Riceviamo e pubblichiamo – L’ennesimo intralcio sta ritardando di nuovo la realizzazione dell’impianto di dearsenificazione dell’acqua di Aurelia e della zona nord della città.
Abbiamo infatti appreso con sconcerto e sorpresa che l’iter per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica è fermo presso gli uffici della Regione, che a loro volta attendono la consegna di altri documenti necessari per completare la pratica dal comune di Tarquinia, sito dell’impianto.
Questi passaggi burocratici potrebbero allungare molto i tempi per la ripresa dei lavori, se gli enti interessati non provvedono ad accelerare gli adempimenti.
Ci domandiamo se gli amministratori della Regione hanno consapevolezza dei sacrifici che la popolazione (circa 7000 abitanti con utenze domestiche, commerciali, scuole, servizi pubblici, ecc.) è costretta a sopportare da oltre 20 mesi per rifornirsi a proprio carico e spese dell’acqua per uso potabile e alimentare, cioè da quando è intervenuta l’ordinanza sindacale di divieto.
Il sindaco di Tarquinia Mazzola, che ha ottenuto di spostare l’ubicazione dell’opera per poter allacciare alcune utenze del suo comune, sa bene che svolgere senza indugio gli adempimenti richiesti vuol dire risparmiare molti disagi a migliaia di cittadini.
Permane inoltre l’allarme del pericolo per la salute che incombe costantemente sui residenti a causa della esposizione prolungata all’arsenico, fattore cancerogeno, contenuto nell’acqua oltre i limiti tollerabili.
Aumenta ogni giorno l’esasperazione dei residenti e la pazienza è arrivata al limite.
Da parte nostra rimaniamo quanto mai fermi nel rivendicare il rispetto dell’impegno assunto dall’Amministrazione comunale per realizzare il dearsenificatore e ripristinare la regolare fornitura idrica entro la fine dell’anno.
Per quanto riguarda la Regione e il Governo, dopo le deroghe concesse dall’UE da oltre dieci anni trascorse inutilmente, è giunto il momento di agire con tempestività ed efficacia per attuare le opere necessarie al rientro in conformità dell’acqua.
La stessa ordinanza sindacale, emessa in base alle direttive dell’Istituto Superiore di Sanità, ha disposto esplicitamente che le limitazioni d’uso dell’acqua “debbano essere estese per un periodo di tempo il più possibile limitato” e comunque non oltre il dicembre 2014, termine fissato “per la completa attuazione delle iniziative volte alla realizzazione di idonei sistemi di abbattimento definitivo dei parametri entro i limiti del Decreto L.gvo 31/2001”.
Ulteriori ritardi darebbero certamente luogo all’adozione di misure più restrittive e all’apertura di una situazione emergenziale con conseguenze ancora più pesanti per la popolazione
Non comprenderemmo perciò le ragioni di ulteriori ritardi e impedimenti che sarebbero interpretati e denunciati come colpevole mancanza di volontà politica che ci priva di un servizio essenziale e viola il diritto alla salute.
I residenti di Borgata Aurelia
Forum Ambientalista
