di Ginevra Amadio
Da grandi libri derivano – a volte – grandi adattamenti. Superata la convinzione secondo cui la versione cinematografica non sarà mai in grado di eguagliare la maestosità dell’inchiostro su carta, è possibile ammettere che, una volta ogni tanto, romanzi e film possono esser posti sullo stesso piano. È vero, L’amore ai tempi del colera di Mike Newell ha disperso tutta l’atmosfera di non detto messa a punto da Márquez e Il grande Gatsby di Baz Luhrman ha fatto rivoltare nella tomba tanto F. S. Fitzgerald quanto Jack Clayton che nel 1974 era riuscito nell’impresa aiutato egregiamente da Mia Farrow e Robert Redford. Ma ci sono anche casi in cui la celluloide supera la carta; si pensi ad Arancia Meccanica e Shining di Stanley Kubrick o a Big Fish di Tim Burton (rispettivamente tratti dai romanzi di Burgess, King e Daniel Wallace).
Il fatto è che il lettore è un animale particolare, poco avvezzo a riconoscere le buone possibilità di un altro mezzo artistico. Difficilmente contravviene al dogma della superiorità del romanzo e, con buona pace dell’autonomia del regista, dichiara persa in partenza la sfida del film. Eppure certe pellicole meriterebbero un posto di tutto rispetto nella videoteca personale, magari persino accanto al volume che ne ha ispirato la storia. Utilizzando un unico filo conduttore – particolarmente indicato per questa stagione estiva – vediamo quali sono i migliori film sul mare tratti da romanzi indimenticabili.
MOBY DICK, John Houston, 1956
Gregory Peck nel ruolo del capitano Achab è ancora l’esempio insuperato di aderenza a un personaggio; lo guardi e pensi: «è lui». Il film poi è uno di quei classici che rende a Melville ciò che è di Melville riducendo al minimo i tagli necessari all’adattamento di più di mille pagine di un romanzo. Da vedere se si è amato profondamente il testo, evitando accuratamente di addentrarsi nei meandri di Heart of the Sea di Ron Howard: non centra niente.
VITA DI PI, Ang Lee, 2012
Dal romanzo di Yann Martel, Ang Lee rivoluziona l’idea di viaggio in mare come esplorazione avventurosa e porta sullo schermo la storia delicata di un ragazzo e la sua tigre. Una peregrinazione che diviene viaggio all’interno di sé, metafora della vita e del rapporto con l’assoluto. Da vedere se si amano i racconti di formazione qui conditi dalla sapiente arte della tecnologia che coniuga perfettamente realtà e computer graphics.
MASTER & COMMANDER, Peter Weir, 2003
La serie di libri di Patrick O’Brien avrebbe dovuto dar vita a un numero di film pari in pieno stile kolossal. Gli incassi hanno bloccato il progetto, evitando ahinoi il proseguimento dell’epica avventurosa del perfetto Russell Crowe. Lotte contro gli elementi, amicizie e battaglie di intelligenza per un film da vedere se si possiede la patriottica devozione del capitano Aubrey, si resta incantati dalle isole Galapagos e si lascia parlare l’assoluta ed essenziale maestosità del mare.
LA LEGGENDA DEL PIANISTA SULL’OCEANO, Giuseppe Tornatore, 1998
Quando la pellicola di Tornatore fece il suo debutto nelle sale quasi nessuno sapeva che ad ispirarla era stato il monologo teatrale di Baricco Novecento. Un libro di un bellezza sconvolgente, che il regista siciliano riesce ad adattare nella maniera più miracolosa possibile: superandolo. Tim Roth è l’elemento vincente, e la musica di Morricone compie gran parte del lavoro. Da vedere se ci si commuove per la vera bellezza; la scena sulla scaletta è una delle più belle della storia del cinema italiano
CACCIA A OTTOBRE ROSSO, John McTiernan, 1990
Prodotto appena dopo la caduta del muro, il film porta sullo schermo La grande fuga dell’Ottobre Rosso di Tom Clancy. Con uno Sean Connery in stato di grazia, McTiernan coniuga spionaggio, azione e molto professionismo per una pellicola che profuma di anarchia e ribellione. Da vedere se si apprezza il cinema d’ambienti chiusi.
