Una storia invisibile consumatasi fra gli invisibili e finita con una donna uccisa e un uomo in carcere. Questo quando successo a Civitavecchia nella notte fra giovedì e venerdì in un contesto di persone fragili, di disperazione e dove ancora c’è da capire quale sia il movente del crimine commesso.

Ad essere uccisa è stata Camelia Ion, 56enne rumena senza fissa dimora che viveva presso un edificio abbandonato in quello che per i civitavecchiesi da anni ormai è il “parcheggione” ovvero una parte degli ex binari della stazione, dapprima abbandonati e che poi che sono diventati luogo abbastanza centrale dove pendolari e non solo possono lasciare le vetture.
Ma è uno spazio aperto, senza custodia e dove già alcuni anni fa si consumarono altri fatti di cronaca nera con due roulotte di fortuna incendiate nel giro di pochissimo tempo, indagini dei Carabinieri e arresti proprio per rapporti conflittuali fra senza tetto che lì erano stati sistemati.
Questi conflitti sfociati in violenza fecero propendere per la decisione di sgomberare l’area nonostante queste persone venissero seguire da volontari e associazioni, con altre costruzioni usate come alloggi di fortuna. E da allora effettivamente la situazione è stata tranquilla fino a ieri.
Intorno alle 2.30 si sono consumati i fatti, nell’unico edificio rimasto accessibile rispetto agli altri, che sono stati murati: secondo una primissima ricostruzione della Polizia, il compagno avrebbe strangolato la donna visto che si parla di “soffocamento”. Anche lui senza fissa dimora ma cosa sia successo dentro quel giaciglio nascosto ancora è da chiarire. Una lite, un momento di confusione mentale? Adesso non si sa. L’unica certezza sono segni lasciatigli intorno al collo ma nessuna traccia di violenza o percosse. Sul posto si sono portate l’ambulanza e la pattuglia del Commissariato ma per Camelia non c’è stato niente da fare. Il 41enne sul momento si è limitato a dire di averla trovata morta. Il luogo isolato, la pioggia battente e l’ora notturna ha fatto sì che nessuno si accorgesse di nulla fino alla mattinata successiva. L’uomo, nonostante la dichiarazione, è stato posto in stato di fermo di polizia giudiziaria con l’accusa di omicidio. Intorno alle 13 è stato tradotto nel carcere di Aurelia, a disposizione della magistratura. Il luogo del femminicidio è stato analizzato dai poliziotti della Scientifica che poi lo ha posto sotto sequestro giudiziario. L’altro passo fondamentale per comprendere meglio l’accaduto si avrà dopo l’effettuazione dell’autopsia, con il corpo della donna traslato dall’Istituto di Medicina Legale del Verano.
Della vittima si sa poco, proprio in funzione del fatto che si trattava di una invisibile. Da quanto è emerso, viveva di espedienti, era un soggetto fragile che tuttavia era monitorata dalle associazioni cittadine così come altri nella sua stessa situazione. Solo che nella disperazione in cui vivono queste persone, non immaginava di trovare la morte.
