Grando e la Caredda difendono la Fusco: "Procedura legittima" • Terzo Binario News

Grando e la Caredda difendono la Fusco: “Procedura legittima”

Apr 9, 2021 | Ladispoli, Politica

La presidente del consiglio comunale si dimena per blindare l’operato dell’Amministrazione

Ieri – finalmente – nel consiglio comunale di Ladispoli si è parlato della Concorsopoli di Allumiere che ha coinvolto personaggi legati alla cittadina ovvero Alessandra Fusco, Riccardo Rapalli e Andrea Mori.

La maggioranza e il sindaco hanno avuto il tempo per prepararsi al fuoco di fila dell’opposizione e nelle risposte hanno sostanzialmente difeso il loro operato e la legittimità della procedura, quest’ultima peraltro mai messa in discussione. Semmai è l’opportunità a lasciare piuttosto perplessi.

In una lunga esposizione, il capogruppo Raffaele Cavaliere e il commissario Fdi Giovanni Ardita hanno preso le distanze da Concorsopoli. Quest’ultimo in particolare ha evidenziato come la vicenda abbia gettato fango sui dipendenti di palazzo Falcone che invece hanno sempre lavorato correttamente.

Ma cosa ha detto il sindaco Alessandro Grando sull’assunzione della Fusco? Gliel’ha chiesto il consigliere Eugenio Trani e Grando ha risposto: “Ha partecipato ed è andata bene, altri articoli 90 no. Lei è stata mandataria delle mie elezioni ma non vedo il problema. Il fatto che ci conosciamo non le impedisce di partecipare ai concorsi pubblici”.

A destare perplessità il comportamento della presidente della Caredda che, alle considerazioni del consigliere M5s Francesco Forte (“meglio avere un generale fortunato che bravo, e non cito Napoleone a caso. Certo è tutto formalmente corretto però la fortuna ha premiato alcuni e non altri) interrompe rispondendo che “la Giunta, la maggioranza e il consiglio non possono pagare per le colpe di Gesù”. Uscita curiosa, e piuttosto schierata, considerando il suo ruolo super partes in rappresentanza di tutta la città e considerando che i consiglieri comunali non hanno certo voce in capitolo sulla questione. Nulla da eccepire se a esternare le stesse frasi fosse stato il primo cittadino, al contrario perplime se la fretta di chiudere l’argomento diventa appannaggio della presidente dell’assise cittadina.