La Danesi, vice-capitano della squadra femminile di calcio di Cerveteri si racconta: “Mister Lenzi persona giusta al posto giusto, felice di averlo incontrato. Guardiamo al futuro con ottimismo e voglia di essere sempre più pronte”
Nel cuore del centrocampo del Cerveteri Women c’è una guerriera, una combattente, dal carattere forte che in qualità di vice-capitano della squadra fa sempre sentire la propria grinta. Dentro e fuori dal campo. Si tratta di Sara Danesi, maglia numero 23, classe 1999 e tanto temperamento.
Temperamento ma anche tanto studio: da poco infatti, Sara è diventata la Dottoressa Danesi, con una meravigliosa Laurea presso il Dipartimento di Scienze della Formazione presso l’Università degli Studi di Roma Tre. Oggi, così come settimana dopo settimana stiamo facendo con tutte le ragazze, la intervistiamo.
Una bella chiacchierata sulla stagione in corso, sui suoi obiettivi personali e sul mondo del calcio in generale, chiudendo, come sempre, con uno sguardo al futuro.
Sara, domanda di rito: soddisfatta della stagione? Che voto daresti alla squadra e a te stessa?
Sono molto soddisfatta della squadra e del gruppo che si è venuto a creare. È il primo anno di questo progetto, che parte totalmente da zero e l’impegno profuso da ogni singola persona che fa parte della squadra è stato fondamentale per il raggiungimento dell’unità che abbiamo oggi e della volontà di questo gruppo di giocare, di allenarsi e di vincere. Proprio per questo, dovessi dargli un voto gli darei un bel 9. Per quanto mi riguarda me stessa non mi so dare un voto, perché riconosco che ho ancora molto lavoro da fare per quanto riguarda la parte tecnica, ma sono soddisfatta di come sono stata accolta in gruppo nonostante sia entrata a stagione in corso, comprendendo me e i valori che ho voluto portare all’interno del collettivo. Sono davvero contenta di questo gruppo. Per quanto riguarda la stagione poteva andare sicuramente meglio, ma quando si inizia un progetto come questo è normale che ci siano dei momenti di assestamento e anche dei problemi. Nonostante ciò sono molto soddisfatta della squadra e ne vado molto orgogliosa. Sono convinta che il prossimo anno ci vedrà molto più organizzate, numerose e forti a livello mentale e di gioco.

Il centrocampo è un settore nevralgico di tutta una partita. È lì che si decidono le partite. Tu hai sempre giocato, eccezion fatta per l’andata contro la Romulea, ma hai anche messo a referto una marcatura. Dove senti di dove migliorare? Su quali aspetti vuoi concentrarti maggiormente?
Ci sono molte cose sulle quali vorrei migliorare. La prima è sicuramente la tecnica individuale e la fase offensiva, per dare un maggiore supporto all’attacco. Spesso mi assesto davanti la difesa e questo mi dispiace perché vorrei seguire di più l’azione e tirare di più in porta. Un lato di me che ancora deve uscire ma sul quale sto lavorando molto.
Come e quando ha iniziato a giocare a pallone Sara? E poi, quale giocatore o quale momento in particolare ti ha fatto “scattare la molla” che ti ha fatto dire: “ok, voglio fare calcio anche io”?
La mia storia con il mondo del calcio è piuttosto complessa. Non sono purtroppo mai riuscita ad esprimermi totalmente in questo sport nonostante amassi il calcio sin da piccola. Sia perché quando ero bambina io non esistevano molte squadre femminili nel territorio e anche perché in casa non erano molto favorevoli che facessi calcio. Ma per me ogni occasione era buona per giocare a pallone, che si trattasse di tornei misti, di partite di calcio a scuola, ho sempre sognato di fare calcio. Ho avuto sempre l’amore per il calcio: anche quando andavo con mia madre a fare spesa al supermercato, portavo con me il pallone e palleggiavo davanti a tutti. Il momento preciso in cui ho scelto di fare calcio non me lo ricordo neanche probabilmente, perché è sempre stato quasi tutto molto naturale. Toccare un pallone, calciarlo, era ed è una cosa che mi riusciva spontaneo.
Siete un gruppo giovane, allenate da un ragazzo giovane come Mister Lenzi. Mister che si vede, vi tiene unite e ha saputo creare una bella sinergia. Ma è pur sempre l’unico uomo in un ambiente completamente femminile. Che rapporto c’è? È scattato subito il feeling “Mister – giocatrici”?
La prima volta che ho conosciuto il Mister inizialmente ero perplessa perché è giovanissimo. Ma è bastato poco per capire che era ed è la persona giusta e al posto giusto. Ci ha guidate come squadra, sempre, senza mai titubare un attimo, anche nei momenti più complessi. Ha sempre creduto in noi, chiedendoci di tirare fuori il nostro valore sempre, sia dentro che fuori dal campo. Si è sempre avvicinato a noi con una grande umanità, facendo del Cerveteri Women un gruppo meraviglioso, una squadra unica e unita, dandoci tanta fiducia. Personalmente, mi ha dato molta carica, aiutandomi a risollevarmi da un momento molto difficile facendomi capire il mio valore. Gli sono davvero molto grata e sono felice di aver fatto la sua conoscenza.
Il calcio femminile è un mondo che man mano si sta facendo strada, ma fa ancora molta fatica ad emergere. Se ne parla in occasione dei Mondiali e ogni tanto la Rai trasmette qualche gara in chiaro. Cosa serve secondo te affinché si parli e soprattutto si consideri di più il calcio femminile?
Non so realmente cosa manca al calcio femminile per diventare di interesse come quello maschile. Può sembrare una risposta banale, ma sarebbe sufficiente che ci fossero meno pregiudizi e una maggiore inclusività del mondo femminile.
Sebbene giovane, in squadra ci sono compagne ben più piccole di te, tra cui una 16enne e una 14enne: forse un record di precocità! Forte della tua maggiore esperienza, cosa vuoi dire a loro e a tutte le ragazze che ci leggono e sognano di giocare a calcio?
Dico di non smettere mai di inseguire il proprio sogno, di fare sempre ciò che sempre ci rende felici realmente e di essere determinate a raggiungere i propri obiettivi. Io a 23 anni ci sono riuscita e sto vivendo questo momento con grande gioia e felicità, le stesse sensazioni che provavo quando ero piccola. Voglio anche consigliargli di vivere il calcio con passione, amore, spirito di squadra, proprio come lo viviamo noi. Questo è uno sport che se vissuto con questi valori, può aiutare a rialzarsi dai momenti peggiori della propria vita. Per me è stato così e sarò sempre grata a questo sport.
Concludiamo l’intervista guardando in avanti: sogni e aspettative di Sara Danesi per il futuro della squadra e di se stessa?
Il sogno è che questa squadra continui a crescere e a formarsi e che il prossimo anno sia più preparata, numerosa, mentalmente pronta a portare un buon campionato a casa e a far vedere il proprio valore. Sono convinta che tutte queste cose potranno arrivare e realizzarsi e io sarò super orgogliosa di essere all’interno di questo progetto.
Ringraziamo Sara per il tempo concessoci e per la genuinità con cui si è raccontata. Ovviamente continueremo anche nelle prossime settimane ad intervistare le calciatrici del Cerveteri Women, una realtà meravigliosa che Terzobinario è felice di seguire. A Sara e a tutte le sue compagne di squadra, l’augurio di un grande percorso personale, professionale e sportivo e che ogni loro desiderio possa esaudirsi e renderle sempre soddisfatte e felici di se stesse

