono stati illustrati i risultati delle ultime ricerche condotte nell’area del Palatino legata al mitico luogo della fondazione dell’Urbe dove il primo imperatore romano sceglierà di collocare la propria dimora.

SANTA SEVERA – “Quella del professor Carafa è stata una delle conferenze più interessanti di questi ultimi anni”. Con queste parole, l’archeologo Flavio Enei, Direttore Scientifico del Polo museale civico del Castello di Santa Severa, ha sottolineato l’importanza della relazione che si è tenuta recentemente all’interno del ciclo di conferenze estive presso il maniero sanseverino dedicate alla divulgazione archeologica. Paolo Carafa, docente di Archeologia classica presso La Sapienza di Roma, ha illustrato alla platea i risultati delle ultime ricerche condotte sul Palatino, il promontorio dove Augusto, primo imperatore romano, scelse di andare ad abitare nel luogo-simbolo della nascita di Roma. Le ricerche, hanno consentito di poter ricostruire una storia che si fonde con la tradizione e il mito sulla fondazione dell’Urbe, gettando al contempo nuova luce sul significato simbolico della dimora del princeps, un monumento chiave nella lettura del passaggio dalla Repubblica all’Impero.

Mito e tradizione
Da un punto di vista topografico, la tradizione colloca sul lato sud-occidentale del Palatino, il Germalus – toponimo che derivava da germani, cioè da «fratelli» – il luogo mitico dove i gemelli Romolo e Remo, abbandonati nel fiume all’interno di una cesta, vennero allattati e salvati da una lupa. Qui si credeva che Romolo avesse convocato la prima comunità di Romani «di fronte alla capanna», la cosiddetta Casa Romuli. Di fronte alla casa del fondatore di Roma, in cima alle scalae di Cacus – un mostro leggendario che abitava all’interno di una grotta del Palatino – secondo una tradizione, nel 753 a.C., venne celebrato il rito della fondazione della città: dopo aver scavato una fossa e averla riempita con terra e primizie, ogni abitante lancia dei semi al suo interno e sul riempimento della fossa si costruisce un altare su cui si accende un fuoco; il rito è quasi ultimato: il fondatore urla il nome della città e …Roma è nata!

Dalle fonti iconografiche…
Il luogo dove secondo il mito e la tradizione Roma era stata fondata è anche l’unico luogo dell’Urbe ad essere rappresentato in quanto tale attraverso degli elementi ricorrenti nella documentazione iconografica. Lo ritroviamo nella scena di Romolo e Remo salvati dalla lupa raffigurata nello specchio in bronzo di Bolsena (fine IV secolo a.C.) dove, attorno ai gemelli, vi sono i primi Re del Lazio, di cui gli antichi romani avevano memoria, che ci restituisce una storia ben più antica della nascita di Roma nell’VIII secolo a.C.; l’ultimo Re, in particolare, indica uno dei gemelli: si tratta di un chiaro significato della derivazione della regalità di Roma da quella del Lazio. Su un affresco della Casa di Fabio Secondo a Pompei (I secolo a.C.) non compaiono più i sovrani del Lazio ma, tra gli altri elementi, troviamo la lupa, la mitica grotta dove i gemelli vennero allattati, un altare di fondazione e una lancia, l’arma che Romolo scagliò nell’area del colle in cui decise di fondare la città. Infine, nel pavimento con intarsi marmorei figurati da Bovillae (IV secolo d.C.) troviamo ancora la lupa, i gemelli, la grotta, l’altare e la lancia . Queste raffigurazioni ci suggeriscono che la nascita di Roma è una conseguenza diretta dei sovrani più antichi del Lazio e che la struttura di questo luogo, il Germalus, deve contenere un altare in alto e una grotta in basso.

…alla documentazione archeologica
Dalle indagini archeologiche sappiamo che nel IX secolo a.C. c’era un abitato dell’età del ferro con una grande capanna e un santuario identificabile con quello di Pales, divinità connessa alla regalità latina pre-urbana. A metà dell’VIII, l’abitazione viene sostituita con due capanne, di cui una è associata ad una fossa e un altare quadrato: un quadro archeologico interessante perchè è in questo accesso del Palatino – «le scale di Caco»- che, come è stato ricordato, secondo la tradizione avrebbe abitato il Re fondatore e sarebbe stato celebrato il rito della fondazione di Roma; ma ancora più emozionante è stato il rinvenimento di una “capanna di Romolo” tra le strutture abitative datate al 775-750 a.C. (una datazione che conferma quanto riportato dalla tradizione) unitamente alle altre testimonianze archeologiche che, all’interno di un paesaggio culturale in continuo mutamento, documentano continuativamente la presenza del binomio capanna-altare fino alla fine dell’Impero. Si tratta indubbiamente di un forte legame con le proprie radici che si manifesta anche con la sopravvivenza del santuario dedicato a Pales, relitto religioso della più antica civiltà latina che aveva nel Germalus il suo fulcro mitico e topografico.

La Casa di Augusto
La storia di Caius Iulius Caesar Octavianus Augustus (63 a.C.- 14 d.C.) è intimamente legata a quella del Palatino: è qui che egli nacque e che al ritorno dalle guerre civili acquista una casa vicino al Foro; ed è qui che nel 42 a.C., Ottaviano (all’epoca non ancora Augusto) acquista da un oratore una piccola dimora con raffinate decorazioni pittoriche (ne sono un esempio quelle celeberrime del Cubiculum delle Maschere) ubicata in un’area fortemente simbolica, il Germalus, dove mito, tradizione e storia sembrano fondersi tra loro nelle fasi più antiche della città. Nel 36 a.C., quando un fulmine colpisce la casa, interpretando questo fenomeno naturale come il volere di Apollo di abitare in quel luogo, Ottaviano inizia i lavori per la costruzione di un nuovo edificio: una casa-santuario costruita in stretta connessione con un edificio templare dedicato al dio che conferisce all’abitazione un forte legame con il sacro, una funzione che in seguito sarà ulteriormente rafforzata con l’edificazione di un santuario dedicato a Vesta, la divinità a cui era associato il culto del focolare domestico e pubblico. Attraverso gli scavi e lo studio delle diverse fonti sappiamo che la dimora del princeps comprendeva il tempio e, ai suoi lati, due spazi, pubblico e privato, oltre all’area sacra davanti all’edificio templare; l’intero corpo di fabbrica sorreggeva un altare raffigurato su una pianta marmorea di Roma del III secolo d.C. Augusto, dunque, non solo va ad abitare di fronte al fondatore di Roma ma nella sua dimora riproduce un altare della fondazione dandogli il nome della primissima città romulea: Roma quadrata. Ma non basta. Sulla pendice bassa, è stata scoperta una grotta naturale dove è possibile riconoscere con buona probabilità anche il lupercale documentato dalle fonti iconografiche citate, la mitica grotta dove i gemelli vennero nutriti da una lupa che, secondo Dionigi di Alicarnasso, si trovava ai piedi del colle. Ma nella casa di Augusto troviamo anche la struttura dello Stato con uffici, archivi, guardie, prigioni…In realtà ad egli serviva mantenere il legame con le origini di Roma per distruggere il vecchio Stato e crearne uno nuovo, di cui esserne il fondatore. L’edificio, in conclusione, è una chiave di lettura che ci permette di cogliere il passaggio dalla Roma Repubblicana all’Impero. Con Augusto, la città diverrà una metropoli di un milione di abitanti divisa in quattordici Regiones e il Palatino, al margine dell’abitato dell’VIII secolo, meno decentrato in quello del VI, assumerà una posizione ancora più centrale nella città del primo imperatore di Roma.

Carlo Canna

Pubblicato martedì, 21 Settembre 2021 @ 15:58:19     © RIPRODUZIONE RISERVATA