Non doveva essere lì. O meglio, di solito gli appuntamenti finiscono prima. Alle 19 di martedì 20 marzo la dottoressa Katia Memoli, laurea in Medicina, un master in Dietologia e Nutrizione, un passato nel primo soccorso all’Aeroporto, si trovava nel suo centro di Medicina Estetica, in via Lucio Lombardo Radice, zona Fonte Laurentina. A un certo punto, ha sentito delle urla. Dall’esterno chiedevano il suo aiuto: un bambino di 9 mesi stava soffocando.
“Il personale della farmacia, che si trova accanto al mio studio, ha invocato il mio intervento – ha raccontato la dottoressa a Terzo Binario – così sono uscita. Ho visto il bimbo, cianotico in volto. E non ho perso tempo”.
La dottoressa ha praticato la manovra di Heimlich, per rimuovere l’ostruzione delle vie aeree: “Era della pastina, forse un boccone più grande del solito. Ho messo tutta me stessa, ho due figli. Intorno si era formata una calca, mi sono isolata. E ho pensato solo al piccolo”.
L’intervento è stato immediato: “E’ stato fatto tutto senza perdere tempo. Il caso ha voluto che mi trovassi lì in quel momento. Dico il caso perché il paziente delle ore 19, la settimana prima, aveva spostato l’appuntamento a martedì 20”.
Il piccolo è stato poi trasportato con l’ambulanza al Bambino Gesù: “Spero di rivederlo, lo voglio abbracciare. E voglio incontrare i suoi genitori – ha riferito la dottoressa Katia Memoli – ma definitemi ‘angelo’: ho solo fatto il mio dovere. Anzi, spero che questo episodio possa servire per sensibilizzare gli altri a seguire corsi di primo soccorso, a conoscere le manovre fondamentali per affrontare determinate circostanze. Certe situazioni – ha concluso – possono capitare ovunque e a chiunque”.
