Il marito della “omissis” vicino al consigliere Pierini
Gli uffici del comune di Ladispoli sono in oggettiva sofferenza di personale a causa dei pensionamenti ed il servizio verso i cittadini ne sta risentendo.
La soluzione dovrebbe essere strutturale e ci sono molti modi per ovviare alla problematica ovvero progressioni interne, mobilità da altri comuni, concorso pubblico, come nel caso dei vigili o, a costo zero, assunzioni da graduatorie di concorsi già svolti.
Magari evitando il modello di quello di Allumiere, vista la graduatoria a dir poco artefatta e un procedimento finito sotto la lente della magistratura, con buona pace di chi aveva titoli e meriti maggiori.
Nonostante le sopra citate possibilità strutturali e legali, a palazzo Falcone si continua con le assunzioni per decreto, ovvero a discrezione del Sindaco sfruttando le possibilità offerte dal Tuel con gli articolo 90 e 110.
Sottolineato: tutto perfettamente legittimo ma sicuramente discutibile.
Questi assunti, pagati come tutti gli altri dipendenti, sono a tempo determinato e decadono con la cessazione del mandato del Sindaco e questo non è un particolare trascurabile.
Va anche precisato che l’assunzione è stata fatta con la foglia di fico, imposta dalla legge, che la risorsa lavorerà solo con i politici e per coordinare l’azione politici con la Ragioneria. Ma chi stabilisce che questa posizione sia indispensabile? Chi garantisce che invece non entrerà nel merito dei procedimenti?
Il Comune in organico presenta alcuni art. 90 che debbono coordinare i politici e gli uffici. Nel caso più recente, indicato dal Decreto Sindacale n. 1 del 3 gennaio viene più di un sospetto, nonostante sia coperto da un pietoso omissis.
Infatti la persona assunta è la moglie di un esponente politico di sinistra vicino al transfuga ex candidato sindaco Pierini, oggi passato nelle grazie del Sindaco.
Non si giudicano le persone che hanno bisogno di lavoro, mentre gli elettori fra sei mesi giudicheranno i politici. Però la critica per omissis su un atto pubblico, dove di certo un nome non svela chissà quali dato sensibile, diventa legittima poiché si tratta di qualcuno che lavorerà al servizio della collettività.
Viene da chiedersi cosa ne pensi la neo responsabile del personale di non avere voce in capitolo nella scelta delle persone che, in ogni caso, finiscono per lavorare negli uffici.
E comunque resta la domanda iniziale: non era meglio destinare questi fondi per assumere personale effettivo da una graduatoria seria già espletata ed assegnarlo in una regolare posizione di lavoro in modo da rendere efficiente l’amministrazione e dare risposte ai cittadini?
