Siamo nella settimana successiva alla Pasqua, settimana che per i ladispolani si traduce in Sagra del Carciofo. Una tradizione, una storia cittadina che vanta un protagonista d’eccezione: il carciofo romanesco. Conosciuto in tutta Italia e richiesto in tutto il mondo, resiste ogni anno ad un clima sempre più mutevole e ad una crisi economica che sembra non volersi arrestare. Qual è il suo segreto? Lo abbiamo chiesto ad Angelo Leccesi, delegato all’Agricoltura del Comune di Ladispoli.
Cominciamo con la domanda più importante: maturazione e raccolta, a che punto siamo?
Per quanto riguarda la Sagra di quest’anno, promettiamo una qualità di alto livello. Stiamo raccogliendo i primi carciofi e sono bellissimi. Le temperature sono ancora basse, le piogge non sono terminate e questo rende i carciofi più teneri. Con temperature più alte, le foglie si sarebbero indurite e non sarebbe stata la stessa cosa.
Molti conoscono il carciofo romanesco, ma pochi forse sarebbero in grado di elencarcene le caratteristiche. Ce le dice lei?
Distinguiamo innanzitutto caratteristiche alimentari e caratteristiche terapeutiche. I nostri carciofi si differenziano dagli altri soprattutto per le prime: un gusto più dolce, più tenero, comune solo alle nostre piante. Dal punto di vista chimico, invece, le caratteristiche del carciofo in generale sono più o meno quelle conosciute: proteine, aminoacidi, ferro, zuccheri; ottimo contro il colesterolo, non dannoso per i diabetici.
Come è stato ottenuto il marchio Igp (Indicazione Geografica Protetta)?
Il marchio si ottiene a livello europeo. Il nostro ci è stato riconosciuto nel 2002, anche se le richieste iniziarono a partire dal 1996: un gruppo di agricoltori del luogo, in collaborazione con Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) e Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio) e con la supervisione delle Università di Pisa e Viterbo, inviarono la domanda a Bruxelles. Quando, sei anni più tardi, giunse un responso positivo, stilammo anche una sorta di “disciplinare” a cui qualsiasi agricoltore avrebbe dovuto attenersi per coltivare carciofi romaneschi Igp. Attualmente i produttori sono pochi, appena due aziende, perché la spesa è maggiore e il ricavo immutato. Nonostante questo le richieste sono alte.
Il prezzo di un carciofo nel 2013?
Siamo ad inizio stagione, questo va considerato. Si parte da 0,60 € per i braccioli e 1,00 € circa per i cimaroli. Con l’aumento della quantità e il conseguente abbassamento del costo, per fine mese il prezzo potrebbe addirittura dimezzarsi.
Un carciofo che ha superato da tempo i confini italiani. Dove viene venduto?
In tutta Europa e in diverse parti del mondo. Io stesso ho seguito la spedizione di forniture in Giappone e in Canada. Basterebbe l’ingresso di nuovi produttori per far sì che venga venduto davvero dovunque. La qualità non manca.

