"E se i cani scomparsi fossero morti poi smaltiti senza lettura del chip?" - Terzo Binario News

L’ipotesi è di Monica Volpi: “Questo è accaduto in altre regioni, ora si crei un database”

Agli animali morti e poi raccolti potrebbe non essere stato letto il microchip.

L’ipotesi è di Monica Volpi, che ha fondato il gruppo facebook Animali Smarriti a Civitavecchia e Dintorni e che da anni segue da vicino le vicende delle scomparse.

Casi del genere sono avvenuti in altre giorni.

“Le ditte che raccolgono le carcasse dei cani deceduti non leggevano loro il microchip e quindi i proprietari non venivano a conoscenza della loro morte.

Io per quanto ne so da noi, nel Lazio, le ditte obbligatoriamente devono leggere il microchip per legge, ma vorrei sapere più informazioni su questo argomento.

“Col tempo ci siamo accorti che probabilmente parte di queste sparizioni sono imputabili al servizio comunale di raccolta spoglie animali sulla pubblica via. Quindi i cani deceduti venivano raccolti e smaltiti senza che nessuno ne avesse notizia.”

A Repubblica, la Volpi ha dichiarato: “Già nel 2014 Lndc Animal Protection lanciava una campagna per chiedere al Ministero degli Interni e al Governo la creazione di un database comune a tutte le forze dell’ordine contenente denunce, descrizioni e microchip (senza tuttavia penalizzare i gatti o gli incolpevoli esemplari non censiti) degli animali scomparsi.

Ne esiste uno con i numeri di telaio delle automobili rubate che consente indagini e ritrovamenti, è incredibile che a cani, gatti, cavalli e altri animali, affetti significativi per tante persone, si riservi una così scarsa considerazione.

“Anche per noi, parlando a nome del gruppo, un database del genere sarebbe importantissimo” commenta Monica “come pure un diverso atteggiamento istituzionale, che ci aiuti in modo concreto a capire cosa è accaduto ai nostri cani e, ove necessario, ad assumere i debiti provvedimenti”.

Pubblicato sabato, 1 Maggio 2021 @ 13:31:18     © RIPRODUZIONE RISERVATA