Ladispoli che brucia: cronaca di un attentato alla bellezza e alla storia della città • Terzo Binario News

Ladispoli che brucia: cronaca di un attentato alla bellezza e alla storia della città

Lug 17, 2017 | Ladispoli

di Gianfranco Marcucci

Se Ladispoli fosse una giovane donna avrebbe il cuore trapiantato dentro il bosco di Palo e le gambe a lambire la vecchia palude di Torre Flavia.

Queste due oasi naturalistiche, veri e propri simboli della città, da ieri sono vittime del fuoco che si propaga e si acquieta, si acquieta e si propaga, ma ancora non cessa. E che anzi ha trovato come alleati il terreno asciutto dai troppi mesi senza pioggia e una robusta tramontana che dall’interno spinge inesorabile verso la costa favorendo l’avanzata delle fiamme. Lo stesso ventaccio secco che abortendo sul nascere il moto ondoso rende il mare così piatto e spettrale da sembrare un fantasma che guarda impietrito la città che brucia.

Il tutto è iniziato ieri pomeriggio in quella che sembrava una normalissima domenica di luglio con centinaia di famiglie in spiaggia, parcheggi pieni e il solito formicaio di ciabatte a struscio sui tre lungomare cittadini.

In realtà un avvertimento c’era stato già al mattino quando un piccolo focolaio era stato sventato verso Palo, ma nulla in confronto a quello iniziato dopo pranzo quando una lingua di fuoco – oltrepassata la statale Aurelia – ha iniziato a seminare distruzione, bruciando voracemente sterpaglie, fogliame secco e parte di quella meravigliosa colonna di pini dove Dino Risi girò alcune scene di quel capolavoro cinematografico che fu “Il Sorpasso”.

A poco a poco dalla spiaggia si è incominciato a intravvedere verso sud all’altezza del Castello Odescalchi una coltre di fumo che si innalzava bianca verso il cielo. Era la conferma che l’incendio si stava allargando a macchia d’olio minacciando l’intera area naturalistica di Palo.

Di lì a poco Ladispoli è diventata una città sotto assedio con l’accesso sud all’Aurelia chiuso, la ferrovia bloccata, sirene dei vigili del fuoco che impazzavano ed elicotteri e canadair che svettavano veloci sopra ai bambini che a riva avevano smesso di giocare.

Nel mentre alla Stazione ferroviaria i tanti vacanzieri della domenica si affollavano per rientrare a Roma, ma con la linea bloccata, rimaneva bloccati nel piazzale creando nuovo panico in mezzo ad altro panico.

Ma le brutte notizie non erano finite con il calar della sera arrivava la notizia che anche la palude di Torre Flavia era avvolta nelle fiamme infliggendo un altro schiaffo ecologico, difficile da digerire per una città già povera di verde e dall’estetica triste, vittima del cemento e dei suoi alfieri.

Ma gli incendi a Ladispoli non sembrano conclusi e ancora oggi focolai si accendono improvvisamente in altri punti della città. Uno fra tutti a Pizzo del Prete dove i danni anche lì sembrerebbero ingenti.

Un fuoco che – ormai sembra assodato – non è casuale, ma è parte di un disegno criminoso ad opera di ignoti che è bene sottolineare non interessa solo la zona di Ladispoli, ma da qualche giorno comprende tutta questa parte di litorale e la zona intorno ad Anguillara.

Esistono le parole e usiamole: è in atto nel nostro territorio un attentato di matrice ambientale. Il movente è ancora tutto da appurare e sarà compito degli organi inquirenti indagare e scovare questi assassini di bellezza, nemici della natura.

Noi come comunità rimaniamo attoniti mentre suoni di sirene e canadair continuano a volare sopra le nostre teste. Da ieri non facciamo altro che guardare il cielo spoglio, senza accenni di nuvole, in attesa di una qualche pioggia manzoniana a redenzione del male subito, ma i nostri occhi al momento incontrano solamente colonne di fumo dense che si alzano a tratti e implacabili a sud e a nord feriscono la città di Ladislao.