Bracciano, in procura si torna a parlare di abusi edilizi: il caso denunciato da una cittadina • Terzo Binario News

Bracciano, in procura si torna a parlare di abusi edilizi: il caso denunciato da una cittadina

Mag 19, 2015 | Bracciano, Politica

procura-civitavecchiaCementi selvaggi e contestazioni inascoltate. Continua la saga della primavera-estate a Braccianopoli, dove la frase cult sembra essere diventata “Questo documento non s’ha da trovare”.

Fiorisce il maggio rovente di Braccianopoli, in cui si inanellano udienze a carico del comune lacustre e coincidenti interrogativi sulle modalità di controllo ed espletamento di pratiche che ricadono spesso silenziose ma allarmanti sulla vita pubblica, anche quando sembrano interessare e/o colpire “soltanto” i singoli. Emergono intanto sempre più stretti nodi tra le vicende di molti abusi edilizi e collaterale contorta gestione urbanistica, e denunciata scarsa trasparenza nonché falsificazione in prassi amministrative e burocratiche (soprattutto del Protocollo) all’interno del comune di Bracciano.

Ricordiamo che la Polizia Giudiziaria della Procura di Civitavecchia, a capo il maresciallo della Guardia di Finanza Giovanni Bentivoglio (teste mancante al processo riguardo il mega complesso edilizio abusivo di Prato Giardino a Bracciano, tra i casi più celebri degli ultimi anni, sul quale presto torneremo, ndr) ha proprio quest’anno avviato accertamenti ed indagini che hanno portato, come è noto, al sequestro di carte e hard disk del Protocollo di Bracciano. E solo il 6 maggio 2015 veniva condannato in primo grado Roberto Razzino, capo area amministrativa generale del comune di Bracciano, con l’accusa di falsificazione del registro del Protocollo Generale del comune. Ed era contestualmente riconosciuto un risarcimento di 10mila euro ad Antonella Paciotti, dipendente comunale che ha denunciato vessazioni e pratiche illegali da parte del suddetto Razzino.

Si apre domani invece l’udienza per l’istanza di opposizione all’archiviazione del proprio caso, presentata da Fiorenza Rossetto (spesso “leggibile” in prima linea/prima pagina insieme all’associazione Salviamo Bracciano, al consigliere di minoranza Armando Tondinelli e ad altre realtà militanti nelle cronache lacustri, causa monnezze, edilizia malsana e altra materia da “dolce vita” giudiziaria) nei confronti del comune di Bracciano. La causa, che rischia di venire obliata, riguarda quella che sembrerebbe una “semplice” richiesta di condono, fatta dalla Rossetto nel 2009, quindi rigettata dal comune, nella persona dell’Ing. Luigi di Matteo.

Ciò che pulsa della storia non sta tuttavia nella natura del condono in sé, quando nella contraddittorietà degli avvenimenti ad esso imperniati. Che dimostra ancora una volta come in troppi settori del vivere pubblico i cittadini debbano ricorrere alla giustizia amministrativa per sentirsi almeno in parte tutelati e come l’urbanistica sia ancora terreno di arrembaggi. Nel 2012 la Rossetto otteneva dal TAR del Lazio sentenza favorevole in merito alla richiesta di condono, ma, come afferma la stessa Rossetto, non venne applicata dagli uffici comunali preposti. Nell’udienza di domani la Rossetto chiederà che il caso non venga archiviato come invece chiesto dalla Procura, nella fattispecie dal Dott. Gentile, in quanto la richiedente denuncia atti di falsificazione di protocollo nei suddetti uffici del comune di Bracciano. Una situazione simbolica, ha commentato la Rossetto, che rispecchia “tante situazioni analoghe… dove nei reati denunciati e oggetto di indagini e processi, compaiono gli stessi nomi, appartenenti all’amministrazione comunale di Bracciano, nel ruolo di amministratori pubblici, dirigenti, funzionari, tecnici, impiegati. La Rossetto sottolinea come il Dott. Gentile sia avvezzo alla saga degli abusi braccianesi, in quanto fu pubblico ministero nel processo 7315/09 noto come “processo Gullà”. Dove la stessa Rossetto si era costituita parte civile contro lo sbancamento di una collina al confine con la sua casa privata, collina destinata a far posto ad una costruzione che la procura avrebbe poi sequestrato. Ma sulla buca che sostituisce la collina si innalza attualmente un fabbricato di 100mq circa, che ha subito modifica di destinazione d’uso da negozio di piastrelle a costruzione residenziale. Nella stessa area, ribadisce la Rossetto, è stato permesso ad un altro privato cittadino un ampliamento che non sembra rispettare i canoni edilizi di metratura e di sicurezza, riguardo al quale la Rossetto e i suoi vicini hanno presentato esposto in procura. Chiedendo nel frattempo, senza successo, di avere accesso agli atti in comune, mentre la Procura sequestrava i documenti del Protocollo a Bracciano, documenti tra i quali dovrebbero trovarsi anche gli atti che la Rossetto e altri cittadini, in altri processi, hanno denunciato come falsificati.

Non si tratta di un fatto “personale”. I dati esposti dalla Rossetto e con essi anche l’esito dell’udienza che la vedrà protagonista domani, lasciano affiorare interrogativi che dovrebbero risuonare sopra e oltre quel silenzio in cui languiscono le routine inceppate della vita civica e “comune”. Che valore hanno le sentenze del TAR se non trovano applicazione? Chi controlla i controllori e garantisce la legittima esecuzione delle attività negli uffici comunali? Chi e come può tutelare i diritti dei cittadini alla conoscenza e alla chiarezza delle procedure, tra carte involate e carte contraffatte o peggio negate?

Diritti scoperti, forse agiti, solo a colpi di udienza, nel Bel Paese delle tante, troppe Braccianopoli?