La Rugby Litorale Etrusco e una (bella) storia di inclusione • Terzo Binario News

La Rugby Litorale Etrusco e una (bella) storia di inclusione

Mar 5, 2026 | Ladispoli, Rugby, Sociale, Sport

INCLUSIONE (definizione): l’inclusione è il processo sociale che garantisce a tutti gli individui, indipendentemente da disabilità, differenze o condizioni economiche, pari opportunità e partecipazione attiva. Mira ad eliminare le discriminazioni e le barriere, valorizzando le diversità come risorsa per creare ambienti equi e coesi piuttosto che limitarsi ad integrare.”

“Mi chiamo Carmine Di Giulio, papà di Alessandro, un ragazzo autistico di 13 anni.

Da quasi un anno, Alessandro frequenta con una certa regolarità il campo di rugby di Cerveteri.

Premetto che Alessandro da quando aveva due anni ha sempre praticato sport, perché sia io che la madre, abbiamo sempre pensato che lo sport lo potesse aiutare sotto diversi punti di vista, perché essendo autistico vede il mondo in un modo diverso dai suoi coetanei. Ha interessi limitati, pochi argomenti da condividere con i suoi pari, difficoltà a relazionarsi e così via.

Così ha praticato nuoto, basket, ginnastica artistica, skateboard e, infine, quest’anno siamo approdati al rugby.

Conosco Marco, della URL, da diversi anni: ci siamo conosciuti in un parco giochi a Ladispoli mentre faceva giocare dei ragazzini che allora avevano 6-7 anni (come mio figlio all’epoca) e ci siamo “aggregati” anche noi. Allora ho ritenuto che Alessandro fosse troppo piccolo, ma ci siamo sempre mantenuti in contatto, fino a che lo scorso anno abbiamo deciso di farlo provare a partecipare.

L’impatto è stato subito favorevole, appena arrivati al campo, uno dei ragazzi ci è venuto incontro, dicendo che conosceva Alessandro, perché frequentava la stessa scuola e lo ha invitato a entrare in campo. Noi genitori, non siamo abituati a vedere Alessandro invitato a giocare e devo dire che la cosa ci ha emozionato e ci ha emozionato ancora di più il fatto che Alessandro abbia accettato di partecipare, seppure per poco tempo.

Poi abbiamo deciso di farlo provare e devo dire che ogni volta lui ha partecipato di più.

La differenza con gli altri sport la fanno i ragazzi e gli allenatori, vedo Alessandro accettato e accolto, LUI si sente accettato e accolto.

Certo ci sono delle difficoltà, confonde i compagni con gli avversari, magari cerca di fare meta dalla parte sbagliata, ma è supportato e aiutato. Non so se sarà mai in grado di giocare una partita “normale”, ma forse non è neanche importante, l’importante per me, e penso anche per lui, è che si “senta parte”, perché quando è con loro è felice e vuole starci.

Questa è la cosa più vicina all’inclusione che abbiamo mai provato”.