Che il nostro territorio fosse un comune dalle tante nazionalità si sapeva, ma che tra esse si nascondessero dei talenti non è noto ai più. Siamo andati a scoprirne uno di essi, intervistando una nuova cittadina, Elena Danusia Socea, soprano di origine romena, dal 2005 residente a Cerenova. La cantante si è esibita diverse volte a Ladispoli, l’ultima il 20 gennaio presso la Parrocchia “Sacro Cuore di Gesù” di Ladispoli, dove si sono riunite le comunità religiose straniere in occasione della “Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato”.
- Elena, come è iniziata la tua passione per la musica?
La mia intenzione era quella di studiare il pianoforte, ma ci dissero che a 9 anni era tardi per imparare a suonare così bene da poter fare una carriera da professionista. Superata la delusione iniziale, decisi che avrei imparato uno strumento a fiato. Mi fu consigliato il flauto traverso. Quindi dall’età di 9 anni fino alla fine delle medie, seguii parallelamente la scuola d’obbligo e la scuola di musica.
Finite le medie, feci l’esame di ammissione per il liceo di musica di Iasi dove fui ammessa col massimo dei voti per la classe di flauto traverso. Ebbi la fortuna di avere come professore uno dei più apprezzati insegnanti di flauto. In questo contesto conobbi Titel Popovici, uno dei più noti compositori di musica leggera e jazz che mi fece conoscere e amare il jazz. Fu lui a consigliarmi a suonare il jazz con il flauto traverso e mi inserì nella sua band che era composta da vari musicisti famosi (Marcela Buruiana che adesso lavora in USA).
Insieme a loro partecipai a diversi spettacoli locali e nazionali. Durante uno di questi spettacoli, organizzato dal Centro culturale francese, fui notata e mi fu proposto un contratto in Francia, ma i miei genitori si opposero considerando la mia minore età, la lontananza e i cambiamenti che avrei dovuto affrontare. Inoltre, il mio professore di flauto sconsigliò loro di incoraggiare la mia passione per il jazz in quanto, secondo lui, gli altri tipi di musica avrebbero potuto contaminare la musica classica. Da quel momento, tutta la mia attenzione e energia si concentrarono sullo studio dello strumento, accantonando la passione per il canto e per il jazz che ripresi durante l’università.
Sempre all’università scoprii la passione per la lirica, conobbi molti artisti famosi sia di musica leggera che classica con cui studiai solo per un breve periodo, dato il costo elevato delle lezioni e la distanza da casa. Nel 2001 mi laureai in pedagogia e mi iscrissi alla specialistica all’Università di Cluj dove ripresi lo studio del flauto traverso. Durante i due anni di specialistica coltivai la passione per la direzione d’orchestra e mi preparai per iscrivermi al Master per Direttore d’Orchestra di musica classica e corale. Nonostante il presidente della commissione ritenesse le donne non adeguate al ruolo, passai l’esame, ma non potei continuare per motivi economici.
- Per quanto riguarda l’aspetto lavorativo, quali sono state le esperienze più importanti della tua carriera artistica in Romania?
Durante il periodo universitario feci parte del gruppo “Icoane” (Icone) del mio insegnante di canto popolare, il famoso cantante di musica popolare romena, Ion Bocsa. Insieme al gruppo partecipai a numerosi spettacoli della TVR (Televisione Pubblica Romena), fummo ospitati al Palazzo Cotroceni (Parlamento Romeno), ci esibimmo al Teatro Nazionale di Bucarest e in altre città romene. Alla fine dell’università iniziai a lavorare al Liceo di Musica di Piatra Neamt come insegnante di canto classico, canto popolare e – secondariamente – di pianoforte. Insieme al mio gruppo di musica tradizionale e popolare “Edelweiss” tenemmo vari concerti in teatro e in varie manifestazioni .
- Quando sei arrivata in Italia e qual è stato il motivo che ti ha spinto ad emigrare?
Arrivai in Italia nel 2005 per fare una vacanza e per passare un po’ di tempo con mio padre che abitava a Cerenova da alcuni anni. Non avevo l’intenzione di emigrare e non riuscivo a immaginare una vita in un paese che non fosse il mio. Non ero pronta ad affrontare le difficoltà d’inserimento e inoltre sapevo che l’Italia non mi avrebbe offerto grandi opportunità di carriera. Ero interessata a conoscere l’Italia, il paese che ha dato i natali ai grandi della musica classica, conoscere un popolo linguisticamente e storicamente imparentato, ma non avevo mai pensato di stabilirmi qui.
Dopo 4 giorni dall’arrivo, conobbi il mio attuale marito che mi convinse a rimanere. In quel periodo la Romania non faceva parte della Comunità Europea e non si poteva soggiornare oltre la durata del visto. Ci informammo sulle modalità per prolungare la durata del visto e capimmo che la maniera più semplice era quella di sposarsi. Per tre mesi ci frequentammo e ci conoscemmo meglio parlando in francese e in inglese. E così nacque la nostra storia che ci portò a prendere questa decisione.
Dal punto di vista lavorativo, la Romania mi offriva più opportunità di fare carriera, ma dal punto di vista economico non era facile. Comunque, credo che se non mi fossi innamorata di mio marito non avrei mai deciso di stabilirmi in Italia. Come già detto, non ho mai avuto un progetto migratorio.
- Ci sono aspetti positivi e negativi sia in Italia che in Romania. Come è noto, uno degli ostacoli maggiori per gli stranieri in Italia (anche se cittadini comunitari) è il non riconoscimento dei titoli di studio. Per quanto riguarda la tua professione, questa difficoltà non dovrebbe esistere in quanto la musica è universale. La tua laurea è stata riconosciuta facilmente?
Il mio diploma è stato riconosciuto, ma l’iter è stato lungo e difficile, c’è tanta burocrazia sia in Romania che in Italia e tutta la procedura ha avuto un costo non indifferente. Soprattutto per chi, come me, ha studiato in varie città. In ogni caso, il riconoscimento è stato possibile perché quando iniziai l’iter, la Romania, fortunatamente, era già entrata a far parte della Comunità Europea. Altrimenti avrei dovuto rifare la laurea in Italia.
- Puoi avere accesso ai concorsi pubblici per l’opera o altre istituzioni del tuo settore?
I bandi pubblici permettono l’accesso ai cittadini italiani e comunitari. Avendo la doppia cittadinanza questo problema non l’ho mai avuto. Le difficoltà sono dovute al fatto che in Italia si fanno pochi concorsi, sono rari e quando si fa il bando, i posti sono pochissimi. Quindi la concorrenza è tanta, difficilmente si riesce a superare il primo turno di selezione. Inoltre, il merito non è sempre il criterio principale di selezione. Nel mondo artistico che ho conosciuto, sia per quanto riguarda la partecipazione ai concerti che l’accesso ai concorsi, oltre alla normale competizione c’è molta rivalità, invidia e discriminazione. Mi sono sentita spesso discriminata e ostacolata da parte dei colleghi italiani.
- Nel suo libro “Razzisti per legge. L’Italia che discrimina”, Clelia Bartoli racconta un’Italia razzista, un Paese dove viene praticato un “razzismo istituzionale” che rappresenta una forma di razzismo più sottile e difficile da dimostrare e che consiste in un complesso di norme e politiche che tracciano una linea di separazione tra chi ha diritti e chi possiede solo incerte e revocabili concessioni. Nel mondo artistico esistono questo tipo di discriminazioni?
Basta pensare quanti stranieri vengono assunti all’Opera di Roma. Nella mia esperienza ho notato che dopo la prima selezione, non ci sono più stranieri perché la priorità viene data agli italiani e che la bravura passa in secondo piano. Alle selezioni alle quali ho partecipato, insieme ad altri ci divertivamo a fare il pronostico di chi sarebbe passato e abbiamo sempre indovinato.
- La tua è una coppia mista. Secondo te ci sono delle difficoltà diverse rispetto ad altre coppie?
Secondo me non esistono grosse differenze culturali tra italiani e romeni. Le difficoltà che possono nascere sono dovute alle differenze caratteriali, alla mentalità e alla maniera di vedere la vita. Le differenze che noto di più in Italia rispetto alla Romania sono dovute alle priorità. Secondo me, i romeni danno priorità al divertimento, al godersi la vita, mentre in Italia la cosa che ho notato è l’importanza che si dà al guadagno a dispetto del tempo libero e del divertimento. Conosco molte coppie italiane che passano poco tempo insieme perché lavorano fino a tardi e nonostante abbiano entrambi degli buoni stipendi, il sabato e la domenica fanno altri lavori per guadagnare di più.
- Oltre che donna, migrante, artista, sei anche mamma. Cosa vuol dire essere tutto questo in Italia?
È molto arduo in quanto in Italia è difficile trovare gli asili nido statali e in quanto straniera ti manca la rete di sostegno famigliare. La mia professione richiederebbe un aggiornamento e un allenamento continuo, uno studio di circa 6-8 ore al giorno e nella mia situazione, più di 2 ore al giorno non posso dedicare.
- Come credi sia considerata la donna romena dagli italiani? È ancora forte l’assioma romena uguale assistente domiciliare?
Ancora è molto attuale lo stereotipo della donna romena senza cultura.
- Qual è stato il tuo percorso lavorativo in Italia?
Oltre alle collaborazioni saltuarie in diversi concerti e partecipazioni a titolo volontario in varie manifestazioni culturali, ho realizzato dei laboratori in una scuola media e ho dato lezioni di canto e strumenti (flauto traverso e pianoforte). Ho avuto anche un’allieva che ho preparato per il Festival di Sanremo. Ho collaborato anche con il Comune di Ladispoli, ma per poche manifestazioni. Purtroppo la musica lirica non viene valorizzata.
- Ritornando alla musica, quali sono i tuoi compositori preferiti?
Tra i compositori internazionali preferisco Mozart, Čajkovskij, Verdi, Puccini e tra i romeni mi piacciono George Enescu e Tiberiu Breticeanu.
- Quali musicisti romeni consiglieresti a coloro che volessero approfondire la conoscenza della musica romena?
Enescu sicuramente. Non è un caso che sia il compositore romeno più conosciuto nel mondo. È famoso per la sua varietà di stili influenzati dalla musica folcloristica rumena molto evidente nelle due rapsodie. La “rapsodia româna nr 1” l’ha reso famoso in tutto il mondo. In Italia è conosciuto per la sonata per violoncello e pianoforte in fa minore op 26 n. 1 da cui è stata tratta la parte musicale della sigla del TGR Leonardo, programma di informazione scientifica della RAI.
- In conclusione, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Oltre la preparazione per i vari concorsi, continuerò il lavoro di insegnamento e ho in progetto una collaborazione con la Romania per fondare un gruppo di musica e ballo tradizionale romeno.
Grazie e…Succes!

