Non è frutto del caso se sabato scorso abbiamo assistito a due eventi che rappresentano nel profondo una seria risposta a quella domanda di cambiamento che viene dalla società. Il discorso del nuovo pontefice Francesco alla stampa e poco dopo quello di Laura Boldrini, nuovo presidente della Camera, hanno davvero commosso e fatto affiorare la speranza che qualcosa si sta finalmente smuovendo.
Seppur pronunciate in ambiti totalmente diversi le loro riflessioni sono state molto simili. Si sentiva un disperato bisogno nel nostro Paese di parole come accoglienza, rispetto della persona, maggiore redistribuzione della ricchezza, pace, amore per il creato (ovvero per l’ambiente circostante), moralità pubblica. È il segnale che la politica nel senso più ampio possibile sta pian piano tornando nel proprio alveo naturale, il più nobile, quello di “servizio per il bene comune” come ha dichiarato Don Luigi Ciotti, un altro grande esponente di questo nuovo sentire pubblico.
E non è frutto del caso neanche che queste due figure siano legate all’America Latina – il papa all’Argentina dove è nato e ha svolto la sua missione pastorale e la Boldrini al Venezuela dove tra i campesinos ebbe inizio la sua opera in difesa degli ultimi – il vero e nuovo laboratorio politico globale.
Le società avanzate non si sono accorte, o hanno fatto finta, che in quei territori è nata nel tempo una cultura politica autonoma e critica verso il neoliberismo. Al di là del giudizio politico, a volte discutibile, personalità come Lula prima e Dilma Roussef oggi in Brasile, Chàvez in Venezuela, Morales in Bolivia, Mujiica in Uruguay hanno portato all’attenzione del mondo nuovi temi e scelte in economia in forte discontinuità con il pensiero unico occidentale.
Le critiche più feroci alla società capitalistica attuale, la volontà di non chinarsi alla finanza globale, il bisogno di giustizia sociale, l’allarme ambientale (ricordo a tal proposito solo Rio+20 che qui in Europa è passato quasi inosservato), la ricerca della felicità in forme del tutto inedite provengono tutte da lì da quella che una volta era la polveriera sudamericana o peggio il salotto sanguinolento degli Stati Uniti. Oggi quella terra è invece un motore economico importante della scena globale ed è portatrice sana di cambiamento e speranza che “un altro mondo è possibile”. Quello che è nato in America Latina è un processo inarrestabile che guarda al mondo perché lo richiama al proprio senso di responsabilità davanti ai danni economici, sociali ed ambientali che esso ha generato in questi decenni.
Questo vento di cambiamento sta arrivando anche in Italia. Il successo del M5S alle ultime elezioni è stata la prima avvisaglia in questo senso. Il secondo segnale – seppur in un ambito religioso ma che evidentemente avrà ripercussioni sulla politica in generale – è venuto dall’elezione del papa che si richiama a San Francesco di Assisi con tutto quello che questo nome suscita nell’immaginario collettivo; infine l’elezione di Laura Boldrini alla presidenza della Camera. È evidente che è in atto una sorta di rivoluzione che sta spingendo il potere politico a modernizzarsi e prender parte al cambiamento per non esserne travolto.
E così la piccola Italia, quasi per caso, si ritrova ad esercitare il ruolo di laboratorio europeo per una nuova fase politica. Il prossimo passo sarà la formazione del nuovo governo il quale dovrà essere capace di mettere in agenda queste nuove sensibilità per poi contagiare in seguito anche la grigia Europa.
Non cogliere questa opportunità sarebbe un’occasione mancata, un appuntamento perso con la storia.