Ferretti: "Ladispoli si salva con il provincialismo positivo" • Terzo Binario News

Ferretti: “Ladispoli si salva con il provincialismo positivo”

Ott 5, 2020 | Ladispoli, Politica

Il collage di un ladispolano comune, uno sguardo giovanile sull’attualità e sulle prospettive. Enrico Ferretti, classe 1985, conduce una vita come tanti suoi coetanei, lavora, si gode il tempo libero e sono conquiste, ma è anche attento ai fatti della città e a ciò che avviene nel villaggio globale in cui ormai siamo immersi in tempo reale e frequenta i social.

Con questa intervista ci offre la possibilità di capire meglio una generazione che è, e che sarà la protagonista di una fetta di questo Terzo Millennio dall’avvio turbolento.

Quali aspettative, cosa promuovere e cosa bocciare. “Un minuto perso è un minuto di occasioni perse”.

Enrico, in sintesi, cosa ti sei lasciato alle spalle prima di raggiungere la posizione lavorativa attuale? Sei soddisfatto o vorresti di più?

“Gran bella domanda. Quando non ero diplomato alle superiori ho dovuto rinunciare ad una vita da animatore in Egitto con una carriera quasi spianata e sicura, ho lasciato anni di università senza una laurea, ho vissuto precariato di ogni genere lavorando in tutte le fasce giornaliere, e non ultimo vissuto problemi personali che hanno avuto ripercussioni anche sul lavoro. Ma tornando indietro, salvo alcune situazioni precise, mi sento soddisfatto di essere qua dove sono, in primis aver raggiunto il traguardo del posto fisso, ottenuto a 33 anni con tantissimo sudore e forse anche fortuna visto che di questi tempi è davvero un lusso, ma come dico sempre “un minuto perso è un minuto di occasioni perse” e ho saputo rimanere sul pezzo. Non credo di volere altro, sarei un megalomane o un falso visionario.”

Uno zoom planetario, come lo vedi il Mondo? Se per ipotesi ti fosse concesso un potere decisionale tipo ONU, che faresti?

“A mio modesto parere, il Mondo è rovinato da almeno 30-40 anni e la soluzione più facile sarebbe azzerare tutto e partire daccapo. Non essendoci questa possibilità, potrei invitare almeno a rispettare chi mi viene a dire che esiste un grosso problema di riscaldamento globale, che bisogna ripartire da un concetto di green economy, modificare e incentivare nuovi metodi gestionali di lavoro come l’applicazione di questo benedetto smart working che alle superiori chiamavamo telelavoro, che veniva praticato negli Stati del Nord Europa da tanto tempo e che adesso vogliamo già sdoganare perché se un’impresa non riceve sgravi (come se non ne avesse mai ricevuto uno…) non ha coraggio di assumere. Da segretario dell’ONU ricorderei a molti di noi che viviamo in un mondo dove un tetto sopra la testa almeno ce l’abbiamo e che se oggi mangiassi solo un pasto andrebbe bene già di suo; viviamo in un’epoca in cui se la tecnologia scopre qualcosa che dopo poco è già obsoleta, ci sono luoghi del mondo dove anche un banale raffreddore o una tosse faticano ad essere curati, e sembra esserci menefreghismo e un ipocrito interesse a risolvere, forse perché coloro che propinano soluzioni sono gli stessi che istituzionalmente permettono di far vivere male questa gente, anche chi scappa in qualsiasi modo per arrivare nel “mondo occidentale” pur di garantirsi un misero tozzo di pane. Sono discorsi forse troppo semplicistici, “buonisti” come viene ignorantemente detto da tanta gente, e sono certo che mi farò nemici anche tra chi ben conosco da anni,ma credo che i messaggi e i fatti siano chiari.”

Quale è il tuo rapporto con la politica in generale e con quella di Ladispoli?

“Roma è scritta sulla mia carta d’identità, per la precisione Monteverde, infatti nascerci è stata pura necessità, la adoro e ultimamente la sto scoprendo piano piano; ma non ho mai perso un giorno, un’ora o un minuto della mia Ladispoli, ogni volta che la lascio per motivi che variano dalle vacanze al lavoro sento sempre di perderne un briciolo. Poi negli ultimi anni mi sono iniziato a incuriosire su come viene vissuta la politica, e credo che per parlarne serve una premessa doverosa: una città di 40mila abitanti fatica molto ad offrire nuovo materiale politico umano, e il primo motivo è la vicinanza a Roma che è la meta lavorativa di tantissimi di noi (io addirittura arrivo fino a Pomezia), quindi se non è una politica di nicchia lo diventa involontariamente perché credo serva un dispendio di energie e tempo adatti per curare gli interessi di una comunità, e non mi stupisce se su dieci ipotetici uomini di politica solo due sono nuovi. Partendo da questo, i primi anni 2000 sono stati gli anni della crescita esponenziale della città sotto ogni punto di vista, ma col tempo la spinta è finita per motivi a me oscuri,non nascondo di ipotizzare tratti di conservatorismo misto a provincialismo, che per quanto lo si possa negare è più presente di ciò che sembra. Gli sforzi dei nuovi sono ammirevoli ma difficili e spesso si vive in una sorta di prigione intellettuale dove chi ha buone idee, spesso cittadini trapiantati a Ladispoli e con un concetto più cittadino che comunale,tende a rinunciare ad un pensiero o a proporre qualcosa perché il conservatorismo provinciale mira a rendere poco interessante le loro molte idee, per poi esaltarle se sono addirittura realizzati dai conservatori stessi. A livello nazionale credo ci sia la stessa identica cosa con un’aggravante voluta o dipesa: quando studiavo Economia Aziendale si parlava di progetto e pianificazione, ebbene negli ultimi anni, e non solo adesso in periodo di difficile ripartenza, si lavora (peggio ancora!) per emergenza, con pochi progetti e quasi zero pianificazione per il futuro di nessuno, dal cittadino all’imprenditore, e questo è destabilizzante in un periodo dove servirebbe tanta unità, essere statisti è come essere una specie praticamente estinta in un parco pubblico.”

Come la vorresti la città in cui vivi?

“Per rispondere a questa domanda si potrebbe riprendere da quella precedente, iniziando a vivere Ladispoli come una città dal cuore provinciale: la vita di tutti i giorni non deve perdere il suo sapore nel saluto di una persona, nell’abbraccio di un amico o nella cortesia di un gestore; ma nel momento in cui serve uno sforzo comune, come per esempio questo brutto periodo storico, non si deve perdere il concetto di comunità e, seppur possa dare fastidio, agire nell’interesse di tutti, da chi ha tutto a chi non ha niente senza dimenticarsi davvero nessuno. Nella città in cui vivo mi piacerebbe scommettere seriamente sul turismo, non è possibile che esistono poche strutture ricettive e non una seria rete che le mettano in collegamento col resto della città o con Roma o con qualsivoglia luogo italiano, europeo o mondiale; Ladispoli non è Rimini ma sarebbe bello non vivere più con quel concetto di periferia di Roma che per anni l’ha contraddistinta e che forse qualcuno ancora la etichetta, non possiamo inorgoglirci di avere personaggi famosi che scelgono la nostra città per qualsivoglia motivo e poi offrirgli molto poco in cambio! Nella città in cui vivo mi piacerebbe vedere molto più attivismo da tanti ragazzi, marginati o auto isolati a causa del conservatorismo provinciale o da un concetto nazionale che non guarda molto spesso il loro progresso; mi ha colpito molto Elly Schlein (vicepresidente dell’Emilia Romagna e socialista convinta) quando parlava di attivismo non prettamente politico, avere tante tessere tranne che una di partito è una sconfitta per il proseguimento futuro delle attività parlamentari, al di là del pensiero che si abbia verso gli stessi. Nella nostra città ci vuole davvero poco per vivere meglio di adesso nonostante i rubinetti siano chiusi, l’amore per la città passa anche da questo.”

E per finire, bullismo, razzismo, machismo esasperato, intolleranza verso il diverso, analfabetismo di ritorno, cronaca nera sempre alla ribalta, i media ne sono purtroppo pieni, cosa ne pensi? Secondo te c’è una ricetta per sanare queste piaghe?

“Sono nato a metà degli anni ‘80 ed era il periodo in cui, ubriacati dal benessere generale, tutti gli organi mediatici, dalla televisione ai giornali, hanno iniziato gradualmente ad offrire al mondo una vita di cui stiamo seriamente pagando le conseguenze: zero risparmio, vivere alla giornata, ipotetici guadagni facili, trattare i rappresentanti delle istituzioni come se fossero avventori di un bar (col dovuto rispetto per i bar), ribellioni contro il “nemico” sbagliato, denigrare ogni momento della nostra vita dalla nascita alla morte passando per le fasi di vita sociale quali l’amicizia, l’amore e, prima vittima designata, la vita di coppia. A questo si aggiungono gli episodi, conseguenza inevitabile, che sono stati menzionati nella domanda in questione: vedo un mondo cupo, triste, sempre più emotivo e poco speranzoso; una volta si diceva che la tecnologia doveva essere usata con intelligenza, e invece ecco che la mancanza di dialogo vero dai ragazzi fino agli anziani si tramuta nei social (anche se non nascondo di abusarne per motivi di semplice divertimento) nella forma più esagerata e preoccupante. Fenomeni da baraccone, gente pericolosa che ancora spera di rivivere momenti cupi che a 100 anni di distanza dovrebbero essere di gran lunga superati, persone che con la scusa del suggeritore automatico hanno dimenticato la grammatica e l’italiano, anche il semplice utilizzo dello smartphone non viene usato per cultura ma per controllare se è arrivato un like su un post o se si può replicare, insultare o tentare di criticare qualcuno. Se i media non mettono una toppa a tutto questo con meno programmi diseducativi e pressappochisti, informazione più chiara e meno di parte, che arrivi uno sforzo di tutti noi comuni mortali di fronte a situazioni di questo genere, e che non sia lo sforzo fatto da una sola persona ma da un gruppo ben organizzato.”

di Carla Zironi