La Bracciano Ambiente non può mantenere 56 unità lavorative per un costo complessivo annuo di 2,4 milioni di euro. A dirlo è il curatore fallimentare della Bracciano Ambiente Giampiero Sirleo il quale ha messo in luce che le entrate per servizi della società sono solo di 2,5 milioni, appena 100.000 euro in più del costo del personale. Con queste 100.000 euro dovrebbe rientrarci tutto il resto, mezzi ed amministrazione.
Il piano per far quadrare i conti di Sirleo consiste in un taglio delle spese del personale per 700.000 euro pari a 15 unità lavorative.
Nelle settimane scorse era stato applicato lo strumento del Fondo di integrazione salariale, procedura sospesa da ieri. Nel frattempo la contrattazione sui licenziamenti in Regione si è conclusa senza un accordo tra sindacati lavoratori e società lo scorso 3 marzo, da cui poi lo sciopero che ha paralizzato il settore rifiuti in città.
Già dal 4 marzo i lavoratori avrebbero deciso di non effettuare il servizio ed il caposquadra avrebbe avvisato telefonicamente dell’accaduto il curatore fallimentare Sirleo, che ha tenuto a sottolineare che nessuna comunicazione scritta è stata fatta pervenire, in violazione delle norme vigenti sul diritto di sciopero.
Ma da quanto emerge dal racconto di Sirleo ufficialmente i lavoratori avrebbero giustificato la mobilitazione non sotto l’aspetto dei licenziamenti bensì per ragioni legate alla fatiscenza di mezzi, attrezzatura e abbigliamento da lavoro.
Ieri si è tenuto un tavolo con sindaco, curatore e rappresentanze sindacali. Dalla versione di Sirleo emergerebbe che il curatore aveva già ottenuto la disponibilità a proseguire il servizio da parte di un’altra società al fine di evitare un’emergenza rifiuti. Del fatto sarebbe stata interessato anche il tribunale di Civitavecchia.
Dopo la disponibilità della nuova società, i lavoratori avrebbero deciso di riprendere il servizio.
Sirleo ha tenuto inoltre a precisare al comune che il danno arrecato all’amministrazione per l’interruzione del servizio non sarebbe addossabile alla sua persona in quanto vi sarebbe stato un mancato rispetto delle procedure e di comunicazioni scritte e formali preventive alla mobilitazione.
Una versione dei fatti che rischia di riaprire il fronte caldo di questi giorni.
