La pedalata longa per i diritti umani fa tappa a Cerveteri: appello per l'introduzione dell'insegnamento dei diritti umani nelle scuole • Terzo Binario News

La pedalata longa per i diritti umani fa tappa a Cerveteri: appello per l’introduzione dell’insegnamento dei diritti umani nelle scuole

Set 26, 2015 | Cerveteri

VITTORIO BARBANOTTIVittorio Barbanotti è il Presidente del Comitato Diritti Umani Milano. Ha 63 anni, un cardiopatico con velleita sportive, che si descriverebbe con una sola citazione: “un diritto non è altro che l’aspetto di un dovere”.
Porterà a compimento una sorta di impresa, attraversando 15 città in bicicletta, per incontrare i cittadini e le amministrazioni comunali e far si che esse condividano l’appello al Ministero della Pubblica Istruzione per introdurre l’insegnamento dei Diritti Umani quale materia di studio nelle scuole italiane.

I Diritti Umani sono universali, indivisibili e interdipendenti. Come affermava Norberto Bobbio, i diritti civili e politici senza i diritti economici, sociali e culturali sono vuoti. Ciò significa che non vi è gerarchia tra di essi, in quanto sono tutti ugualmente necessari per la libertà e la dignità di ogni essere umano. Ottenere i diritti per tutti significa anche e soprattutto promuoverli e proteggerli attraverso una pratica quotidiana, che richiama la nostra responsabilità individuale e collettiva.

Il mondo in cui viviamo è attraversato da enormi contraddizioni e da crescenti disuguaglianze sociali. Fame, miseria e guerre costringono milioni di esseri umani a cercare fortuna e speranza di vita lontano dai propri paesi d’origine, spesso in viaggi lunghi e pericolosi, in troppe occasioni nelle mani di trafficanti e a costo della vita stessa.

E’ altrettanto indubitabile che il percorso di affermazione dei diritti umani nel mondo sia un tragitto tutt’altro che lineare, dove a piccoli passi avanti, fatti non solo di convenzioni e trattati internazionali ma anche di una cultura del rispetto della dignità delle persone che sempre più si afferma nelle nostre società, si contrappongono numerosi passi indietro. Quando parlo di passi indietro penso non solo alle guerre e alle grandi crisi internazionali ma anche a realtà vicine alla nostra esistenza quotidiana, nei confronti delle quali non dobbiamo voltare la testa. La crisi economica che stiamo vivendo e di cui non si vede ancora la fine ha allargato il divario sociale e creato nuove povertà. Alla mancanza di lavoro e alla disoccupazione giovanile, che ha raggiunto ormai livelli allarmanti si aggiunge un’emergenza abitativa assai grave nel nostro Paese, dove la bolla della speculazione edilizia regredisce a livelli non sufficienti per garantire il diritto alla casa. Assistiamo ad un degrado sociale materiale e culturale progressivo. Basti, pensare, ad esempio alla situazioni dei molti campi Rom che sorgono ai margini delle nostre città, dove le condizioni di vita sono inaccettabili per una società democratica. Alla condizioni di molti migranti, sia regolari che irregolari o, semplicemente, rifugiati non accolti e abbandonati al loro destino. O, ancora, alla condizione delle nostre carceri, dove vige una situazione di illegalità strutturale; agli episodi di tortura, che ancora si verificano nel nostro paese, alla violenza sulle donne e al femminicidio, ai crescenti fenomeni come l’omofobia e il bullismo nelle scuole, il linguaggio violento in politica e sui social network.

I passi in avanti da compiere sono ancora moltissimi per trasformare l’affermazione dei diritti umani in quanto valore a pratica quotidiana delle istituzioni e delle singole persone. E’ indispensabile che una formazione sui diritti umani avvenga fin dalla scuola, dai bambini e dai ragazzi che vivono nel nostro paese: per abituarli fin dai primi anni di vita al rispetto dell’altro, al dialogo, al confronto culturale, alla tolleranza, alle differenze. E dall’altro è ormai imprescindibile che il nostro paese si doti di alcuni strumenti normativi per trasformare la tutela e la difesa dei diritti umani da impegno ideale a prassi istituzionale. Prima, tra tutte, l’istituzione in Italia di un’autorità indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani, conforme ai principi di Parigi, cui le Nazioni Unite da tempo ci chiamano. Così come la legge contro la tortura che il nostro paese ancora non ha: nonostante il Parlamento abbia approvato l’Opcat (il protocollo opzionale della Convenzione contro la tortura), ancora non si riesce ad introdurre tale reato nel nostro codice penale.

Promuovere la cultura dei diritti umani nelle scuole, allinearci alle convezioni internazionali e realizzare strumenti a protezione di essi, rappresenterebbe un concreto passo in avanti per trasformare i diritti umani in realtà.